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Recovery Fund: a che punto siamo?

AnalisiIl Recovery Fund è stato l’esito di un accordo epocale per co-finanziare a livello europeo una ripresa congiunta dalla crisi pandemica. Oggi, quattro anni, dopo l’iniziale accordo, è importante fare il punto degli obiettivi raggiunti e delle sfide future per i singoli Paesi e per la zona euro.

NEXT GENERATION EU: TRACCIANDO LO SVILUPPO DI UN PIANO EPOCALE

Durante i momenti più neri della pandemia da Covid-19, i leader europei, su iniziativa di Francia e Germania, hanno raggiunto un accordo epocale su un programma di finanziamento straordinario, volto a supportare la ripresa dalla drammatica crisi economica indotta dall’emergenza sanitaria. Next Generation EU è stato l’attuazione di questa iniziativa: per la prima volta i vertici europei hanno raggiunto un accordo velocemente per un indebitamento collettivo di 750 miliardi di euro. Nel corso dei mesi successivi i Paesi membri hanno inviato piani di riforma a Bruxelles che sono stati analizzati e poi approvati, garantendo a ogni Stato vari livelli di finanziamento in base alle rispetti e richieste ed esigenze. Sebbene si sia molto parlato del Recovery Fund e dei piani nazionali nella loro fase iniziale, ultimamente si è discusso poco dello stato di attuazione dei piani di rilancio. Questo articolo analizza brevemente la situazione nelle tre più grandi economie europee: Francia, Germania, Italia. Dal successo del piano in questi Paesi, dopotutto, dipende il successo di Next Generation EU in generale e, di conseguenza, la stabilità economica dell’eurozona.

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Fig. 1 – La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

FRANCIA: RILANCIO DELLA CRESCITA?

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Il piano di ripresa francese integra parte dei finanziamenti europei con un piano di finanziamento nazionale sotto il nome di France Relance (del quale il 40% sostenuto con fondi europei). Il piano è stato oggetto di grandi discussioni legate alla sua struttura, che inizialmente sembrava troppo complessa e difficile da gestire a livello amministrativo. Queste difficoltà sembrano per il momento superate, dal momento che il piano francese è uno di quelli che maggiormente ha raggiunto gli obiettivi posti dalla Commissione. Di recente il piano ha subito una modifica che lo ha indirizzato maggiormente verso gli obiettivi connessi alla transizione ecologica, che compongono circa il 49% totale. Gli interventi si sono concentrati soprattutto sull’ammodernamento degli immobili e sul loro efficientamento energetico, oltre che sulla ricerca su idrogeno e altre fonti energetiche neutrali rispetto ai combustibili fossili. La sfida del piano francese ora sembra essere capire se le varie misure inserite votate alla competitività possono contribuire in modo sostanziale a rilanciare la crescita, che per il momento sembra ristagnare.

Fig. 2 – Il logo del Recovery Plan francese, France Relance

GERMANIA: UN PICCOLO PIANO CON GRANDI OBIETTIVI

Il piano tedesco può essere sicuramente considerato sostanzialmente diverso rispetto a quello francese o italiano: i finanziamenti richiesti sono molto più ridotti, ammontando solo a 4 miliardi di euro, circa lo 0,78% del PIL nazionale (contro i 194 miliardi del piano Italiano, ad esempio, che rappresentano quasi il 10% del PIL). L’attuazione del piano resta comunque un’importante sfida, dal momento che la maggior parte degli investimenti riguarda settori nei quali l’intervento pubblico negli ultimi decenni è sostanzialmente mancato, come la digitalizzazione e le infrastrutture. Questo tipo di investimenti interessa soprattutto il settore pubblico, tramite il finanziamento indiretto (attraverso i Laender) di scuole e altri istituti educativi. Inoltre il piano si concentra sui finanziamenti alla transizione verde ed energetica. L’attuazione dei progetti sembra essere in linea con le tempistiche settate da Bruxelles. Resta da chiedersi però se i fondi necessari e la dimensione contenuta del piano possano essere abbastanza per supplire alla mancanza di investimento pubblico, di cui il Paese sembra invece avere grande bisogno.

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Fig. 3 – Il passaggio di consegne alla guida del Governo da Giuseppe Conte e Mario Draghi, il 13 febbraio 2021

ITALIA: I PIANI CAMBIANO

L’Italia ha sicuramente visto più degli altri Paesi diversi cambiamenti a livello politico negli ultimi anni, che hanno prodotto varie modifiche nella struttura e nella governance del piano. La prima proposta del piano è stata elaborata nel 2020 sotto il Governo Conte, alla quale ne è seguita un’altra nel 2021 da parte del Governo Draghi. Di recente, infine, il Governo Meloni ha modificato in modo importante le strutture di governance, riducendone la frammentazione in favore di un accentramento della gestione. Uno dei nodi cruciali da risolvere per portare avanti l’attuazione del piano oggi è rendere possibile per le amministrazioni locali partecipare ai complessi bandi che stanno dietro ai progetti. La mancanza di capacità amministrativa sembra di fatto essere un grande ostacolo nel partecipare ai bandi del PNRR per le amministrazioni più piccole e con meno risorse, anche a causa dei tagli agli enti locali degli ultimi anni. Nel luglio 2023, inoltre, l’Italia ha inviato a Bruxelles una nuova versione del piano con alcuni cambiamenti rispetto alle aree di investimento (circa 16 miliardi di euro): sono stati definanziati vari progetti legati alla transizione ecologica, digitale ed energetica, insieme a progetti legati all’inclusione sociale. Queste risorse sono state ridirette su progetti legati al piano RepowerEU, con l’approvazione di Bruxelles. Molti osservatori si sono chiesti se questa ulteriore rimodulazione contribuirà a rallentare l’attuazione del piano. Per il momento, però, sembra che l’Italia resti in linea con il raggiungimento degli obiettivi posti da Bruxelles.

Camilla Locatelli

Photo by geralt is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • Next Generation EU è il meccanismo di finanziamento messo in atto a seguito della pandemia per rilanciare la crescita all’interno dei Paesi dell’eurozona.
  • Lo stato attuale dei piani è diverso per tutti i membri, che affrontano sfide proprie a livello economico.
  • Le tre grandi economie, Francia, Germania e Italia, sembrano in linea con l’attuazione dei piani, sebbene alcune criticità emergano in ognuno dei Paesi.

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