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L’IRA funesta dell’UE

Analisi I sussidi ambientali USA sotto l’IRA introducono un nuovo tipo di “guerra” commerciale. Biden alterna cooperazione con gli alleati con obiettivi di politica industriale, mentre Washington affina il suo nuovo approccio alla (de-)globalizzazione.

BUY AMERICAN, ANGRY EUROPE

Le relazioni transatlantiche hanno subito un forte scossone da quando gli USA hanno adottato l’Inflation Reduction Act (IRA) a settembre, un pacchetto di investimenti ambientali e di welfare da $370 miliardi. La misura di spicco è un credito fiscale di $7.500 per l’acquisto di veicoli elettrici, ma solo se rispettano due requisiti, che diventeranno più stringenti nei prossimi anni: almeno il 50% della batteria dell’auto deve essere prodotta in Nord America (non è un caso l’inclusione di Canada e Messico, vista la forte integrazione economica fra i tra Paesi). Inoltre, almeno il 40% dei minerali critici deve essere estratto o processato o negli USA o in un Paese con cui gli USA hanno un accordo commerciale. Esatto, si tratta di quei minerali di cui tutti parlano per la transizione energetica, come litio, cobalto, nickel, grafite… Sia chiaro, per gli stabilimenti stranieri in area Nord America non cambia nulla: una fabbrica Renault o Toyota basata lì avrà lo stesso accesso ai sussidi di una fabbrica Ford. Il problema è la produzione al di fuori del Nord America.

L’UE ha subito mostrato la sua indignazione, soprattutto su spinta di Germania e Francia, grandi produttori di auto. Da un lato ha avviato negoziati con Washington per cercare di stemperare le clausole “buy American” della legislazione. Dall’altro ha adottato nuovi programmi ambientali per la produzione autonoma di tecnologie verdi. Per l’UE si tratta di una sfida esistenziale. I nuovi sussidi USA rischiano di far perdere al Vecchio Continente investimenti in tecnologie verdi, rendendo ancora più ardua la transizione ambientale, laddove Washington poteva contare su un’economia già più dinamica e con costi energetici inferiori.

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Fig. 1 – Un operaio della fabbrica di Tesla a Freemont, California

SPIRAGLI DI INTESA, CRISI APERTE

Di recente sono però apparsi spiragli. L’Amministrazione Biden ha sempre cercato un’implementazione più morbida dell’IRA, in modo da estendere ai produttori europei almeno una parte dei benefici fiscali. Il 28 marzo, USA e Giappone (che condivide le preoccupazioni europee) hanno annunciato un accordo commerciale sullo scambio di minerali critici. L’aspettativa del Giappone è che anche un “mini-accordo” basti a includere i produttori giapponesi nei benefici fiscali dell’IRA. L’UE, con il Commissario al Commercio Dombrovksis, sta intensificando gli sforzi, reclamando un accordo simile per i produttori europei. La prossima tappa da osservare sarà allora il Trade and Technology Council del 30-31 maggio. Si tratta di un forum, istituito nel 2021, per favorire il dialogo transatlantico su standard tecnologici e ambientali, nonché per il coordinamento su dispute commerciali.

In ogni caso, la disputa insegna che il protezionismo non è una caratteristica solo trumpiana, ma uno strumento con cui qualsiasi Amministrazione flirta. L’UE fa bene a tenerlo a mente. I democratici al Congresso hanno anzi posizione ancora più dura dell’Amministrazione, opponendosi a proposte di ammorbidire l’IRA: perseguire la transizione ecologica su binari autarchici è una tentazione troppo forte per i democratici. Biden ha avuto sicuramente un atteggiamento più cooperativo rispetto a Trump, e ha portato a un rilassamento delle relazioni commerciali, come nella soluzione della disputa Airbus-Boing. Ma al di là dell’IRA, altre tensioni economiche rimangono sul tavolo: i negoziati sui dazi su acciaio e alluminio rimangono in stallo e, in caso di mancata soluzione entro ottobre, le due parti potrebbero ripristinare tariffe reciproche. Rimane poi scarso l’impegno USA nella riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, attualmente impossibilitato a risolvere controversie commerciali.  

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Fig. 2 – Il Presidente Biden e la Presidente Von der Leyen a colloquio alla Casa Bianca.

SICUREZZA ECONOMICA VS COMMERCIO

La disputa sull’IRA è l’esempio di un mondo che va verso logiche di sicurezza economica, rispetto al libero scambio. Casomai servisse una conferma, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan, in un discorso a fine aprile, ha esortato un ruolo attivo dei governi occidentali nella politica industriale per ridurre le dipendenze dalla Cina, a scapito dei vantaggi economici. È bene ricordare che nulla avviene gratis, visto che l’integrazione della Cina nel sistema internazionale, a fianco agli aspetti negativi, ha aiutato le economie occidentali a mantenere il loro potere d’acquisto. Questa stessa impostazione può portare a conflitti tra gli stessi alleati impegnati in sussidi ambientali, come mostra il caso IRA. Lo stesso Canada ha reagito con un simile pacchetto di investimenti, anche se le l’IRA offre opportunità di esportazione alle sue abbondanti riserve minerarie. In ogni caso, un nuovo paradigma di politica commerciale USA è in atto, orientato al coordinamento economico e al rafforzamento delle catene produttive tra partner, piuttosto che alla riduzione delle tariffe (lo dimostra il recente Indo-Pacific Economic Framework).

Biden tiene a cooperare con alleati, soprattutto per presentare un fronte unito anti-Cina e Russia. Ma tiene anche all’apprezzamento dell’elettorato americano e all’obiettivo di ravvivare il tessuto industriale nazionale. Da qui deriva questa politica industriale senza precedenti (se non quello di Roosevelt), con l’IRA e il Chips Act come maggiori eredità. Pazienza se poi ne stanno beneficiando soprattutto gli stati repubblicani, che combinano potenziale eolico e solare con regolamentazioni pro-impresa. Pazienza, soprattutto, se avviene a spese degli alleati.

Antonio Pilati

Immagine di copertina: “President Biden Makes Infrastructure Announcement at Long Island Rail Road West Side Yard” by MTAPhotos is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • A settembre gli USA hanno approvato un pacchetto di sussidi ambientali che privilegia produzioni in Nord America, suscitando le preoccupazioni UE.
  • Biden alterna iniziative di cooperazione con gli alleati con mosse di politica industriale e protezionismo.
  • La vicenda può essere un primo esempio di dispute commerciali causate da sussidi ambientali.

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Antonio Pilati
Antonio Pilati

Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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