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Gli interessi russi nella guerra civile in Sudan

In 3 sorsi Da aprile 2023 si registrano violenti scontri in Sudan in seguito all’ennesimo colpo di Stato che vede contrapposto il Generale Dagalo (noto come Hemedti) all’esercito regolare di al-Buhran. Se da una parte molti attori internazionali decidono di evacuare i propri civili, la Russia non sta a guardare e approfitta economicamente della situazione.

1. LA GUERRA CIVILE IN SUDAN

A partire dal 2019 il Sudan è stato teatro di tre colpi di Stato: il primo con lo scopo di deporre il Presidente Omar al-Bashir, al potere dal 1993; il secondo nel 2021 e l’ultimo nell’aprile 2023. Quest’ultimo, attuato da Hemedti, a capo delle Forze di Supporto Rapido (RSF), segue mesi di instabilità causati dal precedente Governo transitorio instauratosi nel 2021. Nell’aprile scorso le tensioni tra le RSF e l’Esercito ufficiale, guidato invece da Abdel al-Burhan (capo dello Stato), esplodono e il Paese cade nuovamente in una guerra civile che – fino ad ottobre – ha causato più di 9mila morti, creando “una delle catastrofi umanitarie peggiori nella storia recente” secondo il Sottosegretario generale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite. Ancora una volta, dietro l’acuirsi degli scontri si trovano ragioni economico-militari. Le tensioni tra i due leader giungono infatti al massimo quando al-Burhan firma un accordo che avrebbe previsto la reintegrazione delle RSF nell’esercito regolare, togliendo così a Hemedti il proprio braccio armato. Ciò non significa solo far venire meno la forza sul campo di Hemedti, ma anche privarlo di quell’apparato necessario per assicurare i propri interessi economici e arricchirsi. Perché le RSF vengono impiegate nel controllo delle miniere d’oro garantendo così un enorme profitto a Hemedti (e non solo) a discapito della popolazione sudanese.

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Fig. 1 – Il comandante delle Forze di Supporto Rapido (RSF), Mohamed Hamdan Dagalo, meglio noto come Hemedti

2. IL RUOLO DELLA RUSSIA E DELLA WAGNER NEL CONFLITTO

Se molti Paesi hanno deciso di rispondere a questa emergenza evacuando i propri civili (tra cui l’Italia), altri hanno invece deciso di approfittare della situazione caotica per esercitare i propri interessi – e qui entrano in gioco la Russia e la Wagner.
Dopo la deposizione di al-Bashir (sostenuto dal Cremlino), Mosca ha fin da subito dichiarato il proprio supporto a Hemedti fornendo armi e assistenza militare. La ragione di questo aiuto si trova in interessi economici comuni più che in motivazioni di vicinanza ideologico-politica: nella figura di Hemedti il Cremlino ha trovato infatti un ottimo partner in grado di garantirle accesso alle riserve minerarie di oro – di cui il Paese è particolarmente ricco – in cambio di supporto militare (sotto forma di armamenti, materiali e addestramento) fornito dalla Wagner. E il traffico illegale di oro in cui è impegnata Mosca è diventato ancora più importante soprattutto in seguito alle sanzioni economiche imposte dall’Occidente per l’invasione dell’Ucraina: l’attività fornisce infatti a Mosca un modo efficace e rapido per contenerle. E per il Sudan la Russia ha rappresentato fin dallo scoppio della guerra in Darfur un importante partner: soggetto a sanzioni occidentali dagli anni Novanta, con lo scoppio della guerra nel Darfur e i conseguenti embarghi ONU contro il regime, per Khartoum, sempre più isolata sul piano internazionale, era necessario trovare un partner che continuasse a fornire supporto militare. E qui si inserisce perfettamente l’azione di Mosca, che comincia a fornire sostegno militare in cambio di concessioni economiche sulle risorse naturali del Paese – prima tramite al-Bashir e poi tramite Hemedti.

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Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov insieme a Hemedti nel febbraio 2022

3. NUOVI INTERESSI GEOPOLITICI

Secondo un’inchiesta della CNN, Mosca (tramite il gruppo Wagner) fornisce a Hemedti e alle sue forze missili dall’inizio degli scontri. Inoltre la Wagner si sarebbe servita delle proprie basi militari in Siria e Libia per offrire supporto alle RSF, affermandosi anche come il principale fornitore di armi del Paese africano negli ultimi anni.
Ma a differenza del passato, per Mosca oggi si aggiunge una motivazione in più: la possibilità di vedere finalmente realizzata la tanto auspicata base navale a Port Sudan. Per la prima volta discussa nel 2017, in seguito alla deposizione di al-Bashir e ai tre colpi di Stato il Cremlino si è visto sfuggire questa possibilità. Ora il coinvolgimento russo in Sudan e il suo totale appoggio a Hemedti mirano anche a quella base, che per Mosca acquisisce un ruolo di estrema importanza: con un’installazione sul Mar Rosso e le due già esistenti nel Mediterraneo (in Libia e Siria), la Russia potrebbe concretizzare la propria ambizione di diventare una potenza navale influenzando anche il traffico commerciale nel Mar Rosso e stabilendosi in un’area chiave, tra l’Africa e il Medio Oriente e tra l’Europa e l’Asia.

Irene Barbon

Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • In Sudan prosegue il conflitto dopo l’ennesimo colpo di Stato che ha causato una guerra civile in un Paese già instabile da anni.
  • La Russia e il gruppo Wagner non stanno a guardare e approfittano della situazione per trarne benefici economici.
  • La situazione di instabilità interna del Sudan potrebbe permettere alla Russia di realizzare la tanto auspicata base militare sul Mar Rosso.

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