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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La Russia in Sudan: cooperazione militare e miniere d’oro

In breve

  • Alla sessione di emergenza dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il Sudan si è astenuto dal votare contro l’invasione russa in territorio ucraino.
  • Da anni la Russia concede finanziamenti e aiuti militari a Khartum in cambio di licenze per l’estrazione di oro sudanese.
  • Il legame tra i due Paesi si sta rafforzando sempre di più, complice forse anche la politica di isolamento occidentale applicata nei confronti del Sudan.

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In 3 sorsi – Tra la Russia e il Sudan gli affari continuano nonostante la guerra e le sanzioni occidentali. Mai come ora le riserve aurifere del Paese africano sono fondamentali per il Cremlino, così come i finanziamenti di quest’ultimo nell’economia sudanese in crisi.

1. KHARTUM SI ASTIENE DAL CONDANNARE L’INVASIONE RUSSA IN UCRAINA

Tra i Paesi che si sono astenuti alla mozione delle Nazioni Unite per condannare l’invasione russa in Ucraina spicca il Sudan, un Paese che negli ultimi anni è entrato nel mirino della diplomazia di Mosca nel continente africano, soprattutto per la presenza sempre più frequente del gruppo mercenario Wagner. Alla vigilia del conflitto ucraino una delegazione sudanese guidata dal vicepresidente Mohamed Hamdan Dagalo si era recata in Russia per discutere un aumento della cooperazione nei settori minerario e militare e la costruzione di una base navale russa a Port Sudan, che era rimasta in sospeso in seguito al colpo di Stato del 2021. Durante l’incontro il Ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov ha affermato che Mosca sta seguendo gli sviluppi del Governo di Transizione a Khartoum e ha assicurato che la Russia non interferirà nelle questioni politiche nazionali. L’appoggio all’invasione russa ha però avuto dei contraccolpi anche per il Sudan, il quale ha immediatamente subito l’interruzione degli aiuti finanziari statunitensi, con la conseguente svalutazione della moneta locale e l’aumento dell’inflazione.

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Fig. 1 – L’incontro a Mosca del 24 febbraio tra il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il vicepresidente del Governo di transizione sudanese Mohamed Hamdan Dagalo

2. COSA OFFRE IL SUDAN ALLA RUSSIA?

La principale risorsa che il Paese africano mette a disposizione del Cremlino è costituita dalle materie prime, di cui il continente africano è diventato il principale bacino di approvvigionamento non solo per le industrie occidentali, ma soprattutto per lo sviluppo economico cinese e russo. Nel caso del Sudan però un elemento in particolare cattura l’attenzione di Mosca: l’oro. Nelle miniere aurifere sudanesi lavorano circa due milioni di persone, che scavano ogni giorno senza adeguati macchinari e protezioni, strettamente controllati dai militari. Si tratta prevalentemente di miniere artigianali, spesso illegali, dove gli incidenti mortali sono frequenti. Secondo un’inchiesta del Telegraph, il Cremlino è il più grande attore straniero nel settore minerario sudanese e da anni contrabbanda centinaia di tonnellata d’oro. Oltre alla concessione di licenze per l’estrazione di riserve minerali, il Sudan potrebbe contribuire in modo decisivo all’espansione egemonica del Cremlino sul territorio africano,  poiché rappresenta un punto d’appoggio strategico per accedere al Continente.

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Fig. 2 – La miniera di Hassai-Ariab è il principale giacimento aurifero in Sudan

3. COME RICAMBIA L’APPOGGIO LA RUSSIA?

Finanziamenti in ambito energetico, militare ed economico costituiscono le principali monete di scambio per indurre i Paesi africani ad allearsi con Mosca. Il legame tra Sudan e Russia ha raggiunto un nuovo livello durante il Meeting di Sochi, quando l’ex Presidente al-Bashir dichiarò che il proprio Paese sarebbe potuto diventare per il Cremlino la “chiave per l’Africa”. Per evitare un’ulteriore consolidamento della partnership tra Khartum e Mosca, alcuni analisti sostengono che l’Occidente dovrebbe riuscire nella difficile missione di non isolare lo Stato africano, coinvolgendolo nelle attività di diplomazia internazionale, nonostante il Consiglio militare al potere continui a non garantire un adeguato percorso per il ripristino di un Governo civile.

Alessandra De Martini

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni programmi di studio all’estero e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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