Caffè Lungo – L’Artico russo è per il Cremlino una frontiera di grande rilevanza strategica, sia per incrementare lo sfruttamento delle risorse proprie, sia per influenzare piccole comunitĂ locali come le isole Far Oer o la Groenlandia, territori dalle enormi potenzialitĂ nei quali la Russia vuole competere con gli altri attori internazionali, in primis Cina e Stati Uniti.
IL VALORE GEOSTRATEGICO DELL’ARTICO RUSSO NEL NUOVO CONTESTO ANTI OCCIDENTALE
La strategia nordica della Federazione Russa si basa sulla esplorazione delle grandi possibilità commerciali e geostrategiche dell’Artico, in cui si celano minerali e idrocarburi, con stime pari all’80% del totale delle quantità presenti nel Paese.
Da diversi anni il Governo russo ha investito risorse nel progetto Vostokoil, hub petrolifero le cui previsioni produttive si aggirano sui 2 milioni di barili giornalieri e riguardo al quale, prima della invasione dell’Ucraina, diverse società occidentali, compresa l’italiana Tecnimont, avevano contratti per le forniture tecnologiche per l’estrazione e la raffinazione del petrolio. Nel progetto era implicato anche uno degli oligarchi più importanti del Paese, Aleksandr Uss, ex Governatore dell’Oblast di Krasnojarsk, dove si trovano i siti petroliferi.
Il Cremlino, inoltre, investe ingenti risorse per la flotta navale sia in ambito civile che militare, basandosi sull’idea di sfruttare, grazie ai cambiamenti climatici, un potenziale corridoio marittimo controllato dalla Federazione Russa che consentirebbe a cargo e navi metaniere di spostarsi tra l’Atlantico e il Pacifico senza passare da rotte piĂą lunghe come il canale di Suez.
Il Governo cinese si è mostrato assai interessato a questa ipotesi, nell’ambito delle rinnovate e rinforzate relazioni economiche tra i due Paesi, con le società di navigazione del Dragone che puntano a una quota del 20% dei traffici marittimi transitanti per le rotte polari.
L’Artico marittimo, inoltre, implica la presenza della base militare Arkticheskiy Trilistnik nella Terra di Francesco Giuseppe, 500 chilometri a sud del Polo Nord, e, nella penisola di Kola, di una larga parte della flotta nucleare di sottomarini della Marina russa, elemento chiave della deterrenza nucleare del Cremlino su cui sono state investite molte risorse nei modelli di classe Yasen, più avanzati dal punto di vista tecnologico e obiettivo delle sanzioni occidentali, che puntano a bloccarne lo sviluppo.
Fig. 1 – Andrey Chibis, governatore di Murmansk, una delle principali regioni russe nell’Artico
LA GROENLANDIA TRA POSSIBILE INDIPENDENZA E INTERESSI COMMERCIALI E STRATEGICI RUSSI
L’interesse russo in Groenlandia si manifesta alimentando le tensioni tra il Governo danese e le forze separatiste groenlandesi, rafforzatesi a seguito della vittoria nelle elezioni locali del 2021 del partito Inuit Ataqatigiit, favorevole alla indipendenza da Copenaghen.
Il Governo russo, oltre ad aprire un consolato onorario a Nuuk nel 2021, ha finanziato diverse iniziative culturali destinate a fomentare le critiche verso la Danimarca, rendendo così più complesso arginare il crescente numero di groenlandesi favorevoli all’indipendenza, ai quali non basta più la larga autonomia approvata nel 2008 tramite referendum.
I partiti locali filo-indipendentisti puntano in primis sulla posizione geostrategica della Groenlandia. Sia il Governo cinese che quello russo sono interessati alle possibilitĂ che potrebbero aprirsi con il crescente scioglimento dei ghiacci artici e alla conseguente maggiore navigabilitĂ delle rotte artiche, oltre alle grandi risorse ittiche di un mare tra i piĂą ricchi del pianeta come quantitĂ di pescato.
In secondo luogo, per emanciparsi dai sussidi del Governo danese, pari a oltre un terzo dell’intero bilancio economico, la Groenlandia, proprietaria delle riserve minerarie presenti nel proprio territorio, nonostante i timori ecologici in una realtĂ fragile dal punto di vista ambientale, potrebbe accettare le ricche offerte sino-russe e statunitensi per le concessioni di ricerca di minerali e terre rare, di cui l’isola è assai ricca.
Per frenare l’attivismo sino-russo, anche l’Unione Europea si è mossa e ha aperto nel 2023 un ufficio di rappresentanza nella capitale Nuuk, iniziativa che supporta il Governo danese nel ridurre sia le interferenze russe e cinesi sia, in parte, le mire degli Stati Uniti, detentori della base militare di Thule ospitante un sistema di allerta contro i missili balistici e intenzionati a inserire le loro imprese nella ricerca mineraria per contrastare l’accesso cinese e russo a terre rare e minerali groenlandesi.
Fig. 2 – La premier danese Mette Frederiksen insiema ai colleghi delle Far Oer Bardur a Steig Nielsen e della Groenlandia Mute Bourup Egede durante un summit nel 2022 dedicato proprio alla questione delle interferenze russe nell’Artico
L’ARMA ECONOMICA DEL CREMLINO: GLI ACCORDI DI PESCA TRA FAR OER E RUSSIA
La guerra in Ucraina ha aumentato l’isolamento di Mosca all’interno del Consiglio Artico, organismo di cooperazione nato nel 1996 i cui membri sono Paesi occidentali con territori nell’Artico boreale. Tra questi Groenlandia e Far Oer sono i meno inclini a esacerbare le relazioni con i russi, anche per ragioni meramente commerciali.
Per le isole Far Oer, infatti, sono di vitale importanza gli accordi sulla pesca in essere dai tempi dell’Unione Sovietica, rivelatisi una potente arma strategica in mano al Cremlino, che ha escluso il pescato delle isole dalle controsanzioni sui prodotti agroalimentari adottate nel 2014 a seguito delle sanzioni occidentali imposte per l’annessione della Crimea.
Nel 2015 le Isole Far Oer hanno aperto una missione diplomatica a Mosca e tre anni dopo sottoscritto un memorandum di cooperazione con l’Unione Economica Euroasiatica, composta dalle ex Repubbliche sovietiche centroasiatiche e dalla Russia. L’interscambio commerciale dei prodotti ittici con la Russia, circa 110 milioni di euro, è pari al 30% delle esportazioni isolane, con il Governo locale che ha facoltà di muoversi in autonomia sul commercio estero, nonostante il disappunto di Copenhagen, preoccupata dai legami con i russi.
Il Governo danese negli ultimi due anni ha investito risorse per aumentare le attività di sorveglianza sui territori faroensi, nell’ambito della partnership con la NATO, in una porzione di mare tra le più ricche dal punto di vista ittico, di interesse anche per i pescherecci britannici, esclusi recentemente dalla pesca nel Mare di Barents a seguito di un decreto presidenziale russo, e in cui i possibili ricatti commerciali di Mosca possono causare seri danni all’economia locale, con anche possibili sabotaggi ai cavi sottomarini di telecomunicazioni, come l’incidente al cavo Shefa 2 che collega le Far Oer alla Scozia.
Lorenzo Pallavicini
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