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L’Iraq di al-Sudani: equilibrio duraturo o effimero?

In 3 sorsiLa relativa calma vigente dall’insediamento del Governo di al-Sudani in Iraq non ha posto rimedio alle radici dell’instabilità del Paese, irrisolvibili senza l’attuazione di riforme strutturali.

1. UN ESORDIO PROMETTENTE

A più di sette mesi dal proprio insediamento, il Governo guidato da Mohammad Shia al-Sudani sembra aver finalmente fornito all’Iraq una parvenza di stabilità. L’esecutivo, pur essendo nato dopo un periodo di intense – e a tratti violente – turbolenze politiche, si è dimostrato inaspettatamente resiliente e capace, all’apparenza, di accontentare un po’ tutti. Il ritiro dalla scena politica del capo dell’opposizione, Muqtada al-Sadr, e la successiva sospensione del suo movimento politico hanno lasciato un maggiore spazio di manovra al nuovo Governo. Pur non incorporando esponenti sadristi nella squadra, al-Sudani non ha ordinato l’epurazione dei seguaci di al-Sadr dall’amministrazione, un fatto che ha contribuito al mantenimento dell’equilibrio. Le cariche politiche sono state distribuite tra il Quadro di Coordinamento e i suoi alleati, facendo attenzione a soddisfare tutti i sostenitori della coalizione governativa, ampia e incline a tensioni interne. Fin da subito al-Sudani ha mantenuto continuità con i Governi precedenti, evitando di sbilanciarsi con riforme radicali del settore pubblico, dell’economia e degli apparati di sicurezza. Ha puntato piuttosto su politiche inerenti ai servizi e alle infrastrutture, finalizzate a ottenere il consenso popolare e il supporto dell’Occidente.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro dell’Iraq Mohammad Shia al-Sudani durante la Iraq Climate Conference a Bassora

2. ORIZZONTI DI STABILITÀ

Per certi versi al-Sudani si è ritrovato a governare l’Iraq in uno dei momenti di maggior stabilità degli ultimi anni. Nonostante non sia stata totalmente eliminata la minaccia terroristica nel Paese, la sconfitta dell’ISIS in Iraq nel 2017 ha migliorato nettamente la situazione della sicurezza. L’equilibrio di potere nel rapporto tra Baghdad e la regione del Kurdistan iracheno appare a favore dello Stato centrale. Inoltre l’incremento del prezzo del petrolio e conseguentemente delle rendite petrolifere, che rappresentano quasi il 90% delle entrate statali, ha migliorato le condizioni economiche irachene, spingendo il Governo a proporre la spesa pubblica più alta della storia nazionale nella legge di bilancio del 2023. Nelle relazioni internazionali la normalizzazione dei rapporti tra Iran e Arabia Saudita beneficia anche l’Iraq, grazie alla distensione delle lotte settaria tra sunniti e sciiti e la speranza di una maggiore stabilità nella regione. In generale l’Iraq punta a ristabilirsi come pilastro stabile della regione, un punto di riferimento per negoziati politici, vicino a Washington e al contempo cordiale con l’Iran. Le visite di Stato effettuate e ricevute da al-Sudani in questi mesi testimoniano la volontà di affermare la rilevanza di Baghdad a livello internazionale.

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Fig. 2 – Il segretario di Stato statunitense Antony Blinken e il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein a Washington, febbraio 2023

3. UN INEVITABILE BISOGNO DI RIFORME STRUTTURALI

L’attuale situazione di relativo equilibrio continua però a poggiare su basi fondamentalmente instabili. Al-Sudani stesso deve il suo potere interamente a una maggioranza tormentata da tensioni intestine. I membri del suo Governo, inclusi i suoi consiglieri personali, rispondono prima ai leader dei rispettivi partiti che al Primo Ministro. La corruzione continua a dilagare nel Paese, nonostante le timide misure proposte dall’esecutivo per arginare il fenomeno (che vede l’Iraq 157° su 180 nella classifica di Transparency International). Il respiro economico garantito attualmente dalle entrate petrolifere è fortemente soggetto alle fluttuazioni del mercato internazionale: uno shock petrolifero può sempre mettere in ginocchio l’economia irachena, soprattutto in assenza di politiche che promuovano una diversificazione dell’economia a favore di altri settori. In parallelo, poche opportunità economiche e una vasta popolazione di giovani risultano in un alto tasso di disoccupazione e un aumento del rischio di radicalizzazione, soprattutto in zone interessate da tensioni etniche o esposte ad attacchi da parte di Stati stranieri – in particolare il Kurdistan iracheno. La sicurezza del Kurdistan rimane minacciata dalla scarsa coordinazione tra i vari apparati di sicurezza ufficiali nel Paese, un problema che il Governo è finora stato incapace di risolvere. Infine, sono sempre più ampie le aree soggette a conseguenze devastanti dovute al cambiamento climatico, soprattutto nel sud. Queste problematiche evidenziano che, se finora l’atteggiamento conciliatorio di al-Sudani gli ha permesso di mantenere l’equilibrio, l’Iraq ha bisogno di riforme strutturali per realizzare le ambizioni di stabilità e progresso annunciate dal Governo – un processo che inevitabilmente metterà alla prova la sostenibilità della coalizione guidata dal Quadro di Coordinamento.

Allegra Wirmer

Immagine di copertina: Helicopter over Baghdad by @USArmy is licensed under CC0

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Perchè è importante

  • Il nuovo Governo iracheno guidato da Mohammad Shia al-Sudani, instauratosi a ottobre, sembra essere riuscito ad affermarsi accontentando le diverse forze politiche nel Paese.
  • Grazie alle alte rendite petrolifere, un incremento della sicurezza e una politica estera equilibrata, l’attuale situazione dell’Iraq è la più stabile degli ultimi anni.
  • Nonostante ciò, la reticenza del Governo a proporre riforme strutturali per evitare conflitti politici è una tattica che a lungo andare non può risultare sostenibile

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Allegra Wirmer
Allegra Wirmer

Classe 1998, ho studiato diritto europeo e relazioni internazionali vivendo in Italia, Germania, Olanda e Stati Uniti. Mi interesso di Medio Oriente e di politiche di genere. Nel tempo libero mi piace viaggiare, andare al cinema, girare mercatini dell’usato e raccogliere aneddoti inutili da raccontare davanti ad un caffè.

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