sabato, 2 Dicembre 2023

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Cambio di governo in Moldova tra minacce russe e sostegno europeo

In breve

  • Sin dalla sua nascita come Stato indipendente, la Moldova deve affrontare il problema della regione separatista della Transnistria, dove ancora sono presenti truppe russe. Sotto la guida di Maia Sandu il Paese si sta orientando sempre più verso l’Unione Europea.
  • Le conseguenze del conflitto in Ucraina hanno portato a una fase di instabilità geopolitica per il Paese, caratterizzata da proteste antigovernative, crisi di Governo, e tentativi di ingerenza russa.
  • Il futuro della Moldova si delinea sempre più europeo, ma questo non esime dal rischio di un rafforzamento della minaccia russa che potrebbe portare a un nuovo livello di conflittualità.

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In 3 sorsiLa situazione geopolitica in Moldova, tra i Paesi che più hanno subito le conseguenze della guerra in Ucraina, si delinea difficile, tra proteste antigovernative, minacce russe e cambio di Governo. Unica luce sono il sostegno dell’UE e la strada verso l’integrazione europea.

1. LA MOLDOVA TRA PASSATO SOVIETICO E FUTURO EUROPEO

La Repubblica di Moldova nasce come Stato indipendente il 27 agosto 1991 dalla dissoluzione dell’URSS, portandosi dietro il problema della regione separatista della Transnistria, territorio indipendente de facto, ma parte della Moldova de iure. Nel breve conflitto del 1992 la Russia ha agito come peace keeper, mantenendo ancora oggi truppe sul territorio della repubblica separatista. Da allora Chisinau però si è allontanata sempre più da Mosca avvicinandosi all’Occidente e all’UE. Presidente della Moldova dal 2020 è infatti Maia Sandu, europeista e prima donna a ricoprire la più alta carica dello Stato, da subito impegnatasi nella realizzazione di riforme per combattere la corruzione. Nel giugno 2022 la Moldova ha ottenuto lo status di Paese candidato per entrare nell’UE. Tuttavia, l’invasione russa dell’Ucraina ha avuto forti conseguenze sul Paese in termini di inflazione, afflusso di rifugiati e crisi energetica, con interruzioni di corrente in seguito alla riduzione delle forniture da parte di Mosca. Questo ha scatenato proteste antigovernative che si trascinano dall’autunno del 2022.

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Fig. 1 – La Presidente della Moldova Maia Sandu insieme a quella del Parlamento Europeo Roberta Metsola, maggio 2022

2. PROTESTE, MINACCE RUSSE E UN NUOVO GOVERNO

All’inizio di febbraio si è però aperta una nuova fase di criticità per il Paese che ha visto l’intersecarsi di diversi fattori, tra i quali crisi di Governo, inasprimento delle proteste, e tentativi di ingerenza russa. Il 10 febbraio il Primo Ministro Natalia Gavrilița ha dato le dimissioni sostenendo di non avere più il sostegno necessario in Parlamento, in parte come conseguenza dell’instabilità politica ed economica data dalla situazione in Ucraina. Sandu ha confermato come successore il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale Dorin Recean, anche lui filoeuropeo, nel tentativo di dare una continuità politica. Tuttavia le proteste anti-governative contro il caro energia e la posizione nei confronti della guerra in Ucraina continuano, promosse dal partito filorusso Shor, il cui leader Ilan Shor è condannato per corruzione e sotto sanzioni americane per i suoi legami con il Cremlino. Ad aggravare tutto il 13 febbraio i servizi segreti ucraini hanno rivelato un presunto piano segreto di Mosca per fare cadere il Governo moldavo. Inoltre il 10 febbraio il Governo moldavo ha dichiarato che un missile russo ha violato il suo spazio aereo durante un attacco alle infrastrutture ucraine, convocando l’ambasciatore russo e chiudendo temporaneamente i suoi cieli il 14 febbraio. La compagnia aerea Wizz Air ha addirittura deciso di sospendere i suoi voli per la capitale per questioni di sicurezza. Infine Il 21 febbraio Putin ha annullato un trattato relativo alla politica estera di Mosca in cui, tra le altre cose, veniva indicata la volontà di collaborare per trovare una soluzione al problema della Transnistria, sulla base del rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale e della neutralità della Moldova.

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Fig. 2 – Il nuovo Primo Ministro Dorin Recean presenta il suo Governo in Parlamento, 16 febbraio 2023

3. LA PROSSIMA UCRAINA?

Citando “impropriamente” il Ministro degli Esteri russo Lavrov, ci sono timori che la Moldova diventi la prossima Ucraina, e la Transnistria il Donbass moldavo, anche per la strada filoeuropea-occidentale che Chisinau sta percorrendo. Finora la situazione non è degenerata e la Russia ha più volte negato il suo coinvolgimento in operazioni che interessano la Moldova. Secondo alcuni analisti questo cambio di Governo potrebbe permettere a Chisinau di riaffermare la propria autorità, dopo un lungo periodo di problematiche politiche ed economiche. Inoltre il supporto dell’UE – esemplificato tra le altre cose anche dalla visita della Presidente del Parlamento europeo Metsola a novembre o da quella del Commissario europeo della Giustizia Didier Reynders di pochi giorni fa – potrebbe dare una nuova consapevolezza e forza circa le possibilità di resistenza alla minaccia russa. Chiaramente una sempre maggiore vicinanza all’Europa porta però maggiori rischi di ingerenza da parte del Cremlino, anche se questo potrebbe costituire un diversivo per Mosca, una “manovra” per distrarre le forze ucraine e “sbilanciare l’Occidente”.

Simona Ricci

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Simona Ricci
Simona Ricci

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Lingue Straniere per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e sto terminando il Master in Comunicazione per le Relazioni Internazionali dell’Università IULM. Da quando ho iniziato a studiare russo mi sono appassionata alla Russia e allo spazio postsovietico, cercando di tenermi sempre aggiornata sugli sviluppi politici, economici e culturali. Nei miei lavori di tesi ho approfondito la competizione geopolitica tra le grandi potenze in Asia Centrale, il modello della democrazia sovrana russa, e la comunicazione del Cremlino durante la pandemia. Ho inoltre svolto una breve esperienza lavorativa a Mosca che mi ha permesso di immergermi in prima persona nell’Est europeo.

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