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L’Europa e le ultime previsioni del WTO

In 3 Sorsi – Il WTO ha rivisto a ribasso le stime del tasso di crescita dei volumi degli scambi commerciali. La Direttrice Generale dell’Ngozi Okonjo-Iweala ha dichiarato: “Il commercio continua a essere una forza di resilienza nell’economia globale, ma rimarrà sotto la pressione di fattori esterni nel 2023”. 

1. I DATI DEL WTO

Nell’ultimo rapporto “Global Trade Outlook and Statistics” di ottobre 2023, il WTO prevede che quest’anno il volume del commercio mondiale di merci cresca dello 0,8% in calo rispetto all’1,7% previsto ad aprile.
Il commercio mondiale e la produzione hanno subito un brusco rallentamento nel quarto trimestre del 2022, quando gli effetti di una politica monetaria più restrittiva si sono fatti sentire specie negli Stati Uniti e nell’Unione Europea.
Il calo dei prezzi dell’energia e la fine delle restrizioni pandemiche cinesi avevano alimentato le speranze di una rapida ripresa. Finora, queste speranze non si sono concretizzate, poiché l’inflazione è rimasta vischiosa sia negli Stati Uniti che nell’UE. Insieme alle conseguenze della guerra in Ucraina e della pandemia di Covid-19, questi sviluppi gettano un’ombra sulle prospettive del commercio nel 2023 e nel 2024.
Il rallentamento del commercio sembra essere di ampia portata, coinvolgendo un gran numero di Paesi e un’ampia gamma di beni, in particolare alcune categorie di prodotti manifatturieri come ferro e acciaio, apparecchiature per ufficio e telecomunicazioni, prodotti tessili e abbigliamento. Le cause esatte di questa decelerazione non sono chiare, ma si osserva che coesistono inflazionealti tassi di interesseapprezzamento del dollaro statunitense, componenti tutte riconducibili direttamente o indirettamente alle tensioni geopolitiche che attraversano la scena internazionale, ma soprattutto quella europea.
Non a caso, nel contesto delle previsioni del WTO riviste al ribasso, spiccano (in negativo) i dati dell’Europa, ove la crescita stimata delle esportazioni per il 2023 si attesta ad un modesto +0,4% a fronte di quella del Nord America che, si prevede, sarà del 3,6%.

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Fig. 1 – La Direttrice Generale del WTO, Ngozi Okonjo-Iweala

2. L’INFLAZIONE E I TASSI DI INTERESSE

L’inflazione e i prezzi delle materie prime possono influenzare fortemente l’andamento del volume degli scambi regionali.
I prezzi delle materie prime sono aumentati in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, poiché la possibilità di interruzioni dell’offerta ha innescato una corsa per garantire l’accesso ai prodotti energetici. Il prezzo del petrolio ha raggiunto il picco nel giugno 2022, mentre i prezzi del gas naturale hanno raggiunto il massimo storico nell’agosto dello stesso anno. 
Da allora, i prezzi dell’energia sono diminuiti drasticamente, ma rimangono elevati rispetto agli standard storici. Esiste il rischio che un rimbalzo dei prezzi durante i mesi invernali nell’emisfero settentrionale possa compromettere la ripresa economica, frenando il commercio internazionale.
Il calo dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia ha contribuito a ridurre i tassi di inflazione in molti Paesi, ma l’inflazione core (escluse queste voci volatili) rimane a livelli preoccupanti. Nell’agosto 2023, l’inflazione nell’Eurozona (5,2% principale, 5,3% core) è stata significativamente più elevata rispetto a quella degli Stati Uniti (3,7% principale, 4,3% core) e in Giappone (3,3% principale, 2,8% core), ma in tutti i casi è stata superiore agli obiettivi posti dalle Autorità monetarie. 
Alcuni banchieri centrali, in primis la BCE, hanno segnalato che i tassi di interesse potrebbero rimanere elevati per garantire che l’inflazione rimanga sotto controllo.
Così, il Presidente della Bundesbank (la Banca centrale tedesca), Joachim Nagel, ha ipotizzato nuovi interventi della BCE di rialzo dei tassi di interesse, nonostante le aspettative degli investitori siano rivolte piuttosto verso una graduale riduzione. 

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Fig. 2 – Valdis Dombrovskis, Vicepresidente Commissione UE con delega al Commercio Internazionale

3. L’EUROPA E LA GUERRA: PRIMA COMMERCIALE, POI MILITARE

In principio sono state le tensioni economiche e politiche che si stanno accumulando da diversi anni tra gli Stati Uniti e la Cina e che hanno portato all’imposizione di numerosi dazi ad aver innescato significativi cambiamenti nei modelli commerciali internazionali. Molto spesso tali cambiamenti sono definiti con il termine “deglobalizzazione”.
In proposito, i dati WTO aiutano a delineare il trend considerando l’andamento della quota di beni intermedi del commercio mondiale: tale misura è considerata un significativo indicatore dell’estensione delle catene di approvvigionamento globali e registra, nella prima metà del 2023, una notevole flessione.
Non è chiaro se il calo sia dovuto alle tensioni geopolitiche o al recente rallentamento economico globale.
Qualunque sia la ragione, i dati suggeriscono che i beni continuano a essere prodotti attraverso catene di approvvigionamento complesse, ma che l’estensione di queste catene potrebbe aver raggiunto il livello massimo.
Altri dati suggeriscono però che, ferma la lunghezza e la complessità delle catene di approvvigionamento, le tensioni geopolitiche ne stiano determinando un cambiamento di direzione.
Si fanno strada gli effetti del chiaro orientamento emergente nella Relazione annuale 2022 sull’attuazione della politica estera del Parlamento europeo, approvata il 18 gennaio 2023: “Rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento strategiche e delle infrastrutture critiche dell’UE […] al fine di prevenire gravi perturbazioni della catena di approvvigionamento e ridurre, a livelli non critici, la dipendenza dell’UE dai Paesi terzi, in particolare quelli che non condividono i valori dell’Unione o con i quali l’Unione si trova in uno stato di rivalità sistemica; […] intensificare la cooperazione con i partner democratici per assicurarsi le risorse strategiche”.
È questa la strada giusta per l’Europa? I dati del WTO, come evidenziato, sembrerebbero dimostrare il contrario, almeno nel brevissimo periodo. La strada tuttavia è lunga e impervia e la politica commerciale comune è chiamata a interpretare le nuove, mutate, priorità politiche dell’UE, progressivamente spostate da un’ampia, quasi indistinta, cooperazione multilaterale nell’ambito di mercati globalizzati verso partenariati strategici più strettamente definiti con Paesi occidentali e vicini, più affini in termini politici e valoriali. L’insegnamento, che è anche un monito, di Mario Draghi è chiaro: “[Europe] has to confront common, imported shocks like the pandemic, the energy crisis and the war in Ukraine. These shocks are too large for countries to handle on their own […]”.

Filomena Ratto

WTO Public Forum 2010” by World Trade Organization is licensed under CC BY-SA

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Perchè è importante

  • Nell’ultimo rapporto “Global Trade Outlook and Statistics” di ottobre 2023, il WTO prevede che quest’anno il volume del commercio mondiale di merci cresca dello 0,8% in calo rispetto all’1,7% previsto ad aprile.
  • Le cause esatte di questa decelerazione non sono chiare, ma si osserva che coesistono inflazione, alti tassi di interesse, apprezzamento del dollaro statunitense, componenti tutte riconducibili direttamente o indirettamente alle tensioni geopolitiche che attraversano la scena internazionale, ma soprattutto quella europea.
  • Il calo dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia ha contribuito a ridurre i tassi di inflazione in molti Paesi, ma l’inflazione core rimane a livelli preoccupanti. 

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Filomena Ratto
Filomena Ratto

Originaria di Napoli, laureata in Giurisprudenza. Frequento il College of Europe di Bruges. Mi affascinano gli aspetti giuridici delle relazioni esterne dell’UE e dello sviluppo dinamico della politica commerciale comune. Amo leggere e cucinare.

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