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    In 3 sorsiL’attuale ordine internazionale sta entrando in una fase di declino alimentata dall’insoddisfazione di attori emergenti, Cina in primis. La Belt and Road Initiative (BRI), promossa come motore dello sviluppo economico internazionale, potrebbe avere l’effetto collaterale di modificare le norme alla base delle Istituzioni per costituire un ordine che rifletta la visione cinese.

    1. UN ORDINE INTERNAZIONALE DI TIPO LIBERALE

    Dal 1945 il mondo ha visto la diffusione di un paradigma dell’ordine internazionale di stampo liberale, basato su regole e libero mercato. Gli Stati Uniti hanno svolto nel blocco occidentale il ruolo di promotore di tale modello tramite una complessa attività di institution-building, estendendolo su scala globale dopo il crollo del Muro di Berlino. Le Istituzioni costituitesi avrebbero dovuto garantire equa rappresentazione dei membri e risoluzione delle controversie, vincolando in tal modo la potenza egemone al rispetto delle regole. Non hanno tuttavia pienamente adempito al loro compito di binding, al contrario delle aspettative dei teorici del liberalismo istituzionale: si è infatti assistito a ripetuti usi della posizione egemonica con esercizi di forza sia durante la Guerra Fredda (vedasi l’adozione della risposta flessibile sotto Kennedy, contro i desideri degli europei) che nel periodo post-sovietico (con interventi armati in Somalia, Haiti, Iraq solo debolmente opposti dalle Istituzioni internazionali).

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    Fig. 1 – La sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York

    2. L’INSODDISFAZIONE DELLA CINA

    Negli ultimi decenni una pletora di attori ha avuto una crescita economica e politica particolarmente rilevante, con cambiamenti radicali quali la creazione del G20. Ha altresì espresso un crescente disappunto nei confronti dell’ordine internazionale creato da Washington, con narrative ed azioni che vanno dal riformismo (volontà di modificare alcuni aspetti dell’ordine) al revisionismo (il cambiamento radicale dello stesso). Tra di essi, la Cina è però l’unica che può vantare un peso politico, economico e militare paragonabile alla potenza egemone: il discorso pubblico cinese non ha mai nascosto il desiderio di nuovi modelli di cooperazione internazionale e global governance, che sta sviluppando tramite il progetto di punta del Presidente cinese Xi Jinping, la Belt and Road Initiative (BRI). L’intervento a Davos nel 2017 del capo di Stato cinese è in tal senso emblematico: Xi ha preso le difese della globalizzazione economica contro il protezionismo di Trump, proponendo la BRI come forza propulsiva dello sviluppo internazionale.

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    Fig. 2 – Il Presidente Xi Jinping al secondo Belt and Road Forum di Pechino dello scorso aprile

    3. LA BRI E L’APPROCCIO CINESE

    La BRI è ormai dibattuta in ogni suo ambito. La sfera legale può sembrare marginale, ma le implicazioni in merito meritano un maggior approfondimento: alla base dell’ordine internazionale risiedono infatti le norme. Lo sviluppo istituzionale promosso dalla Cina e l’importanza delle Corti del Popolo (i tribunali cinesi) nel giudicare contenziosi relativi all’iniziativa porteranno necessariamente a un aumento dell’influenza cinese su interpretazione delle leggi e risoluzione delle controversie, elementi fondanti delle Istituzioni internazionali. La BRI può in tal senso essere vista anche come un tentativo di esportazione dell’approccio cinese all’ordine economico-legale internazionale, basato su bassa istituzionalizzazione (nella BRI manca una rigida struttura giuridica regolativa, con organi plenari ed esecutivi) e soft law (qualsiasi strumento non trattatizio con affermazioni di comportamento previsto; nel caso BRI, gli accordi vengono fatti bilateralmente e con un riferimento molto vago al comportamento). La preferenza verso la soft law presupporrebbe inoltre un percorso verso la creazione di norme legalmente vincolanti: nel medio-lungo periodo la Cina potrebbe far ottenere alle proprie regole preferenziali valenza normativa, sfruttando la posizione di vantaggio politica, economica e tecnologica per promuovere gli standard nazionali nei Paesi BRI e in ultimo a livello globale.

    Andrea Angelo Coldani

    Andrea Angelo Coldani
    Andrea Angelo Coldani

    Classe 1995, ho ottenuto una doppia laurea tra Università di Torino e Beijing Foreign Studies University con una tesi sull’impatto della Belt and Road Initiative sull’ordine internazionale. Dopo un’esperienza a Pechino durante la Laurea triennale, ho voluto fortemente approfondire la mia conoscenza della Cina dall’interno, tornando nella capitale cinese per il secondo anno di Magistrale. Interessato osservatore della scena internazionale, nel tempo libero apprezzo una buona lettura e l’escursionismo nella natura.

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