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Sanità in America Latina e fragilità del sistema: chi paga il prezzo più alto?

Caffè lungo – Nonostante gli investimenti, i sistemi sanitari dell’America Latina continuano a lottare con disparità, costi insostenibili, inefficienze strutturali e “fuga di cervelli”.

UN SISTEMA SOTTO PRESSIONE

Negli ultimi anni la crisi sanitaria è diventata una delle principali sfide per l’America Latina. La pandemia di Covid-19 ha aggravato fragilità già esistenti, evidenziando carenze strutturali e amplificando le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. Nel 2020 infatti, in media, in 14 Paesi dell’America Latina e dei Caraibi il 16% delle famiglie urbane e il 21% di quelle rurali non ha potuto ricevere cure mediche essenziali. Inoltre, tra il 2010 e il 2019, la spesa sanitaria pro capite della regione è cresciuta a un tasso medio del 4,9% annuo, mentre il PIL è aumentato solo del 3,1%. Oltre ciò, permane ancora un divario significativo rispetto ai Paesi OCSE: nel 2019, la spesa sanitaria rappresentava il 6,9% del PIL in America Latina e nei Caraibi, rispetto all’8,5% della media OCSE.

Fig. 1 – Lineplot dell’indicatore “Current health expenditure as percentage of GDP (%)”, 2022, World Health Organisation

INVESTIMENTI E COSTI INSOSTENIBILI

L’aspettativa di vita varia sensibilmente all’interno della regione. I livelli più alti si registrano in Cile (81 anni per gli uomini, 83,8 per le donne) e Costa Rica (80,8 e 83,3 anni), entrambi superiori alla media OCSE. All’estremo opposto, Haiti (64,3 e 66,5 anni) e Guyana (70 e 73,5 anni) mostrano valori nettamente inferiori. Un miglioramento nella regione, si è verificato nel tasso di mortalità infantile, sceso del 38% tra il 2000 e il 2020 (da 24,2 a 15 decessi per 1.000 nati vivi), pur restando 2,7 volte superiore alla media OCSE. Questi dati rispecchiano anche le differenze nella spesa sanitaria in rapporto al PIL. Come si vede nella figura 1, nel 2022 Cuba ha destinato l’11,79% delle proprie risorse alla sanità, seguita da Cile (10,06%), Argentina (9,86%) ed El Salvador (9,84%). La Guyana si conferma essere la più bassa con 3,01%, poco sotto Haiti (3,21%). Tuttavia, un investimento maggiore non sempre rappresenta un miglioramento delle condizioni di salute, a causa di fattori come sicurezza economica, tasso di occupazione, criminalità: la Costa Rica, ad esempio, nonostante l’alta aspettativa di vita, ha investito solo il 7,18% del PIL. Anche Cuba, sebbene destini una quota elevata al settore sanitario, ha una aspettativa di vita media nel 2022 di 78,1 anni.
Un’altra criticità è l’alto livello di spesa sanitaria “out-of-pocket”, cioè “fuori dal portafoglio”. Questo parametro è parte della spesa sanitaria privata, e comprende qualsiasi esborso diretto da parte delle famiglie, a favore di operatori sanitari, fornitori di prodotti farmaceutici o servizi medici. Nel 2019, in media, il 32,4% delle spese mediche nella regione è stato pagato direttamente dai cittadini, una quota ben superiore alla media OCSE che raggiunge solo il 20%. Sebbene alcuni Paesi abbiano ridotto questa percentuale tra il 2010 e il 2019, l’impatto economico sulle famiglie resta pesante: nel 2019, circa il 12,7% della popolazione è sceso al di sotto della linea di povertà. Come mostrato nella figura 2, il Paese con percentuale di PIL maggiore di investimento, Cuba, registra anche il secondo valore di spesa privata individuale più basso (11,13%), subito dopo la Giamaica (11,09%). L’Argentina invece, che investiva quasi il 10% del proprio PIL, riporta una spesa privata del 26,4% e soffre di un sistema sanitario con lunghe procedure burocratiche e seri ritardi nell’ottenimento delle visite. El Salvador, che nel 2022 aveva una situazione di PIL investito simile all’Argentina, raggiunge nello stesso anno il 31,61% di spesa privata, accompagnato da assenze di medicinali. Il Cile, infine, nonostante l’oltre 10% di investimento, ha una spesa privata che supera il 35% (2022) con liste d’attesa infinite nel settore pubblico: a settembre 2024 più di 2,5 milioni di persone erano in attesa di cure.

Fig. 2 – Scatterplot della spesa statale in % di PIL associata alla spesa out-of-pocket nel totale della spesa sanitaria, 2022, World Health Organisation

TRASFORMARE LE SFIDE IN OPPORTUNITÀ

Riforme che migliorino la copertura e la qualità dei servizi sanitari, garantendo un accesso equo e sostenibile ai servizi sanitari, sono necessarie. Un indicatore chiave per monitorare i progressi è l’Universal Health Coverage (UHC) Service Index, che misura l’accesso ai servizi sanitari essenziali. Come mostrato nella figura 3, tra il 2000 e il 2021 la maggior parte dei Paesi della regione, come la Dominica o il Perù, ha subito dei decrementi dell’indice negli anni finali. La Bolivia, il Messico, la Repubblica Dominicana e Haiti (che partiva da un indice di 27 nel 2000), hanno registrato solo incrementi. Altri Paesi come l’Argentina o Cuba, nonostante dei lievi decrementi prima del 2019, tra il 2019 e il 2021 sono migliorati mostrando un andamento crescente dell’indice. Nonostante ciò, sono necessari ulteriori sforzi per raggiungere una copertura sanitaria universale. Investire nella tecnologia, nella remunerazione del personale sanitario, e promuovere politiche pubbliche orientate all’equità, sono passi fondamentali per evitare il deterioramento dei sistemi sanitari latinoamericani. L’iniziativa del “Plan Nacer” in Argentina ha dimostrato che è possibile migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria attraverso programmi mirati e investimenti adeguati. Tuttavia permangono sfide significative, tra cui la necessità di aumentare i salari del personale sanitario e affrontare le rivendicazioni sindacali. Ad esempio, nel 2024 il maggiore ospedale pediatrico a sud di Buenos Aires, il Garrahan, ha guidato una protesta contro i tagli al bilancio sanitario, evidenziando le difficoltà finanziarie e la fuga di specialisti a causa di salari non competitivi.

Fig. 3 – Barplot dell’UHC index, 2021, World Health Organisation

Sofia Noemi Crobeddu

Photo by AhmadArdity is licensed under CC BY-NC-SA

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  • La crisi sanitaria dell’America Latina ha amplificato le disuguaglianze, in particolare dopo la pandemia.
  • Migliorare la copertura e la qualità dei servizi sanitari garantisce un accesso equo e sostenibile a tutte le persone.

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Sofia Noemi Crobeddu
Sofia Noemi Crobeddu

Statistica e data scientist, sono appassionata dell’utilizzo di strumenti statistici e di data science per analizzare e ridurre le disuguaglianze sociali, oltre a monitorare i fenomeni legati al cambiamento climatico. Credo fermamente nel potenziale dell’intelligenza artificiale per sviluppare soluzioni innovative che possano affrontare le grandi sfide sociali e generare un impatto positivo nel mondo.

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