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L’accordo sul debito che ha evitato il primo default degli Stati Uniti

Caffè LungoIl 3 giugno scorso il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato l’accordo sul tetto del debito trasformandolo in legge, innalzando il limite del debito fino al 1° gennaio 2025 (quindi oltre le prossime elezioni presidenziali che si terranno nel novembre 2024) ed evitando così il primo default degli Stati Uniti.

L’ACCORDO BIPARTISAN

Dopo mesi di dibattiti e aspri confronti tra repubblicani e democratici è stato raggiunto in extremis un accordo bipartisan appena pochi giorni prima del 5 giugno, data a partire dalla quale il Dipartimento del Tesoro aveva avvisato che non avrebbe più avuto risorse sufficienti per soddisfare gli obblighi del Governo.
Con una lettera del 26 maggio scorso, infatti, la Segretaria del Tesoro Janet Jellen aveva comunicato allo Speaker della Camera dei Deputati, il repubblicano Kevin McCarthy, l’urgenza che il Congresso innalzasse o sospendesse il limite al debito, precisando come un mancato accordo avrebbe causato gravi difficoltà alle famiglie statunitensi e avrebbe danneggiato la leadership statunitense a livello globale.
Il raggiungimento dell’accordo tra Biden e McCarthy è stato annunciato con successo da entrambe le parti, con lo Speaker che ha dovuto scontrarsi con la frangia più conservatrice del GOP, come i membri della House Freedom Caucus, i quali hanno fortemente contestato i termini dell’accordo sostenendo che sono state fatte troppe concessioni alla Casa Bianca soprattutto in termini di mancati tagli alla spesa pubblica non inerente alla difesa.
Anche il Presidente Biden ha dovuto fronteggiare una parte dei democratici che si sono opposti al disegno di legge per diverse ragioni, tra le quali le modifiche relative ai requisiti richiesti per beneficiare dei programmi federali contro la povertà.
Il disegno di legge è stato dapprima approvato alla Camera con 314 voti a favore (dei quali 165 democratici e 149 repubblicani) e 117 contrari (71 repubblicani e 46 democratici). La votazione è poi passata al Senato, dove hanno votato a favore 63 senatori (dei quali 46 democratici e 17 repubblicani), mentre 36 membri (31 repubblicani e 5 democratici) hanno espresso parere contrario.
Nessuno ha ottenuto quello che voleva, ma il popolo americano ha ottenuto quello di cui aveva bisogno”: così ha commentato il Presidente Joe Biden dopo aver firmato l’accordo, sottolineando che “solo attraverso il compromesso e il consenso la democrazia americana può funzionare” e che “con questo accordo è stato evitato un crollo dell’economia”.

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Fig. 1 I colloqui alla Casa Bianca tra Biden e McCarthy per il negoziato sull’innalzamento del tetto del debito

COSA SAREBBE POTUTO ACCADERE IN CASO DI DEFAULT

Nello scenario attuale con un PIL degli USA in frenata (nel primo trimestre 2023 è aumentato a un tasso annuo dell’1,3%, contro il 2,6% del quarto trimestre 2022 e 3,2% del terzo trimestre 2022), in caso di default del debito si sarebbero potuti materializzare scenari nefasti per gli Stati Uniti, quali tagli ai servizi governativi n ambito sanitario come Medicaid, che fornisce copertura sanitaria alle persone a basso reddito, e Medicare, il programma federale di assicurazione sanitaria per le persone con oltre 65 anni di età. Il default avrebbe significato anche un incremento dei tassi di interesse e costi di indebitamento più elevati, con il serio rischio di un aumento dell’inflazione che avrebbe posto un ulteriore freno all’economia. Infine anche il mercato del lavoro avrebbe subito gravi ripercussioni: in un recente rapporto di Moody’s pubblicato nel marzo scorso è stato stimato che in caso di default il tasso di disoccupazione sarebbe potuto arrivare al 7,8%, con circa 7 milioni di posti di lavoro persi.
Introdotto nel 1917 con il Second Liberty Bond Act, il limite al tetto del debito è stato innalzato 80 volte dagli anni Sessanta, raggiungendo i 31.400 miliardi di dollari nel mese di gennaio 2023 (pari a oltre il 120% del PIL USA), e costringendo così il Tesoro ad adottare due delle quattro misure straordinarie a sua disposizione per evitare il default, quali la sospensione di nuovi investimenti nel Government Securities Investment Fund (G Fund), un fondo pensionistico per i dipendenti federali iscritti al Thrift Savings Plan (TSP), oltre alla sospensione degli investimenti del Civil Service Retirement and Disability Fund (CSRDF), il principale fondo pensione per i dipendenti federali e del Postal Service Retiree Health Benefits Fund che finanzia le spese sanitarie dei dipendenti delle Poste in pensione.

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Fig. 2 – Il Deputato Matt Gaez, membro del Freedom Caucus

COSA PREVEDE L’ACCORDO?

Tra le principali misure introdotte dalla legge è previsto che la spesa pubblica, a eccezione di quella per la difesa, rimarrà invariata anche nel 2024, sugli stessi livelli del 2023, con la possibilità che il budget venga incrementato dell’1% per il 2025: raggiunto così un compromesso tra i democratici che avevano richiesto un aumento del 7% per la spesa pubblica e i repubblicani che ne richiedevano tagli per oltre il 20%. Per quanto concerne la spesa pubblica per la difesa è previsto, invece, un incremento di 886 miliardi di dollari per 2024, con un aumento di circa il 3%.
Novità anche in termini di ampliamento dei requisiti relativamente ai programmi di welfare quali il Temporary Assistance for Needy Families (TANF) e il Supplemental Nutrition Assistance (SNAP), programmi di assistenza federale che forniscono sussidi monetari e alimentari alle famiglie sotto una certa soglia in termini di reddito. In particolare, relativamente allo SNAP, secondo un’analisi del Center on Budget and Policy Priorities (CBPP), le nuove misure previste rischierebbero di precluderne l’accesso a circa 750mila adulti di età compresa tra 50 e 54 anni.
Infine, in merito ai fondi stanziati per la Covid-19, la legge prevede il recupero di circa 27 miliardi di dollari in fondi non vincolati dai pacchetti di aiuti che il Congresso avevo approvato per rispondere alla pandemia.

Emanuele Rufini

Immagine di copertina: “Got something to say?” by frankieleon is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Il 3 giugno la Casa Bianca e lo Speaker della Camera Kevin McCarthy hanno raggiunto un accordo per evitare il default federale.
  • In caso di default ci sarebbe stata una forte contrazione del PIL e la sospensione di importanti programmi di previdenza sociale come Medicaid e Medicare.
  • Tra i contenuti dell’accordo c’è il congelamento della spesa pubblica del FY 2024 al livello 2023.

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Emanuele Rufini
Emanuele Rufini

Papà di quattro bimbi e manager di una multinazionale in Trentino, è revisore legale dei conti e dottore commercialista. Cultore dei Simpsons e di Tex Willer, patito di pallacanestro (pivot ancora in attività, head coach in DR2 e istruttore di minibasket), discreto lindy-hopper e amante della storia, della montagna e dell’arte presepiale.

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