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martedì 14 Luglio 2020
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    Speciale COVID-19

    Tour latino

    In breve

    Dove si trova

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    Si è concluso giovedì scorso il tour del Segretario di Stato USA Hillary Clinton in America Latina che ha fatto tappa in Perù, Ecuador, Colombia e Barbados. L’obiettivo è rilanciare i rapporti tra Washington e  la regione soprattutto in un momento di tensione come quella attuale causata dall’accordo sul nucleare tra Brasile, Iran e Turchia. È la seconda volta, dopo il tour di fine febbraio in Argentina, Uruguay, Brasile, Cile, Costa Rica e Guatemala, che la ex first lady va in America latina.

    PRIMA TAPPA: LIMA –  Si è svolta a Lima (Perù) la quarantesima Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), “Pace, Sicurezza e cooperazione nelle Americhe”, in presenza dei rappresentanti dei 33 paesi membri, durante la quale il padrone di casa, il Presidente peruviano Alan Garcia ha proposto un accordo per fissare i limiti della spesa militare nella regione, stimata a più di 35.000 milioni di dollari nei prossimi anni. Rispetto al periodo 2000-2004, tra il 2005 e il 2009 si è assistito a un aumento del 150% delle spese militari, vedendo come maggiori protagonisti Brasile, Cile, Colombia e Venezuela.

    Rendere l’OSA più forte, energica ed efficace: questi i buoni propositi elencati dal Segretario di Stato statunitense, Hillary Clinton. Il tutto legato alla necessità di dare più peso alla  missione principale dell’organizzazione: promuovere il rafforzamento delle istituzioni democratiche e garantire una corretta applicazione della Carta Democratica Interamericana.

    RITORNO DELL’HONDURAS? – Da un anno a questa parte uno dei motivi di tensione nella regione latinoamericana riguarda l’Honduras, piccolo Stato centroamericano espulso dall’OSA dopo il golpe che nel giugno 2009 depose il Presidente Manuel Zelaya. Anche se non inclusa nell’agenda ufficiale, la questione sul reintegro dell’Honduras nell’Osa è stato al centro del dibattito nel corso dell’Assemblea. La Clinton ha chiesto la riammissione del paese honduregno nella comunità latinoamericana, in ragione della presidenza di Porfirio Lobo, eletto lo scorso novembre, accettata dalla maggior parte della popolazione come Presidente legittimo, e che, a giudizio degli Stati Uniti, ne dovrebbe consentire la reintegrazione.

    La regione rimane comunque divisa sull’argomento. Da un lato vi sono Venezuela, Brasile, Nicaragua, Bolivia e Ecuador, che si sono opposti a questa possibilità perché il colpo di Stato ha violato la Carta Democratica Interamericana. Il Brasile, inoltre, ha sostenuto che il ritorno dell’Honduras dovrebbe essere accompagnato e associato da misure specifiche necessarie per una nuova fase di democratizzazione che tuteli i diritti e le garanzie fondamentali. A questo proposito, è fondamentale che si permetta al Presidente deposto Manuel Zelaya di partecipare di nuovo alla vita politica del proprio paese. Dall’altro, invece, vi sono la Colombia e il Perù, gli unici ad aver riconosciuto il governo di Porfirio Lobo e, non a caso, i paesi latinoamericani più vicini agli Stati Uniti.

    A dispetto di queste divergenze, nel corso del Vertice è stata decisa l’istituzione di una Commissione che si occuperà di verificare la possibilità del reintegro dell’Honduras nell’organizzazione, avendo come termine il 30 luglio per presentare le sue osservazioni.

    Il Presidente honduregno Porfirio Lobo ha accolto bene questa decisione esprimendo il suo desiderio di collaborare con il panel. I membri della Commissione saranno scelti dal Segretario Generale José Miguel Insulza, e a differenza dei Commissari precedenti che erano diplomatici o funzionari, in questo caso la precondizione fondamentale per far parte del panel è la residenza a Washington per garantire e facilitare la continua presenza presso la sede dell’organizzazione.

    SECONDA TAPPA: QUITO – La tappa più delicata del viaggio del funzionario statunitense è stata quella di Quito, non solo perchè il Presidente Rafael Correa è uno dei più stretti alleati del presidente venezuelano Hugo Chávez, ma anche perchè è la prima visita, dopo dieci anni, di un alto rappresentante dell’amministrazione statunitense. L’incontro ha avuto risvolti più che positivi, i due paesi hanno affermato l’intenzione di instaurare relazioni rilevanti nelle aree della sicurezza, cooperazione e sviluppo.

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    TERZA TAPPA: BOGOTA’ – Nella due giorni nella capitale colombiana, il Segretario di Stato statunitense ha discusso a lungo con il Presidente Álvaro Uribe e con i due candidati alla presidenza colombiana – il secondo turno è previsto per il 20 giugno – Juan Manuel Santos e Antanas Mockus, ai quali ha assicurato che gli Stati Uniti continueranno a essere “socio firme” (solido alleato) della Colombia nella lotta contro il narcotraffico e la guerriglia. Grandi sforzi, inoltre, verranno compiuti per ratificare il Trattato di Libero Commercio (TLC) i cui negoziati furono avvitati nel 2007 con l’amministrazione Bush.

    La Colombia, dal 2003 è il paese in cui gli Stati Uniti destinano il maggior numero di aiuti nel quadro del “Piano Colombia di lotta contro la guerriglia e il traffico di droga”, sono stati versati più di 6 miliardi di dollari. A ciò si aggiunga il tanto contestato accordo siglato nell’ottobre del 2009 che consente all’esercito statunitense di utilizzare sette basi militari colombiane.

    QUARTA TAPPA: BARBADOS – Impatto della crisi economica nella regione e la gigantesca macchia nera nel Golfo del Messico sono stati gli argomenti più dibattuti in presenza dei Ministri degli Esteri della Comunità dei Caraibi (Caricom). La Clinton nel corso dell’incontro ha annunciato la nuova iniziativa statunitense di Sicurezza per la Cuenca del Caribe che include un finanziamento di 124 milioni di dollari per aiutare i paesi della zona per la lotta contro il traffico illegale di droga e armi, diventata una crescente minaccia.

    In generale, si può esprimere un giudizio positivo sul tour della Clinton in America Latina. I rapporti cordiali e di alleanza con i maggiori partner della regione, Colombia e Perù, sono stati confermati. Manca, tuttavia, una strategia da offrire al vero attore pivot della regione, il Brasile, che nel corso della presidenza Obama ha manifestato una sempre maggiore autonomia e si è allontanato dalla Casa Bianca. Inoltre, rimangono critiche le relazioni diplomatiche con il Venezuela: il leader Hugo Chàvez non ha risparmiato le proprie critiche, “cantandole” (nel vero senso della parola: guardate questo video http://www.youtube.com/watch?v=cShOMpqWdlk) alla Clinton.

    Valeria Risuglia

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

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