sabato, 9 Dicembre 2023

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Il gruppo BRICS si allarga: i nuovi ingressi dall’area MENA

In breve

  • Nel corso del XV summit dei BRICS, tenutosi a Johannesburg dal 22 al 24 agosto, il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annunciato l’allargamento del blocco BRICS.
  • L’allargamento comprende sei nuovi membri: Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti.
  • L’ingresso dei nuovi Paesi nei BRICS ha una grande potenzialità nel riconfigurare i commerci, le catene di valore e le relazioni tra i Paesi chiave.

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In 3 sorsiNell’ultimo summit dei BRICS è stato annunciato l’ingresso di nuovi Paesi, tra cui quattro dell’area MENA. L’allargamento fornirebbe a questi Stati una piattaforma di crescente influenza, ma gli equilibri sul piano internazionale sono estremamente delicati. 

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1. I BRICS COME ALTERNATIVA DIPLOMATICA, COMMERCIALE E FINANZIARIA

Dal 22 al 24 agosto 2023 si è tenuto a Johannesburg, in Sudafrica, il XV Vertice BRICS. 
L’acronimo originale BRIC è stato coniato nel 2001 per descrivere le economie in rapida crescita che avrebbero dominato collettivamente l’economia globale entro il 2050: Brasile, Russia, India e Cina, cui si è aggiunto il Sudafrica nel 2009. Questi Stati condividono una situazione di leadership tra i Paesi con economie emergenti, abbondanti risorse naturali strategiche e, soprattutto, sono stati caratterizzati da una sempre maggiore crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale. Fra gli obiettivi dei BRICS ci sono l’impegno verso un’architettura politica, economica e finanziaria globale ristrutturata che rifletta il mondo contemporaneo e sia più equa, equilibrata e rappresentativa, una maggiore rappresentanza dei mercati emergenti e dei Paesi del Sud globale nelle Organizzazioni internazionali e nei forum multilaterali e un impegno verso il multipolarismo del mercato finanziario globale attraverso accordi che non siano basati sul dollaro. 
I risultati più importanti dei BRICS sono stati nell’area della cooperazione finanziaria, come evidenziato dalla fondazione nel 2014 della New Development Bank (NDB)
Al fine di spostare il baricentro finanziario mondiale verso le nuove economie, in questo ultimo vertice i leader hanno portato avanti la questione di una valuta comune del blocco, incaricando i loro ministri delle Finanze e governatori delle Banche centrali di considerare la questione delle valute locali, degli strumenti di pagamento e delle piattaforme.

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Fig. 1 – Luiz Inacio Lula da Silva (Brasile), Xi Jinping (Cina), Cyril Ramaphosa (Sudafrica), Narendra Modi (India) e Sergei Lavrov (Russia), al Summit BRICS 2023, Johannesburg

2. L’INGRESSO DEI MENA NEI BRICS

Quest’ultimo summit ha segnato una svolta nella questione della membership: a partire da gennaio 2024, nei BRICS entreranno sei nuovi Stati. Con l’ingresso di Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, i Paesi BRICS potranno far valere un peso economico, finanziario e demografico che ridefinirà necessariamente gli equilibri di potere ancora incardinati sull’asse occidentale. Grazie ai nuovi membri, i BRICS “rappresenteranno il 36% del Pil mondiale e il 47% della popolazione dell’intero pianeta”, ha detto nel corso della conferenza stampa finale il Presidente brasiliano Lula da Silva. Anche i leader delle altre nazioni originarie hanno salutato l’evento con entusiasmo: il Presidente cinese Xi Jinping e il premier indiano Narendra Modi hanno affermato che questo allargamento dimostra l’impegno dei BRICS a cooperare in modo unitario con tutti i Paesi del Global South in forte crescita economica per un ordine mondiale multipolare.
Dei nuovi sei Stati ammessi, ben quattro sono dell’area mediorientale: con l’allargamento a
Paesi chiave come Iran, Arabia Saudita, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, il gruppo ha decisamente una maggiore leva politica, finanziaria e commerciale. In primo luogo, la collocazione geografica dei nuovi membri è estremamente favorevole per i commerci. Gli Stati del Golfo – Arabia Saudita, Iran ed Emirati, – si posizionano a cavallo di uno dei colli di bottiglia più cruciali per l’approvvigionamento petrolifero – lo stretto di Hormuz, attraverso cui passano circa 18 milioni di barili di greggio al giorno, pari quasi al 20% del traffico petrolifero mondiale, con in aggiunta l’Egitto, che da parte sua controlla il Canale di Suez, punto chiave per i flussi che transitano dalla Cina e dall’India fino in Europa. Inoltre, nello scenario sempre più stringente di corsa alle rinnovabili, il fatto che la maggior parte delle catene di approvvigionamento per le nuove tecnologie sia nelle mani cinesi avvantaggia notevolmente il gruppo sul piano della sicurezza energetica. Nei nuovi BRICS sarebbe quindi concentrato il controllo di una percentuale importante di risorse energetiche.

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Fig. 2 – I delegati delle sei nazioni invitate a far parte del gruppo BRICS (Argentina, Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita) insieme ai cinque leader originari alla conferenza di chiusura a Johannesburg

3. LE CONSEGUENZE A LIVELLO REGIONALE E INTERNAZIONALE

Sul piano regionale si è assistito da poco a una svolta storica: la riconciliazione tra l’Arabia Saudita e la Repubblica Islamica dell’Iran, avvenuta a marzo tramite la mediazione cinese. Ora, il fatto che le due potenze regionali si trovino nello stesso blocco strategico è segnale di un ulteriore avvicinamento: la presenza cinese non è casuale, a conferma del fatto che l’uso di soft power e diplomazia in un’area a elevatissima conflittualità è una strategia sempre più fruttuosa. L’alternativa al blocco occidentale e americano è sempre più esplicita: come la Russia, anche Teheran è ostacolata e isolata dalle sanzioni occidentali, mentre i Sauditi cercano di rendersi più autonomi dal controllo di Washington e spostano i propri interessi economici sempre più a est. In questo scenario, il fatto che il gruppo mediorientale si avvicini sempre più alla Cina come interlocutore estero privilegiato è significativo. 
La crescente influenza cinese in una zona che è sempre stata sotto stretto controllo americano ha pesanti ripercussioni a livello internazionale: non solo dal punto di vista commerciale e diplomatico, ma anche finanziario. Se alcune tra le maggiori economie del mondo iniziassero a commerciare tra loro senza il dollaro, per le Istituzioni di Bretton Woods sarebbe un segnale importante che il baricentro finanziario è sempre più verso l’Asia e il Pacifico. 

Beatrice Ala

Immagine di copertina: “President Cyril Ramaphosa XV BRICS Summit Open Plenary Session” by GovernmentZA is licensed under CC BY-ND

Beatrice Ala
Beatrice Ala

Romana di nascita, sono partita dalla Città Eterna spinta dalla mia passione per le relazioni
internazionali e per il Medio Oriente. Laureata in Geografia Politica ed Economica, mi sono
contemporaneamente diplomata presso la Scuola Superiore di Studi Avanzati della Sapienza. Frequento il Master MIM – Crossing the Mediterranean della Ca’ Foscari, che mi ha permesso di viaggiare continuamente per due anni tra Italia, Tunisia e Francia. Ho vissuto a Susa, in Tunisia, per fare ricerca sul campo: qui ho approfondito il mio interesse per la geopolitica e le dinamiche strategie nell’area MENA. Sono perennemente con le valigie in mano, ma mi fermo volentieri per un buon caffè.

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