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Corno d’Africa: Etiopia ed Eritrea sull’orlo di un conflitto?

In 3 sorsi A sette anni dallo storico incontro tra Abiy Ahmed, Primo Ministro etiope, e Isaias Afewerki, Presidente dell’Eritrea, i due Paesi sono di nuovo sull’orlo di una guerra. Sui rapporti pesa anche la complessa situazione geopolitica nel Corno d’Africa.

1. UNA NUOVA GUERRA NEL CORNO D’AFRICA?

Negli ultimi mesi le tensioni tra Eritrea ed Etiopia sono aumentate in relazione alle dichiarazioni rilasciate da Abiy Ahmed e da membri dell’esercito etiope. Questi hanno fatto allusioni all’eventualità di ottenere uno sbocco sul Mar Rosso, perso con l’indipendenza dell’Eritrea nel 1991, presso Assab (Eritrea) o altrove. Tra una dichiarazione belligerante e l’altra, Ahmed ha anche offerto un ramo d’ulivo, affermando che USA, Europa, Cina, Turchia e Arabia Saudita potrebbero avere un ruolo di mediatori tra le parti. I contrasti si inseriscono in una situazione già tesa nel Corno, con i due Paesi che si trovano coinvolti a vario titolo anche sul fronte sudanese. Da due anni in Sudan si combatte infatti una guerra civile tra la Rapid Support Forces (RSF) di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti e le Sudanese Defence Forces (SDF) guidate da Abdel Fattah al-Burhan. Proprio la fazione del Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, secondo alcune notizie uscite negli scorsi mesi, riceverebbe supporto da Asmara, e ha recentemente accusato l’Etiopia di ospitare una base del RSF.

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Fig. 1 – Il Presidente eritreo Isaias Afewerki (a destra) accolto dal Primo Ministro etiope Abiy Ahmed all’aeroporto di Addis Abeba durante lo storico incontro del 14 luglio 2018

2. TENSIONI INCROCIATE: LE ORIGINI DELLE CONTESE

Dopo l’indipendenza eritrea, Addis Abeba ed Asmara si sono combattute dal 1998 al 2000 in un conflitto che ha lasciato 100mila morti sul terreno e diverse rivendicazioni territoriali. La salita al potere di Abiy Ahmed ha però portato al sopracitato incontro del 2018, in seguito al quale si era avviata una normalizzazione delle relazioni diplomatiche. Due anni dopo, Etiopia ed Eritrea avevano persino unito le forze nel nord dell’Etiopia contro il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray (TPLF) – alleato dell’Eritrea durante la guerra d’indipendenza e a capo del Paese fino al 2018. Tuttavia la pace separata siglata nel 2022 tra Addis Abeba e il TPLF, che ha tagliato fuori Asmara, ha fatto riaffiorare le tensioni, con l’Eritrea che ha cominciato a sostenere le fazioni dissidenti del TPLF. Nel mentre, Abiy Ahmed ha dovuto anche far fronte alle crescenti divisioni interne, acuitesi durante il conflitto: negli ultimi anni la milizia amharica Fano e l’Oromo Liberation Army (OLM) hanno infatti dato vita a delle insurrezioni armate nelle regioni dell’Amhara e dell’Oromia. Le ribellioni si inseriscono all’interno del vuoto politico seguito alla dissoluzione dell’Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front, la coalizione dominante che aveva unito le formazioni politiche più importanti dell’Etiopia e retto il Paese dal 1993 al 2018, quando era stato eletto Abiy Ahmed. Nella ottica del Presidente, la crescita economica, aiutata dalla costruzione della Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga sul Nilo, avrebbe dovuto portare a una maggiore proiezione geopolitica dell’Etiopia e a un superamento delle tensioni interne. Tuttavia, queste non solo non si sono placate, ma si sono spesso saldate con quelle esterne, come proprio nel caso della diga, contestata dall’Egitto, alleato di Asmara.

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Fig. 2 – Reparti etiopi durante la parata per la 116ma ricorrenza dell’Ethiopian Defense Force Day, Addis Abeba, 26 ottobre 2023

3. UN CONFLITTO (DIFFICILMENTE) REGIONALE

Un eventuale conflitto tra i due Paesi coinvolgerebbe presto molti altri attori regionali e internazionali. Che la partita geopolitica non si svolga infatti solamente tra Asmara e Addis Abeba è confermato dal recente riconoscimento, da parte di Israele, del Somaliland, la regione somala che rivendica la propria indipendenza da Mogadiscio. Tel Aviv, primo Stato al mondo a riconoscere il Paese, riceverebbe in cambio una base per far fronte agli attacchi degli Houthi, basati proprio al di là dello stretto di Bab el-Mendeb, in Yemen. L’Etiopia, del resto, aveva firmato un anno fa un memorandum d’intesa con il Somaliland per ottenere qui la concessione di uno sbocco sul Mar Rosso, dove transita il 12% del commercio mondiale – lo stesso accesso che in questi mesi fa litigare Etiopia ed Eritrea. Tuttavia, al dialogo con la regione separatista somala si sono opposte Egitto e Turchia, che lo scorso anno aveva mediato un accordo tra Addis Abeba e Mogadiscio, in base al quale entrambe riconoscevano la necessità di rispettare la reciproca integrità territoriale. La recente visita del Presidente del Somaliland in Etiopia e la decisione dell’Egitto di sviluppare i porti di Assab e Gibuti hanno posto nuovamente la questione sul tavolo, inserendosi nello scontro in corso tra Addis Abeba e Asmara. Un confronto sempre meno regionale e sempre più internazionale.

Gabriele Rizzi Bastiani

Patriotic Mural” by D-Stanley is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Da alcuni mesi sta salendo la tensione tra Eritrea ed Etiopia, che menziona sempre più spesso la necessità di uno sbocco sul Mar Rosso.
  • Il Corno d’Africa è oggi al centro di crescenti dispute regionali e internazionali: Israele ha riconosciuto il Somaliland per contrastare gli Houthi, l’Egitto amplierà i porti di Assab e Gibuti, il Sudan è diviso da una guerra civile. Sullo sfondo, seguono con interesse le maggiori potenze mondiali.

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Gabriele Rizzi Bastiani
Gabriele Rizzi Bastiani

Classe 1996, sono un Dottorando in Storia dell’Africa presso l’Università di Roma Tre e la Warwick University. Ho lavorato nel mondo umanitario e pubblicato un libro con l’Erma di Bretschneider (Are we living in another Migration Period? Pandemics, Migration and the Environmental link, 2022). Tra un articolo e l’altro mi potete trovare a dipingere fari e a leggere libri sul Medioevo.

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