In 3 Sorsi – Il Governo libanese sta incontrando forti resistenze all’attuazione del piano volto al trasferimento completo delle armi presenti nel Paese all’esercito nazionale. L’analisi delle cause che ne sono alla base non può prescindere dai fattori esterni, con particolare riguardo al ruolo di Iran e Israele.
1. L’OBIETTIVO DEL GOVERNO E LA POSIZIONE DI HEZBOLLAH
Il disegno congiunto del Presidente Joseph Aoun e del Primo Ministro Nawaf Salam, consistente nell’ottenere il completo disarmo delle milizie che operano in Libano, si scontra con la postura assunta con fermezza da Hezbollah. L’organizzazione paramilitare libanese, che agisce alla stregua di uno “Stato nello Stato” nello scacchiere del Paese levantino, non ha infatti modificato la propria posizione di partenza, escludendo di essere disposta a rinunciare al suo arsenale bellico.
“La resistenza rimarrĂ una forte barriera che impedisce a Israele di raggiungere i suoi obiettivi. Quest’ultima non potrĂ rimanere in Libano nĂ© realizzare il suo progetto espansionista attraverso di esso”. Con queste dichiarazioni, il Segretario Generale di Hezbollah Naim Qassem ha reiterato la propria opposizione al verificarsi del monopolio delle armi da parte dell’esercito nazionale libanese.
Uno scenario, quest’ultimo, su cui il Governo e l’esercito stanno lavorando intensamente – in coordinamento con l’alleato statunitense – nella cornice della seconda fase del processo di disarmo. L’obiettivo, come delineato dalle parti dopo aver dichiarato “completa” la prima fase, è ora quello di ottenere lo smantellamento delle basi militari e il trasferimento delle armi detenute da Hezbollah a Nord del Fiume Litani.
Fig. 1 – Il leader di Hezbollah Naim Qassem pronuncia una dichiarazione durante una cerimonia in onore del religioso sciita Abbas Ali Al-Moussawi, morto nella settimana precedente, 25 agosto 2025
2. IL PASSAGGIO ALLA SECONDA FASE: REALTĂ€ O UTOPIA
Per conseguire il proposito l’esercito sta lavorando su un piano che verrĂ discusso nei dettagli, con il Governo, nel mese di febbraio. Al suo interno verranno definiti i passi da compiere per realizzare un obiettivo per il quale – in realtĂ – era stata fissata come deadline la fine del 2025. Se è vero che il proposito congiunto del Governo e dell’esercito libanese risultava essere “ambizioso” sin dal principio, è altrettanto corrispondente a veritĂ l’auspicio che le sconfitte del regime iraniano in vari teatri bellici mediorientali potessero determinare una riduzione delle pretese di Hezbollah sul fronte del disarmo.
Nel concreto, ciò non si è verificato per il combinato disposto di due fattori interni alla societĂ libanese, come sottolineato in un’analisi dell’Atlantic Council: aver creato un vasto network di assistenza sociale a favore della popolazione sciita, che garantisce al partito un consenso strutturato in questo elettorato, ed essersi “elevato” a baluardo della sovranitĂ e dell’indipendenza libanesi, utilizzando la propria superioritĂ bellica – rispetto all’esercito nazionale – come cartina di tornasole funzionale a dimostrare l’essenzialitĂ del mantenimento del proprio arsenale bellico per fronteggiare gli attacchi israeliani.
Fig. 2 – Un enorme striscione anti-Israele è esposto in Piazza Palestina, a Teheran, nel contesto dell’aumento delle tensioni nel Sud del Libano e alla possibilitĂ di un nuovo conflitto tra Hezbollah e Israele, 24 dicembre 2025
3. IRAN, ISRAELE E USA: IL PESO DELLE INFLUENZE STRANIERE NELL’AGONE LIBANESE
Sul versante esterno, sono tre i Paesi a esercitare un ruolo preminente nelle dinamiche libanesi: Iran, Israele e USA.
Teheran, nonostante il ridimensionamento della sua proiezione a livello regionale, continua a esercitare un’influenza significativa nell’orientare le scelte di Hezbollah in materia di disarmo. “Il movimento è riuscito a ristrutturare nuovamente la sua catena di comando militare (dopo la guerra con Israele, n.d.r.) e si opporrĂ sicuramente al tentativo di disarmo pensato dal Governo libanese“. A dichiararlo è il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, le cui parole appaiono come il segnale inequivocabile di un’intatta concordanza di vedute tra due partner storici circa un dossier strategico per la tenuta della propria alleanza.
Dal lato opposto permangono Israele e USA, ciascuno con delle sfumature diverse: il primo continua a effettuare operazioni mirate nel Sud del Libano, nella dichiarata intenzione di colpire le basi militari non ancora smantellate da Hezbollah. Il secondo, invece, preme sul Governo affinchĂ© il piano possa essere compiutamente realizzato. Nell’ottica di un messaggio semplice, ma netto, trasmesso da Washington a Beirut: senza un passo avanti sul disarmo di Hezbollah, al Libano non arriveranno nĂ© investimenti nĂ© sostegno internazionale.
Michele Maresca
Tasnim News Agency, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


