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    Brexit e la democrazia nel XXI secolo

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    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 SorsiOttobre 2019 è la nuova scadenza per Brexit, in un clima sempre più incerto e frammentato. Nel frattempo, in Svizzera si annulla un referendum perché, se gli elettori vengono ingannati, è truffa, non democrazia.

    1. FATTI E DATE

    23 gennaio 2013: il Primo Ministro britannico David Cameron promette che, in caso di vittoria alle elezioni, organizzerà un referendum sull’appartenenza del Paese all’Unione Europea.
    23 giugno 2016: i Leave – fazione a sostegno di Brexit – vincono con il 52%.
    10 aprile 2019: contrariamente a ogni promessa precedente, la premier Theresa May raggiunge un nuovo accordo con l’UE e posticipa Brexit, spuntando il 31 ottobre 2019 come ultima data possibile. Ciò avviene dopo anni di evidenti difficoltà politiche britanniche di fronte a un immane lavoro che avrebbe richiesto una migliore capacità di pianificazione. Non solo: le divisioni politiche nel Regno Unito minano la stabilità domestica e non aiutano la soluzione di quella che è ormai divenuta una crisi complicata. Senza contare gli effetti di un’eventuale hard Brexit sull’Irlanda del Nord o gli indipendentisti scozzesi.

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    Fig. 1 – David Cameron rassegna le dimissioni dopo la sconfitta nel referendum del giugno 2016

    2. OPZIONI LIMITATE

    Le resistenze francesi in sede europea hanno portato al rinvio a ottobre 2019, anzichè a uno scenario più lungo di 1 o 2 anni. Ora si aprono diversi scenari:

    • se Theresa May riesce a far accettare entro il 22 maggio al Parlamento l’accordo di recesso, raggiunto lo scorso novembre con Bruxelles, Brexit prenderà vita;
    • altrimenti, Londra parteciperà alle elezioni europee (ma se rifiutasse si avrà un no deal e Londra uscirà dall’UE a giugno) e, se entro il 31 ottobre non si trovasse una soluzione positiva, dovrebbe esservi una Brexit senza accordo.

    La retorica londinese si è spesso arroccata sull’idea che l’interdipendenza fra Regno Unito e UE sia di pari livello, quando non è così. Certamente, Londra e Bruxelles hanno bisogno di raggiungere un rapporto chiaro e proficuo. Tuttavia, al netto di dati e geopolitica, l’idea di un Regno Unito che si affida alla special relationship con gli USA o al Commonwealth per sostituire le sue relazioni economiche con l’UE appare piuttosto debole.

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    Fig. 2 – Riuscirà Theresa May a condurre in porto questa missione sempre più difficile?

    3. REFERENDUM, SOCIAL NETWORK E DEMOCRAZIA

    Quando Cameron annunciò che si sarebbe tenuto un referendum, non fissò alcun paletto per la campagna. Due, in particolare, sarebbero probabilmente stati utili:

    • regole per i social network: la campagna online per Brexit è stata caratterizzata dalla massiccia diffusione di fake news. Questo video è esemplificativo di quanto successo, come della colpevolezza di Facebook, di determinate aziende come Cambridge Analytica e di alcuni partiti;
    • un richiamo ufficiale alla responsabilità: i partiti hanno sempre esagerato la realtà per vincere – e l’Italia ne è un esempio da decenni, – ma la democrazia rappresentativa sottintende un patto sociale ove tutti concorrono al bene comune, pur avendo idee politiche diverse. E Brexit è un evento che avrà un impatto ben più ampio che sul Regno Unito e l’UE.

    In un’era caratterizzata da incertezza, propaganda, guerra ibrida, social network, analisi di dati e abitudini degli elettori, Brexit mostra perfettamente i limiti attuali della democrazia rappresentativa. Bisogna ricordarsi che la democrazia non è un fenomeno naturale, bensì è intrinsecamente fragile, con basi che devono essere quotidianamente rafforzate dai cittadini e dalle Istituzioni.
    Ciò che è accaduto in diverse elezioni – Brexit, l’elezione di Trump, la campagna referendaria in Italia nel 2017 – è invece un tentativo di alterare il corretto funzionamento della democrazia: bugie, manipolazioni, polarizzazioni esasperate.
    Queste pratiche mettono a rischio la buona salute della democrazia rappresentativa. Forse sono necessari dei cambiamenti per il XXI secolo, ed è notizia di poche settimane fa che il tribunale federale svizzero abbia annullato un referendum poiché erano state diffuse informazioni ingannevoli, e quindi il voto non aveva potuto essere informato. Una lezione interessante che dovrebbe far riflettere su come è stata gestita la questione Brexit.

    Paolo Corbetta

    Paolo Corbetta
    Paolo Corbetta

    Classe 1992, dopo aver studiato e lavorato a Londra e Ginevra, sono ritornato a Milano, la più bella fra le belle.

    Convinto europeista, la scrittura e lo studio sono le mie passioni: con un amico racconto la pirateria nel mar dei Caraibi, scrivendo una trilogia di romanzi ambientati fra il 1701 e il 1715, e nel frattempo mi occupo di relazioni internazionali.

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