In 3 sorsi – A inizio dicembre il malcontento popolare a Sofia, innescato da una bozza di bilancio ritenuta iniqua e dall’insostenibile situazione relativa alla corruzione istituzionale, ha portato alle dimissioni del Governo Ĺ˝eljazkov. La Bulgaria è alle prese con l’instabilitĂ politica proprio nel periodo dell’ingresso nell’Eurozona.
1. LE CAUSE DELLE PROTESTE E IL CROLLO DEL GOVERNO
Le reali motivazioni alla base delle massicce proteste popolari scoppiate a Sofia e nelle principali cittĂ bulgare, sfociate in violenza effettiva il 1° dicembre 2025, vanno ricercate nella pubblicazione della bozza di bilancio per il 2026 da parte del Governo di Rosen Ĺ˝eljazkov. Questo documento ha segnato un momento storico, essendo il primo redatto direttamente in euro, a meno di un mese dall’ingresso ufficiale della Bulgaria nell’Eurozona, il 1° gennaio 2026. Le manifestazioni sono state scatenate da alcune misure economiche specifiche considerate profondamente inique, tra cui l’aumento dei contributi sociali e l’introduzione di nuove tasse su dividendi e lavoro. Tali misure avrebbero colpito in particolare famiglie, giovani e piccole imprese, aggravando la situazione dei salari giĂ bassi e di un’inflazione percepita come persistente.
La disaffezione, in realtà , non è legata alla sola questione economica, bensì è strettamente intrecciata alle proteste contro la corruzione sistemica. La Bulgaria è tra i Paesi dell’UE con il più alto livello di corruzione percepita: l’indice di riferimento, il Corruption Perception Index (CPI) 2024, le attribuisce un punteggio di 43 su 100, situandola al 76° posto a livello globale e al penultimo posto a livello europeo.
Di fronte all’aumento delle proteste, il Governo ha deciso di ritirare la bozza di bilancio all’inizio di dicembre. Tuttavia le manifestazioni sono continuate, trasformandosi in una richiesta generale di dimissioni. Con la dichiarazione “abbiamo ascoltato la voce della società ”, l’11 dicembre 2025, il Primo Ministro Ĺ˝eljazkov ha annunciato le proprie dimissioni, poco prima di un voto di sfiducia in Parlamento. Così, il Governo, sostenuto da una coalizione minoritaria che è durata meno di un anno, è caduto, dando inizio a una nuova fase di instabilitĂ politica.
Fig. 1 – Proteste a Sofia, capitale bulgara, contro la corruzione e la bozza di bilancio 2026
2. LA BULGARIA E L’UE: TRA INTEGRAZIONE E TENSIONI INTERNE
La Bulgaria è membro dell’UE dal 2007 e, dopo anni di rinvii, il 31 marzo 2024 è entrata nello Spazio Schengen, inizialmente con la soppressione dei controlli alle frontiere aeree e marittime. Il successivo 1° gennaio 2025 ha segnato il completamento dell’integrazione, con l’abolizione anche dei controlli terrestri. Nel luglio 2025, le AutoritĂ europee hanno confermato che Sofia soddisfi i criteri di convergenza economica e monetaria, aprendo formalmente la strada all’adozione dell’euro a partire dal gennaio 2026. Tuttavia questo avanzamento coesiste con un’economia che, pur crescendo negli anni, conserva un PIL pro capite al di sotto della media UE e significativi livelli di disparitĂ territoriale nello sviluppo. Fonti dell’UE hanno sottolineato che il processo andrĂ avanti come previsto, nonostante la crisi politica in corso. Bruxelles ha legato il rilascio di fondi del PNRR (circa 6,27 miliardi di euro) a riforme nel settore della giustizia e della lotta alla corruzione, ma i progressi sono stati piuttosto lenti.
Alcuni manifestanti esprimono preoccupazione per l’adozione dell’euro in un contesto di instabilitĂ , senza un referendum popolare. Secondo l’ultimo sondaggio Eurobarometro, condotto tra ottobre e novembre 2025 e pubblicato l’11 dicembre, il 49% dei bulgari si oppone all’introduzione dell’euro, mentre il 42% è favorevole e il 9% è indeciso. Ci sono timori ricorrenti riguardo a un possibile aumento dell’inflazione e alla perdita di sovranitĂ monetaria. Le recenti proteste e il crollo del Governo mettono in evidenza le sfide che i Paesi dell’Europa orientale devono affrontare nell’integrazione. L’UE promuove l’euro come un elemento di stabilitĂ , ma gli eventi in Bulgaria rivelano i rischi: se l’instabilitĂ dovesse causare ritardi o ulteriori crisi, potrebbero riemergere discussioni sui criteri di adesione e sulla legittimitĂ delle decisioni europee in contesti nazionali fragili.
Fig. 2 – Rosen Ĺ˝eljazkov, Primo Ministro bulgaro, in occasione della conferenza sull’ingresso dello Stato nell’Eurozona, martedì 4 novembre 2025
3. QUALE FUTURO PER LA BULGARIA E L’INTEGRAZIONE ECONOMICA?
La crisi bulgara rappresenta una vera prova per l’UE: l’ingresso nell’Eurozona è confermato e potrebbe davvero aiutare a garantire una stabilitĂ economica a lungo termine, a patto che venga sostenuto da riforme efficaci contro la corruzione e da un attivo coinvolgimento delle Istituzioni nazionali. Se ci fossero ritardi nelle riforme, l’adozione della moneta unica potrebbe amplificare le disuguaglianze percepite e alimentare sentimenti euroscettici nei Paesi dell’Europa orientale.
La sfida immediata è formare un nuovo Governo rapidamente, capace di gestire il deficit di bilancio e di implementare una strategia anticorruzione che risponda alle richieste di Bruxelles per sbloccare i fondi PNRR. Se l’instabilitĂ politica dovesse continuare, l’adozione dell’euro potrebbe subire ulteriori verifiche, con possibili conseguenze sulla posizione negoziale della Bulgaria nell’UE. In definitiva, il caso bulgaro mette in luce una questione piĂą ampia per l’Unione: l’integrazione monetaria ha bisogno di solide basi in termini di governance democratica e giustizia sociale, affinchĂ© possa favorire la convergenza piuttosto che accentuare le divergenze interne.
Maria Grazia SaccĂ
Photo by jorono is licensed under CC BY-NC-SA


