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Degalo Hemetti: il signore della guerra che sta scatenando il caos in Sudan

In 3 sorsi Nei nuovi scontri armati in Sudan emerge una figura, in realtà già molto importante, ma forse rimasta finora parzialmente nell’ombra. Si tratta di Degalo Hemetti, il leader delle RSF.

1. NUOVI SCONTRI IN SUDAN

Il 15 aprile le tensioni tra l’esercito regolare sudanese e le RSF (Rapid Support Forces) sono esplose in violenti scontri in diverse zone del Paese, in particolare nella capitale Khartoum e a Port Sudan. Le due fazioni sono guidate rispettivamente da Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione (CST) e de facto capo di Stato, e da Mohamed Hamdan Degalo, detto Hemetti, vicepresidente del CST e comandante delle RSF.

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Fig. 1 – Mohamed Hamdan Degalo, detto Hemetti

2. MOHAMED HAMDAN DEGALO DETTO HEMETTI: LA SUA STORIA

Degalo Hemetti proviene dal clan arabo-ciadiano dei Rizeigat, facente parte della confederazione Baggara, un insieme di popoli seminomadi di lingua arabo-ciadiana che abitano i territori tra il Lago Ciad e la regione del Kordofan sudanese – chiamata appunto Cintura Baggara. Il clan dei Rizeigat è storicamente uno degli attori più importanti a livello regionale. Negli ultimi decenni deve la propria fortuna in particolare alla collaborazione con il Governo centrale del Sudan nella Seconda guerra civile sudanese tra il 1983 e il 2005 (quella che condusse poi alla secessione del Sud Sudan 2011, per intenderci) e durante la guerra del Darfur, scoppiata nel 2003.
Nel 1987 dalla confederazione Baggara si formarono le milizie Janjaweed, che combatterono e combattono ancora oggi nelle regioni sudoccidentali di confine contro le varie milizie che sostengono il Governo di Giuba o che comunque si oppongono a Khartoum. Da un’ala di questo gruppo vennero a formarsi nel 2013 le RSF e Hemetti, già leader di spicco dei Janjaweed, venne nominato comandante dall’ex Presidente e ora ricercato internazionale Omar al-Bashir. Teoricamente queste forze dovrebbero avere un ruolo di monitoraggio e contrasto di vari traffici illeciti come quelli di droga, armi e esseri umani. In pratica sono state e vengono utilizzate per svariati interessi sia personali di Hemetti, che negli ultimi anni è diventato uno degli uomini più ricchi del Paese grazie alla gestione di giacimenti auriferi (in collaborazione con la Russia), sia del Governo sudanese, che li ha utilizzati per intervenire in contesti esteri come in Yemen e in Libia e come mezzo di repressione delle proteste.
Questi eventi hanno portato Hemetti e le RSF a ricoprire un ruolo di primissimo piano nell’attuale sistema di potere del Sudan, senza contare che ormai la milizia conta circa 100mila soldati ed è dunque anche dal punto di vista numerico un secondo esercito. L’intervento della milizia in Yemen ha poi aumentato l’effettiva esperienza di combattimento e ha dato all’RSF la possibilità di usufruire di fondi e armamenti forniti dai sauditi che ne hanno dunque migliorato le potenzialità di combattimento. Tra il 2016 e il 2017 si stimavano circa 40mila combattenti sudanesi presenti in Yemen.
Come detto precedentemente, il gruppo è stato utilizzato dal Governo centrale anche per reprimere nel sangue le proteste scoppiate nel 2018-2019, alla fine delle quali si contarono circa 250 morti civili. Le RSF non sono nuove alle violazioni dei diritti umani, avendo preso parte anche nel 2014 alle devastazioni di numerosi villaggi nel Darfur ed essendosi macchiate di omicidi e varie violenze, come evidenziato da Human Rights Watch.
Vicinissimo a Mosca e ai mercenari Wagner, nel 2021 Hemetti è stato protagonista, insieme all’attuale presidente del Consiglio Sovrano di Transizione Abdel Fattah Abdelrahman Burhan, del colpo di Stato militare che ha portato alla fine del Governo di transizione nato in seguito alla rimozione nel 2019, dopo un altro colpo golpe, dell’ex presidente Omar al-Bashir. Presto sono emersi dissidi tra le due parti, in particolare la contrarietà di Hemetti all’assorbimento delle RSF all’interno dell’esercito regolare. Questo ha portato allo slittamento, inizialmente previsto per il 6 aprile, della nomina di un nuovo Governo civile e ha di conseguenza messo in stallo la transizione democratica del Paese.

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Fig. 2 – Ribelli sudanesi nella zona di confine tra Ciad e Sudan durante la guerra del Darfur nel 2006

3. PREVISIONI FUTURE

Per adesso sembra prevalere da entrambe le parti la volontà di non deporre del tutto le armi, ma è presto per avere risposte definitive. Di sicuro risulta evidente che Hemetti abbia ormai un potere talmente ampio da permettergli di sfidare apertamente l’esercito, persino mettendolo localmente in difficoltà. Vedremo nelle prossime settimane se la parabola ascendente di questo personaggio raggiungerà vette ancora più alte oppure imboccherà una discesa, magari in seguito a una sconfitta militare sul campo. In qualunque caso il pericolo per il Sudan è evidente: la possibilità di una guerra civile e di una frammentazione dello Stato sono sicuramente da prendere in considerazione.

Daniele Atzori

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • Scoppiano in Sudan le ostilità tra l’esercito nazionale sudanese e le milizie dell’RSF.
  • È ormai pienamente evidente il potere acquisito dal comandante in capo delle Rapid Support Forces, Mohamed Degalo Hemetti.
  • I combattimenti interrompono il processo di democratizzazione del Sudan ed espongono il Paese al pericolo della frammentazione.

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Daniele Atzori
Daniele Atzori

Classe 1998, sardo. Studente di Scienze Storiche all’Università di Bologna, attualmente mi trovo in Svezia per conseguire un master in African Studies. Fin da piccolo appassionato di storia e geografia ho con il tempo sviluppato un forte interesse per l’area del continente africano e per i fenomeni migratori. Sto facendo i primi passi nel mondo della fotografia e pratico muay thai.

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