venerdì, 31 Marzo 2023

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Nuova scommessa cinese in Afghanistan

In breve

  • L’accordo tra Governo afghano e CAPEIC prevede una iniziale fase di esplorazione con un investimento di 150 milioni di dollari nel primo anno e di 540 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Il progetto dovrebbe anche generare 3mila posti di lavoro nella regione.
  • La realizzazione di infrastrutture potrebbe contribuire in maniera decisiva alla stabilità del territorio afghano, rafforzando l’interconnessione regionale e agevolando l’integrazione di Kabul nel sistema economico dell’Asia centrale.
  • La Cina non sembra aver definitivamente abbandonato la partecipazione dell’Afghanistan alla BRI e il recente flusso di investimenti privati nel Paese potrebbe aprire nuovi scenari.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

Prima di iniziare...

Il Caffè Geopolitico è gratuito da sempre e lo rimarrà anche in futuro. Non usiamo pubblicità, ma esistiamo grazie ai nostri sostenitori. Se ti è utile quello che facciamo, aderisci alla campagna associativa!

Caffè lungo – Dopo mesi di attesa e molteplici tentativi di uscire dall’isolamento internazionale, il Governo guidato dai talebani ha finalmente ricevuto il primo investimento estero significativo. Un’azienda cinese ha infatti firmato un contratto multimilionario di 25 anni per l’estrazione di petrolio riaccendendo le speranze nella nazione dilaniata dalla guerra.

NUOVO (VECCHIO) ACCORDO

Lo scorso gennaio il Governo afghano ha firmato un accordo con la società cinese Xinjiang Central Asia Petroleum and Gas Co. (CAPEIC) per l’estrazione di petrolio nelle province settentrionali di Sar-e-Pol, Jowzjan e Faryab e la costruzione di una raffineria. Dieci anni dopo l’interruzione di un progetto simile a causa di un mancato accordo di transito con l’Uzbekistan, Pechino intende riprovare a estrarre petrolio nel bacino dell’Amu Darya, rilanciando i propri interessi nella regione.
Nonostante da un punto di vista economico si tratti di un “progetto minore” rispetto a mega-iniziative in altre parti del mondo, la rilevanza dell’accordo per le parti coinvolte è notevole: si tratta del il primo grande investimento estero in Afghanistan da quando i talebani sono tornati al potere (2021), e riafferma gli interessi economici della Cina nel Paese, mentre l’Occidente continua a isolare Kabul in risposta alle politiche intransigenti dei talebani, in particolare verso le donne.
Il contratto vede premiati gli sforzi diplomatici del Governo afghano per ridurre l’isolamento internazionale e avviare una ripresa concreta dei rapporti con i vicini. La firma di un accordo con una società cinese è infatti una carta molto importante, che i talebani useranno nel tentativo di convincere altri Paesi a investire in un’economia afghana che è in forte difficoltà.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Il primo Vice Primo Ministro dell’Afghanistan Abdul Ghani Baradar e l’ambasciatore cinese a Kabul Wang Yu partecipano a una conferenza stampa per annunciare il contratto di estrazione di petrolio nel bacino dell’Amu Darya, 5 gennaio 2023

INFRASTRUTTURE PER RILANCIARE IL PAESE

La posizione del sito di estrazione non sembra casuale. La vicinanza ai confini con il Turkmenistan e l’Uzbekistan facilita infatti la costruzione di linee di trasporto e si potrebbe inquadrare in un più ampio sviluppo di infrastrutture transregionali, in linea con la promozione della Belt and Road Initiative (BRI) in Afghanistan. Pechino ha ribadito più volte l’intenzione di sostenere la realizzazione di progetti transregionali e la volontà di includere Kabul nella linea ferroviaria China-Kirghizistan-Uzbekistan (CKU) in futuro. Pakistan, Afghanistan e Uzbekistan hanno inoltre già firmato un piano strategico per la costruzione di una nuova ferrovia trans-afghana che collegherà l’Asia Centrale con i porti pakistani di Gwadar e Karachi. In collaborazione con Islamabad il Governo cinese ha poi promosso l’estensione del Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) all’Afghanistan, la cui eventuale inclusione garantirebbe una maggiore copertura e un più ampio raggio di azione in Asia centrale, nonché un valido strumento per esercitare controllo indiretto sugli investimenti fatti in Pakistan proprio in chiave CPEC.
Gli ambiziosi progetti di sviluppo infrastrutturale prevedono la creazione di un collegamento tra il Nord e il Sud del Paese, e una linea ferroviaria che partendo dall’Iran attraverserebbe l’Afghanistan per arrivare nella provincia cinese dello Xinjiang (passando per Tagikistan e Kirghizistan) nel quadro del Corridoio Ferroviario delle Cinque Nazioni (FNRC).
Non è un segreto che la Pechino sia da sempre desiderosa di espandere la cooperazione nell’ambito della BRI e costruire rotte commerciali e di trasporto che coinvolgano Kabul, nonché avere accesso ad alcune delle più grandi riserve non sfruttate di metalli e terre rare al mondo. L’Afghanistan gode infatti di una posizione strategica e offre una potenziale scorciatoia per le importazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente che potrebbero renderlo un vero e proprio hub dell’Asia centrale.
Per i talebani la Cina rappresenta il principale (e verosimilmente l’unico) alleato strategico e sono alla ricerca di modi per incoraggiare gli investimenti cinesi. Il suo aiuto sotto forma di investimenti e inclusione nella BRI può favorire la riqualificazione del Paese e la reintegrazione con l’Asia centrale, garantendo sicurezza e stabilità.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Inaugurazione di una linea ferroviaria di 140 chilometri che va dall’Iran orientale all’Afghanistan occidentale, dicembre 2020

RETICENZA

La Cina ha mantenuto nel tempo un approccio pragmatico nelle relazioni con l’Afghanistan, cooperando con l’Autorità al comando per proteggere i propri interessi regionali, aprendo anche al dialogo con i talebani. Già nel 2017 si era impegnata negli sforzi di mantenimento della pace, avviando il dialogo trilaterale Cina-Afghanistan-Pakistan, per poi ribadire nel 2021 la volontà di mantenere la stabilità nella regione e di impegnarsi nell’ambito nella cooperazione in ambito della BRI. Il Presidente cinese Xi Jinping stesso ha affermato che i Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) dovrebbero contribuire al supporto di una transizione graduale in Afghanistan e ha invitato il Governo talebano a riconoscere la propria responsabilità nei confronti del Paese e del popolo.
Le precedenti “iniziative BRI” in Afghanistan hanno infatti dovuto fare i conti con enormi rischi per la sicurezza, l’instabilità regionale e gli elevati costi operativi, che hanno impedito l’avvio di molteplici progetti, come quello per l’estrazione del rame nella miniera di Mes Aynak.
Mentre il resto del mondo si ritirava dall’Afghanistan, Pechino si è trovata automaticamente a riempire il vuoto lasciato dagli USA. Ora è la grande potenza nella regione e si trova ad affrontare tutti i problemi che derivano, ma non sembra intenzionata a farsi carico della leadership. Il Governo cinese non si è intromesso nelle questioni interne afghane, rimanendo fedele al principio di non interferenza. L’attività economica in Afghanistan è stata, infatti, per la maggior parte, guidata dal settore privato ed è inverosimile aspettarsi investimenti diretti del Governo cinese nel prossimo futuro proprio a causa dell’instabilità afghana. In questo contesto il recente contratto per il giacimento di Amu Darya permetterebbe a Pechino di valutare le condizioni del Paese e capire come muoversi nel medio termine.

Jacopo Genovese

Photo by ErikaWittlieb is licensed under CC BY-NC-SA

Jacopo Genovese
Jacopo Genovese

Romano, laureato in scienze economiche per poi scoprire di essere appassionato di geopolitica, che ora studio nel tempo libero. Durante il mio percorso accademico ho sviluppato un marcato interesse per il mercato asiatico studiando l’inesorabile ascesa delle Quattro Tigri Asiatiche e gli aspetti macroeconomici su cui è stato costruito il miracolo asiatico.

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite