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Trump usa l’uscita d’emergenza per non schiantarsi sul muro

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RistrettoAlla fine Trump ha fatto quanto promesso: ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per poter avere i fondi per il muro al confine con il Messico senza passare dal Congresso.

La mossa era aspettata, perché democratici e repubblicani hanno raggiunto un accordo per il bilancio federale senza includere gli oltre 5 miliardi richiesti dalla Casa Bianca per il muro.
La prima domanda è: il Presidente può farlo? Risposta: sì. Il National Emergency Act del 1976 conferisce all’inquilino della Casa Bianca ampli poteri in merito e non c’è una definizione chiara di “emergenza”.
Da dove prenderà i fondi? Principalmente dal Dipartimento della Difesa, dove sono già allocate risorse per costruzioni che i militari sarebbero chiamati a fare caso di emergenza nazionale.
Si finirà in tribunale? Anche qui, sì. I democratici erano preparati e sono già pronti i ricorsi.

Dal suo punto di vista però, Trump ne esce bene. Primo, ha ripreso l’iniziativa dopo aver “subito” durante lo shutdown. Secondo, comunque vada sarà un successo. Perché con la dichiarazione di emergenza nazionale, il Presidente ha fatto vedere al suo elettorato che sul muro fa sul serio. In caso il contenzioso giudiziario arrivi fino alla Corte Suprema (e probabilmente sarà così), grazie alla maggioranza conservatrice è possibile che l’iniziativa di Trump abbia l’avallo finale (come è successo per il “travel ban”). In caso contrario, il Presidente potrà additare i democratici, il Congresso e la magistratura come i responsabili del mancato completamento della barriera al confine meridionale.


Emiliano Battisti

Emiliano Battisti
Emiliano Battisti

Consulente per la comunicazione per un’azienda spaziale e Project Manager and Communications per OSDIFE, sono Segretario Generale e Direttore della comunicazione dell’APS Il Caffè Geopolitico e Coordinatore dei desk Nord America e Spazio. Ho pubblicato il libro “Storie Spaziali”.

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