sabato, 9 Dicembre 2023

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L’Unione Africana tra il conflitto nella RDC e la crisi alimentare nel Corno d’Africa

In breve

  • http://gty.im/1247248846 http://gty.im/1247224213 Anche dopo il Summit dell’Unione Africana la crisi della RDC resta per ora senza una via d’uscita, con morti e sfollati in continuo aumento in una zona già caratterizzata dalla presenza di milioni di rifugiati.
  • La siccità nel Corno d’Africa fa prospettare una crisi alimentare forse peggiore del 2011 e l’ONU ha creato un fondo di emergenza per contrastarla.
  • Il comoriano Azali Assoumani è il nuovo Presidente dell’UA, ma a tenere banco è l’incidente diplomatico con Israele, la cui rappresentante è stata allontanata dalla sala dell’Assemblea.

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In 3 sorsi – Nel summit dell’Unione Africana di febbraio, che ha individuato in Azali Assoumani il nuovo Presidente, si è discusso soprattutto del conflitto nella RDC e della crisi alimentare nel Corno d’Africa, ma anche di questioni riguardanti il futuro dell’Organizzazione.

1. IL SUMMIT 2023 DELL’UNIONE AFRICANA

Il 18 e 19 febbraio si è tenuta la 36esima sessione ordinaria dell’Assemblea dei capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana. I rappresentanti hanno discusso delle principali questioni politiche, economiche e sociali che interessano il Continente. Tra gli assenti Mali, Guinea, Burkina Faso e Sudan, sospesi, coerentemente agli anni scorsi, perché Paesi che sono stati interessati da colpi di stato militari.

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Fig. 1 – La sessione dedicata al conflitto nelle regioni orientali della RDC durante il Summit dell’Unione Africana

2. I TEMI PRINCIPALI E LE POLEMICHE CON ISRAELE

Al termine del summit sono state disattese le speranze di quanti attendevano un accordo per il cessate il fuoco tra il Governo della Repubblica Democratica del Congo e il gruppo ribelle M23, il quale nel corso dell’ultimo anno e mezzo ha intrapreso una nuova fase espansiva che ha portato a una ulteriore crisi umanitaria nella regione del Nord Kivu. A parte il comunicato del Consiglio di sicurezza dell’UA, accolto con favore dal Dipartimento di Stato statunitense, che mostra comunque la volontà di stabilizzare la situazione e di trovare un accordo per porre almeno fine alle sofferenze dei civili, per ora non si è concretizzato molto. Resta da capire infatti, se le parti si incontreranno nelle prossime settimane.   
Complici i sempre più gravi eventi estremi che stanno attraversando il Continente, la questione del cambiamento climatico ha avuto invece un’importanza di primo piano nelle discussioni dei rappresentanti. L’ormai endemica siccità che sta colpendo in particolare la zona del Corno d’Africa ha portato l’ONU a creare un fondo di emergenza di 250 milioni di dollari per contrastare l’esplosione di una crisi alimentare che potrebbe condurre, secondo alcune stime, a un numero maggiore di morti superiore persino rispetto al 2011. Più a sud, nel nord del Mozambico, si è avuto invece il problema opposto, con una vasta alluvione che ha colpito circa 40mila persone, causando vittime e sfollati.
Un avvenimento che ha provocato un discreto scalpore durante il summit è stato la cacciata di Sharon Bar-li, vice direttrice della Direzione Africa del Ministero degli Affari Esteri di Israele (Stato presente come membro osservatore) dalla sala dell’Assemblea. L’incidente è stato giustificato, da fonti dell’UA, con il fatto che la diplomatica israeliana non avesse il diritto di assistere alla discussione e che non addirittura non fosse stata nemmeno stata invitata, non trattandosi del formale rappresentante di Israele presso l’Unione Africana. Lasciando da parte la diatriba sull’effettivo incarico di Sharon Bar-li (che comunque è stata in passato ambasciatrice in Ghana e Liberia), il dissidio è in realtà stato causato dalla contestazione della stessa presenza di Israele tra i Paesi osservatori presso l’UA. Dal 2021, quando venne concesso questo status a Israele, alcuni importanti membri dell’Unione Africana, come l’Algeria e il Sud Africa, hanno sempre criticato la decisione per le proprie posizioni filo-palestinesi, quindi, nonostante l’assenza di conferme ufficiali, potrebbero avere avuto un ruolo nell’incidente diplomatico.

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Fig. 2 – Azali Assoumani, capo di Stato delle Comore, è il nuovo Presidente dell’Unione Africana

3. IL NUOVO PRESIDENTE DELL’UA

Riguardo alla situazione nella RDC orientale, nei prossimi mesi si avranno sicuramente delle novità. La crisi ha assunto ormai una dimensione preoccupante che ha causato, secondo l’ONU, circa 522mila nuovi sfollati tra marzo 2022 e febbraio 2023 in una regione che ne contava già 1 milione e mezzo. Per affrontare efficacemente la crisi climatica, poi, l’UA dovrebbe farsi trovare unita, in modo da convogliare le limitate risorse disponibili e aumentare la collaborazione con partner internazionali quali ONU e UE. Dal punto di vista dei vertici istituzionale, infine, è stato eletto alla guida dell’UA il Presidente delle Comore Azali Assoumani, fortemente sponsorizzato dalla Francia. Durante il discorso di insediamento, Assoumani ha elencato i principali punti del programma dell’Organizzazione per il 2023, che sarà incentrato su clima, produzione e distribuzione alimentare e sicurezza.

Daniele Atzori

Immagine di copertina: Sigitas0805, CC BY-SA 4.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0, via Wikimedia Commons

Daniele Atzori
Daniele Atzori

Classe 1998, sardo. Studente di Scienze Storiche all’Università di Bologna, attualmente mi trovo in Svezia per conseguire un master in African Studies. Fin da piccolo appassionato di storia e geografia ho con il tempo sviluppato un forte interesse per l’area del continente africano e per i fenomeni migratori. Sto facendo i primi passi nel mondo della fotografia e pratico muay thai.

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