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Nuova frontiera del dibattito nucleare?

Caffè lungo – Durante la COP28 di Dubai, ventidue Paesi hanno stipulato un accordo con il  quale si impegnano a triplicare la produzione di energia atomica entro il 2050. L’evento ha riacceso il dibattito sul nucleare confermando la contrapposizione franco-tedesca sul tema oltre ad aprire nuovi scenari di multilateralismo sulle energie rinnovabili.

IL NUCLEARE ALLA COP28

L’appena conclusa COP28 ha segnato una svolta rilevante sul tema del nucleare. Il 2 dicembre 2023, ventidue Paesi hanno siglato un accordo con il  quale si impegnano a triplicare la produzione dell’energia nucleare entro il 2050. La centralità di questa decisione  è stata ribadita dal ventottesimo punto del Global Stocktake, documento che valuta lo stato di avanzamento dei Paesi nel raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015. Anche il decimo punto della Dichiarazione conclusiva l’intera COP28, ribadisce l’importanza dell’accordo in quanto permette alle politiche di finanziamento dell’energia di includere il nucleare. L’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) ha accolto con favore  l’accordo reputandolo storico in quanto per la prima volta il nucleare viene riconosciuto come fattore necessario all’abbattimento delle emissioni climalteranti.

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Fig. 1 – I partecipanti assistono al tredicesimo giorno della Conferenza sul clima COP28 dell’UNFCCC, Dubai.

UN DIBATTITO RINNOVATO

Il nuovo accordo si inserisce nel rinnovamento di un dibattito decennale circa i rischi e i benefici dell’uso dell’energia nucleare in ambito civile. Dal 2020 ad oggi, la crisi climatica e l’invasione russa dell’Ucraina hanno rappresentato i principali fattori di una nuova crisi energetica internazionale che ha costretto l’Occidente a rivedere i propri obiettivi strategici. Questi  elementi hanno messo nuovamente al centro del dibattito l’uso dell’atomo come soluzione a queste sfide. La tecnologia nucleare è, nel frattempo,  progredita: il World Economic Forum considera  che gli impianti di ultima generazione, ovvero i reattori modulari piccoli (SMR), siano più sicuri, efficienti (ossia producono meno scorie radioattive e più elettricità) e a minor impatto ambientale rispetto a quelli utilizzati attualmente, i c.d. reattori di terza generazione. Su questo sfondo, emergono  anche gli ultimi progressi nell’ambito della fusione nucleare, un metodo alternativo di produzione a quella tradizionale di fissione.

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Fig. 2 – Olaf Scholz, cancelliere della Germania ed Emmanuel Macron, presidente francese, durante un vertice dei leader dell’Unione europea.

FRATTURE EUROPEE

Il progresso sul campo e sul fronte degli accordi multilaterali, tuttavia, non ha convinto tutti gli Stati dell’UE ad identificare il nucleare come soluzione condivisa alla crisi energetica. Infatti, va sottolineato come quindici dei ventidue Paesi firmatari dell’accordo alla COP28 fanno parte della sfera europea. In questo gruppo, dodici sono attualmente membri dell’UE. Tuttavia, altri Paesi dell’Unione economicamente rilevanti, come la Germania, non hanno preso parte all’accordo. La loro assenza riflette il perdurante dibattito a livello comunitario sul tema dell’energia atomica. Da un parte, i principali sostenitori del nucleare, guidati  dalla Francia, vedono l’energia atomica come parte integrante delle energie rinnovabili in quanto eviterebbe l’emissione in atmosfera di anidride carbonica. La Francia, infatti, è leader nel settore nucleare ed è il Paese con le emissioni più basse tra le principali economie dell’UE, sostenendo l’esito positivo dell’accordo. Dall’altra parte, la Germania si fa portavoce di un gruppo di Paesi che a più riprese hanno espresso perplessità circa i benefici del nucleare, invitando caldamente all’utilizzo di energie rinnovabili ed e-fuels, ovvero carburanti sintetici prodotti tramite fonti energetiche green. La reazione della stampa tedesca è stata tiepida all’indomani dell’accordo COP28. Infatti, i media e i rappresentanti politici e della società civile locali hanno dato maggior rilevanza al cosiddetto “phase out“, ossia alla volontà di “abbandonare” i combustibili fossili, che all’accordo sul nucleare. Ci sono poi alcuni Paesi come Belgio e Italia che si pongono come  “osservatori neutrali” e che offrono  un ruolo di mediatore all’interno del dibattito. 

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Fig. 3 – Alexander De Croo, primo ministro del Belgio.

SVILUPPI FUTURI

A prescindere dalle divisioni esistenti, l’accordo sul nucleare raggiunto a Dubai andrà oltre ad una semplice dichiarazione d’intenti. Difatti, il Primo Ministro belga Alexander De Croo ha annunciato che il suo Paese ospiterà il primo vertice mondiale sul nucleare a marzo del 2024 con lo scopo di avanzare nel raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050. Ancora da accertare rimane la fattibilità dell’accordo del 2 dicembre all’atto pratico così come un possibile cambio di direzione di Berlino sul tema. Tuttavia, quest’ultima opzione  rimane ad oggi una remota possibilità, considerando che a marzo 2023 la Germania ha spento le sue ultime tre centrali nucleari terminando così il suo ciclo di chiusure graduali avviato all’inizio degli anni Duemila. In ogni caso, il tema del nucleare ha tutto il potenziale per rappresentare una nuova base da cui partire per riformare e ripensare il settore delle energie rinnovabili.

Lorenzo Avesani

Immagine di copertina: “Nuclear Wetlands” by James Marvin Phelps is licensed under CC BY-NC

Dove si trova

Perchè è importante

  • Dubai è stata la sede di un accordo storico sulla triplicazione della produzione dell’energia nucleare entro il 2050.
  • L’accordo, assieme all’attuale crisi energetica, riaccende il dibattito mai sopito sull’utilizzo dell’energia nucleare a scopo civile.
  • Il dibattito sul nucleare da sempre divide l’Unione Europea in due schieramenti guidati da Francia e Germania. 
  • L’accordo di Dubai ha avviato un nuovo confronto  multilaterale che potrebbe ridefinire la concezione strategica del settore energetico rinnovabile.

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Lorenzo Avesani
Lorenzo Avesani

Nato e residente a Negrar di Valpolicella (VR), classe 1999. La mia carriera universitaria si è sviluppata a Trento e a Forlì nell’ambito delle Relazioni Internazionali. Ho vissuto un’esperienza Erasmus in Slovacchia dove ho coltivato la passione per l’Europa centro-orientale. Mi interessano particolarmente le tematiche riguardanti sicurezza energetica e cambiamento climatico.

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