lunedì, 11 Dicembre 2023

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La geopolitica delle smart cities in Asia

In breve

  • I Paesi ASEAN prevedono una crescita esponenziale della popolazione e dei centri urbani: risultano necessarie soluzioni IT per la complicata gestione cittadina.
  • Già esperta nella costruzione di smart cities su territorio nazionale, la Cina si profila come primo partner per l’avviamento di suddetti progetti, guidata da campioni IT quali Huawei, Tencent e ZTE.
  • L’ASEAN ha tuttavia coinvolto ulteriori attori, quali Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud: la costruzione delle smart cities nell’area si profila come un gioco competitivo a somma zero.

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Analisi – Lo sviluppo delle smart cities nei Paesi ASEAN è di fondamentale importanza per rispondere alle sfide poste dall’urbanizzazione vertiginosa del Sud-est asiatico. Pechino, campione regionale per lo sviluppo delle smart cities, compete tuttavia con altri Paesi intenzionati a partecipare a tali progetti. Una necessità infrastrutturale per i Paesi ASEAN si profila quindi come una sfida geopolitica tra potenze mondiali.

SMART CITIES E URBAN MANAGEMENT IN CINA

Le sfide poste dall’urbanizzazione richiedono sempre più l’ausilio della tecnologia e dell’intelligenza artificiale per l’ amministrazione degli spazi pubblici. Da questa necessità nasce quindi il concetto di “Smart City”, ossia un ambiente urbano che utilizza strumenti IT per scopi che includono gestione delle risorse, sicurezza, controllo dell’ inquinamento, mobilità green e monitoraggio della criminalità. Raccogliendo ed analizzando un’ingente quantità di dati, le smart cities garantirebbero una migliore e più efficiente gestione cittadina, colmando le falle tipiche dell’amministrazione pubblica. Lo sviluppo delle smart cities risulta una necessità sempre più pressante in aree che prevedono una crescita vertiginosa della popolazione, tra cui il Sud-est asiatico: stando alle statistiche, si prevede vi saranno ulteriori 70 milioni di persone che vivranno nei maggiori centri urbani dei Paesi ASEAN.

La Cina ha da lungo tempo sviluppato un sistema di smart cities fondato su una solida e collaudata architettura, peraltro in linea con gli obiettivi e le priorità di sviluppo nazionali. Il Ministero della Pubblica Sicurezza e diverse compagnie private – i principali promotori delle smart cities – sono stati in grado di connettere vari dispositivi e soluzioni IT per sviluppare spazi urbani con un centro di comando chiamato “city brain”. Tramite intelligenza artificiale, il “city brain” analizza i dati e li trasmette a un centro di controllo cittadino. I dati sono in seguito elaborati e trasformati in indicazioni, suggerimenti, allerte e ulteriori imput: i decision-makers locali sono infine tenuti a tradurre suddette informazioni in output decisionali. Gli obiettivi del Governo cinese spaziano ben oltre la mera gestione urbana: Pechino prevede infatti di agglomerare numerosi “city brains” urbani in gruppi di megalopoli – tra i possibili progetti figurano la Guangdong-Hong Kong-Macao Greater Bay Area e la Yangze River Delta area -, espandendo il sistema sino a “city-brains” provinciali e regionali. Questa rete dovrebbe poi evolvere in un “city brain” nazionale e, in ultima istanza, un sistema globale.  Nonostante gli ambiziosi progetti, al momento il mercato più ampio per le smart cities rimane proprio la Cina, con circa 500 piani in corso.

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Fig. 1 – Negozio e sede commerciale di Huawei a Shanghai

URBANIZZAZIONE, SICUREZZA E RISORSE: LE PRIORITA’ ASEAN

Le ambizioni globali cinesi trovano terreno fertile presso i Paesi ASEAN, mossi dalla necessità di sviluppare centri urbani più resilienti, efficienti e sostenibili. Suddetta esigenza è stata manifestata durante l’Asean Smart Cities Network del 2018, tenutosi durante la Presidenza di Singapore.  L’anno successivo, durante il summit ASEAN a Bangkok, è stato stilato l’ASEAN Smart Cities Network Action Plan, funzionale all’individuazione delle sei principali aree di focus – sanità, sicurezza, ecologismo, infrastrutture, industria e innovazione e società civile – e al lancio di 26 progetti pilota. Tra questi si annoverano città quali Bangkok, Hanoi, Ho Chi Minh City, Kuala Lumpur, Manila, Singapore, Vientiane e Yangon. Contestualmente, sono stati designati Stati Uniti, Australia, Corea del Sud, Giappone e Cina come partners principali per l’implementazione dei piani di sviluppo.

Questa partnership ben si sposa con le ambizioni globali di Pechino, che ha incapsulato suddetti progetti entro il più ampio perimetro della Belt and Road Initiative (BRI) e, in particolare, della Digital Silk Road. Già esperte nell’offrire servizi simili a livello nazionale, compagnie quali Huawei, Tencent e ZTE hanno un vantaggio significativo rispetto ai competitors e dominano infatti il mercato asiatico. Pechino ha già avviato una collaborazione con Jakarta per la costruzione della nuova capitale, Nusantara, e per l’avviamento di un ulteriore centinaio di smart cities entro il 2045: l’Indonesia è specialmente interessata a sviluppare soluzioni per l’uso delle risorse, la gestione delle fonti energetiche e il monitoraggio dell’inquinamento. A partire dal 2020, Kuala Lumpur ha invece adottato il “city brain” di Alibaba per guidare la transizione tech malesiana, fornire i necessari strumenti IT a università, imprese ed istituzioni e per migliorare la gestione cittadina. Pechino è inoltre impegnata in ulteriori progetti, tra cui figurano quelli di New Manila nelle Filippine, di New Yangoin City in Myanmar, dell’ Eastern Economic Corridor in Thailandia e della Forest City in Malesia.

Nonostante le soluzioni offerte da Pechino siano allineate con la China-ASEAN Strategic Partnership Vision 2023,  vi sono però diverse problematiche. La competizione tra Cina  e Stati Uniti, nonché preoccupazioni in termini di sicurezza e privacy, hanno infatti disincentivato il Vietnam ad affidarsi alle soluzioni tech cinesi, portando Hanoi ad appoggiarsi invece a compagnie occidentali come Qualcomm, Nokia ed Ericsson. Sebbene favorevoli alle iniziative di Pechino, Singapore, Malesia e Filippine hanno similmente espresso la necessità di diversificare le partnerships per non risentire negativamente della competizione a somma zero tra Cina e Stati Uniti.

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Fig. 2 – Tramonto su Kuala Lumpur, capitale della Malesia e uno dei principali centri urbani coinvolti nei progetti di “smart cities” nel Sud-est asiatico

SMART CITIES IN ASIA: UN GIOCO COMPETITIVO A SOMMA ZERO

La costruzione delle smart cities nei Paesi ASEAN assume connotati sempre più geopolitici nell’intricato scacchiere asiatico: nonostante il consolidato expertise cinese rappresenti un indiscutibile vantaggio per Pechino, la Cina deve fronteggiare varie questioni. Tra queste, la difficoltà di inserirsi in un mercato strettamente regolato come quello di Singapore ha infatti portato alla sconfitta di Huawei vis-à-vis Ericsson e Nokia. In Indonesia la Cina ha invece sperimentato le complicazioni di un’economia di mercato con pieni diritti sulla proprietà privata nell’ambito della costruzione della  Jakarta–Bandung High-Speed Rail. Infine, la Malesia ha espresso incertezze su come la Forest City Johor Bahru porterà impiego e accesso a soluzioni abitative abbordabili per la popolazione. Congiuntamente  a preoccupazioni in tema di sicurezza dei dati e privacy, considerazioni sulla sicurezza nazionale e incompatibilità degli standard tech, l’approccio top-down cinese viene messo in discussione dagli stessi membri ASEAN.

Per rispondere alle suddette preoccupazioni si inseriscono nell’equazione ulteriori attori quali Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, India, Russia, Giappone e Corea del Sud: questi Paesi rappresentano un’ importante alternativa per i Paesi ASEAN, da sempre impegnati nel mantenere un equilibrio strategico tra i maggiori attori globali. Vi sono inoltre ulteriori attori non-statali, quali Temasek Holdings – investitore singaporiano -, Mitsubishi e Amata Corporation – imprenditore edile industriale thailandese – che hanno avviato o annunciato progetti nella regione, aumentando la competizione e la pressione tra i vari stakeholders coinvolti.

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Fig. 3 – I capi di Stato e di Governo dei Paesi ASEAN insieme all’allora Premier cinese Li Keqiang (al centro) durante il Summit ASEAN-China di Singapore del 2018

La rivalità tra Pechino e Washington rappresenta un’altra importante variabile in grado di influenzare la geopolitica delle smart cities: a seguito del ban di Huawei da parte statunitense, si è assistito a una polarizzazione dei sistemi IT per le smart cities e a un decoupling tecnologico. Suddetta competizione potrebbere spingere la Cina a ricercare ulteriore indipendenza tech e accelerare ricerca e sviluppo. L’incompatibilità di standard e sistemi potrebbe rendere impossibile ogni futuro tentativo di collaborazione tra gli attori coinvolti, rendendo anche la costruzione delle smart cities un progetto competitivo a somma zero.

Francesca Leva

Hong Kong on the Rise in Wanchai” by ToGa Wanderings is licensed under CC BY

Francesca Leva
Francesca Leva

Classe 99’, ho studiato in Italia e in Cina per un Double Degree Master in Scienze Internazionali (Università di Torino) e China Studies (Zhejiang University International Business School).  Mi troverò ad Hong Kong da ottobre presso la Camera di Commercio Italiana e a collaboro nel contempo con riviste e centri studio di geopolitica. Sono interessata alle dinamiche regionali nella regione dell’ Indo-Pacifico, all’agenda di sviluppo cinese e alle relazioni di Pechino con Paesi terzi, nonché a come le traiettorie geopolitiche influenzano le opportunità di business tra Paesi.

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