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Il caldo ottobre di Gaza, la lunga storia di un conflitto

Analisi – L’operazione militare di Hamas e la risposta di Israele hanno sconvolto nuovamente le dinamiche in Medio Oriente. Ma cosa sta succedendo a Gaza e quali sono state le cause e le conseguenze dell’operazione “Al-Aqsa Flood”? In questa analisi proviamo a far luce sulle dinamiche complesse di un conflitto che sembra senza fine.

LA BRECCIA DI HAMAS

La mattina del 7 ottobre, i miliziani di Hamas hanno lanciato l’operazione “Al-Aqsa Flood” con attacchi coordinati via terra e via aria in diverse aree del territorio israeliano. Secondo quanto riferito da Al-Jazeera, circa 1000 miliziani delle forze speciali di Hamas (Nukhba) sono riusciti a superare il confine tra Gaza e Israele, costituito da sette punti di accesso, minando inizialmente la capacità delle forze di sicurezza israeliane di comunicare tra di loro. Il Guardian ha riportato come i miliziani hanno valicato i confini di Gaza da 15 diverse aree dove i controlli di sicurezza sono stati compromessi, incluso il gate di Erez, considerato uno dei più sorvegliati accessi alla Striscia. Circa 130 ostaggi sono stati catturati e tenuti a Gaza, e 260 sono stati i corpi ritrovati dai militari israeliani presso il sito di un festival a Re’im.

A seguito di questi attacchi, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno lanciato l’operazione “Iron Swords”. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha parlato dell’inizio di una guerra “lunga e difficile”, in cui Israele agirà “con un’irruenza e un’ampiezza che il nemico non ha mai conosciuto finora”. La durezza della risposta israeliana però non cela l’evidenza del totale fallimento di prevedere un attacco di tale portata da parte di Hamas.

Middle East Eye riferisce che 300mila riservisti israeliani sono stati richiamati per questa operazione, incluse le incursioni via terra che non si verificavano dal 2014, quando le forze israeliane entrarono a Gaza uccidendo 2.251 palestinesi (di cui 1.462 civili).

L’11 ottobre alle 18:00 (CET), il numero dei palestinesi rimasti uccisi negli scontri è di 1.100 a Gaza, e circa 1.200 in Israele.

Gli attacchi aerei israeliani (circa 50 dall’inizio delle operazioni al 10 ottobre) hanno colpito le infrastrutture pubbliche, il campo profughi di Jabalia e aree ad alta densità demografica. Tra domenica e lunedì il gruppo Palestinian Islamic Jihad (PIJ) ha provato a superare il confine di Israele dal Libano mentre membri di Hezbollah sono rimasti coinvolti nella risposta israeliana al confine libanese.

Fig.1 – Mappa della Striscia di Gaza e delle operazioni tra Hamas e forze israeliane. Fonte: ACLED, BBC, New York Times. Elaborata per Relief Web il 9 ottobre 2023.

L’ ANTEFATTO

L’attacco a sorpresa di Hamas è arrivato dopo che decine di coloni israeliani il 4 ottobre hanno fatto irruzione nel complesso Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme est per celebrare il quinto giorno di Sukkot. L’ingresso nella moschea è vietato dalla legge ebraica mentre i movimenti ultranazionalisti israeliani ne avevano invocato l’occupazione durante i festeggiamenti del Sukkot. Mohammed al-Deif il comandante della brigata Izz al-Din al Qassam di Hamas, ha rilasciato un comunicato dopo gli attacchi, giustificandoli come una risposta all’ingresso dei coloni nel sito di al-Aqsa e della situazione dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. La capacità di Hamas di fare breccia nel sistema di sicurezza israeliano fa comunque pensare che si tratti di un’operazione calcolata e pianificata precedentemente.

Questo evento è parte di una lunga storia di occupazione di Israele nei territori palestinesi che non giustifica la violenza di Hamas contro i civili israeliani, ma potrebbe essere utile a comprenderne le cause della resistenza violenta. Inoltre, le condizioni interne e regionali sembrano concorrere all’attuazione di questa operazione.

La situazione interna: Lo scorso settembre, un comunicato delle Nazioni Unite evidenziava come l’espansione dei coloni israeliani all’interno dei territori palestinesi occupati rappresentava una chiara violazione del diritto internazionale. Tor Wennesland, Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite per il Processo di Pace in Medio Oriente, aveva riportato attività di insediamento da parte delle autorità israeliane con un piano che prevedeva 6.300 unità abitative nell’Area C (corrispondente al 60% della Cisgiordania) e circa 3.580 a Gerusalemme est.

La situazione internazionale: Il coinvolgimento diretto dell’Iran sembrerebbe da escludere, in accordo anche con i comunicati rilasciati da Teheran, ma la normalizzazione dei rapporti con Israele da parte delle potenze regionali, formalizzato con gli accordi di Abramo, ha evidenziato la priorità degli interessi politici sulla questione palestinese da parte di altri attori regionali. L’operazione di Hamas e l’attacco ad Israele, oggi più che mai, sottolinea come questa normalizzazione dei rapporti con Israele e della violenza sistemica nei territori palestinesi non rappresenti un fattore di equilibrio in Medio Oriente ma ne alimenti le risposte violente e i movimenti estremisti come Hamas o PIJ.

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Fig. 2 – Gaza, 10 ottobre 2023. L’immagine mostra un’area colpita dagli attacchi aerei israeliani a seguito delle operazioni militari di Hamas del 7 ottobre.

HAMAS E NETANYAHU: UN DESTINO LEGATO A DOPPIO FILO?

Le forze palestinesi più violente come Hamas sono state negli anni alimentate dalle posizioni assunte dall’estrema destra israeliana. Nessuno dei due sembra remare verso un processo di pace, e cosa più importante, probabilmente uno non esisterebbe senza l’altro.

Chi è Hamas e da chi è supportato fuori da Gaza?

Hamas nasce come gruppo islamista militante e fazione della Fratellanza Musulmana in Palestina. Il gruppo prende il controllo della Striscia di Gaza con le elezioni del 2006, mentre Fatah è presente nei territori della Cisgiordania. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno inserito il gruppo nella lista delle organizzazioni terroristiche, data la sua connotazione violenta in risposta all’occupazione israeliana. Hamas (acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiya “Islamic Resistance Movement”) nasce nel 1987 durante la prima Intifada ed è stato nel tempo supportato da attori esterni come Iran ed Hezbollah in Libano. La vittoria di Hamas a Gaza non è casuale, trattandosi di un’area ad altissima densità di popolazione (2,3 milioni di persone in un territorio di 365 km2) con un altissimo tasso di disoccupazione (45%), mancanza dei servizi di base (quasi totalmente supportati dall’aiuto umanitario) e a cui Israele ha imposto un controllo di tutti i punti di accesso al territorio.

Una prima analisi mostra come l’operazione di Hamas sia frutto di spinte e dinamiche interne, interconnesse alle dinamiche regionali già in corso. Hamas ha voluto dimostrate ad Israele e al mondo che è capace di attaccare i territori israeliani oltre i confini di Gaza, ma è improbabile che questa dimostrazione militare possa apportare benefici politici al popolo palestinese. Inoltre, all’interno della Striscia, si erano verificate delle proteste interne da parte dei palestinesi contro il governo di Hamas, le quali contestavano la capacità di gestire l’enclave sotto l’assedio israeliano. La perdita di attenzione da parte della comunità internazionale e di consenso all’interno di Gaza, potrebbero aver spinto Hamas verso una manifestazione violenta della resistenza, con conseguenze disastrose per i civili a Gaza, come dimostra la dura risposta israeliana che prevede l’isolamento totale della Striscia e bombardamenti su aree densamente popolate da civili.

Nel frattempo, cosa sta succedendo in Israele?

Si tratta anche di un momento di debolezza di Netanyahu reinsediatosi a dicembre 2022. Gli ultimi mesi sono stati turbolenti per questo governo, alle prese con una riforma del sistema giudiziario che aveva animato l’opposizione e scatenato proteste nel Paese. Gli ultimi eventi hanno messo in luce anche l’incapacità di garantire la sicurezza da attacchi esterni e indebolito ulteriormente la posizione di Netanyahu.

Mercoledì 11 ottobre, il Primo Ministro israeliano e il leader dell’opposizione centrista Benny Gantz hanno concordato di formare un governo d’emergenza insieme al Ministro della Difesa Yoav Gallant.

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Fig. 3– Soldati delle forze israeliane nell’area di Kfar Aza dove decine di civili sono stati uccisi dai miliziani di Hamas.

LE PRIME RISPOSTE INTERNAZIONALI

La Commissione Europea ha subito condannato l’atrocità dell’attacco di Hamas nei territori israeliani, annunciando un processo di revisione dell’assistenza fornita alla Palestina. L’obiettivo è quello di evitare che i fondi europei possano in qualche modo favorire le attività di Hamas nel territorio. Questa revisione non riguarda comunque le attività di DG ECHO e l’aiuto umanitario fornito alla Palestina ma solo il supporto allo sviluppo fornito all’autorità palestinese e a tutti i territori palestinesi inclusa Gaza. Nel frattempo, Israele ha rifiutato la richiesta da parte delle autorità palestinesi riguardo all’ingresso di aiuti (incluso cibo e supporto medico) all’interno della Striscia e ha interrotto la fornitura di elettricità.

La posizione di Joseph Borell durante una riunione tra i Ministri degli Esteri dell’Unione Europea e quelli del Gulf Cooperation Council ha messo in evidenza la gravità della situazione a Gaza affermando “it is the fourth time in my life that I witness a war in Gaza, the bombing of Gaza, and terrorist actions which have been retaliated by Israel on their right of defence”. Un piano di pace in cui sia tenuta in considerazione la situazione nei territori palestinesi è necessario per evitare nuovi cicli di violenza e la responsabilità è degli attori regionali e internazionali in egual misura. Ciò riconduce alle dinamiche legate alla normalizzazione degli attori regionali con Israele, come già evidenziato prima.

Nel frattempo, Hezbollah ha espresso la vicinanza ad Hamas e il coinvolgimento futuro del gruppo libanese non è da escludere. L’International Crisis Group riporta che l’8 ottobre, Hezbollah ha sparato nella regione di Sheba Farms, nel Libano meridionale, che considera occupata da Israele, mentre Israele ha lanciato proiettili nelle aree agricole del Libano meridionale. Nessuno è rimasto ferito e nessuna red line è stata superata. Nel 2021 Hamas ed Hezbollah avevano costituito una “camera operativa militare congiunta” basata a Beirut, tramite la quale il gruppo libanese aveva mobilitato militanti palestinesi verso la Striscia durante le aggressioni israeliane del maggio 2021.

Gli scenari futuri restano difficili da prevedere, ma questa escalation, caratterizzata da eventi mai accaduti in precedenza, mostra come una soluzione duratura sia necessaria e una mediazione regionale ed internazionale debba fare i conti con tutte le fazioni coinvolte.

Altea Pericoli

Immagine di copertina: Photo by neufal54 is licensed under CC BY-NC-SA

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  • La mattina del 7 ottobre, i miliziani di Hamas hanno lanciato l’operazione “Al-Aqsa Flood” con attacchi coordinati via terra e via aria in diverse aree del territorio israeliano.
  • L’attacco a sorpresa di Hamas è arrivato dopo che decine di coloni israeliani il 4 ottobre hanno fatto irruzione nel complesso Moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme est per celebrare il quinto giorno di Sukkot.
  • Le forze palestinesi più violente come Hamas sono state negli anni alimentate dalle posizioni assunte dall’estrema destra israeliana.
  • Gli scenari futuri restano difficili da prevedere, ma questa escalation, caratterizzata da eventi mai accaduti in precedenza, mostra come una soluzione duratura sia necessaria e una mediazione regionale ed internazionale debba fare i conti con tutte le fazioni coinvolte.

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Altea Pericoli
Altea Pericoli

Nata nel 1992, attualmente sono postdoctoral research fellow presso la Lund University (Center for Advanced Middle Eastern Studies). I miei interessi di ricerca riguardano la geopolitica dell’area MENA e la visione islamica dell’aiuto umanitario e allo sviluppo. Dal 2018 collaboro al coordinamento del Desk Medio Oriente e Nord Africa.

Dei viaggi e del caffè (americano) non potrei mai fare a meno!

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