Caffè lungo – Dopo anni di restrizioni, Pyongyang riapre le frontiere ai turisti stranieri, solo per richiuderle poco dopo. Il turismo, seppur escluso dalle sanzioni ONU, resta una risorsa chiave per il regime di Kim Jong-un, garantendogli valuta estera essenziale per il suo finanziamento.
APERTURA E CHIUSURA
Il 20 febbraio 2025 l’agenzia Koryo Tours, specializzata nell’organizzazione di viaggi verso destinazioni al di fuori dei principali canali turistici globali, ha annunciato che il Governo della Corea del Nord ha riaperto le frontiere al turismo internazionale, in particolare nella Zona Economica Speciale di Rason, città portuale nella regione di Kwanbuk. Nello stesso giorno, il primo gruppo di turisti occidentali oltrepassava le frontiere cinesi per giungere, dopo oltre cinque anni di chiusura, in Corea del Nord. La riapertura di Rason sembrava certificare la volontà del regime, dopo molto tempo, di aprire nuovamente ai turisti provenienti dalla Cina e dalla maggior parte degli altri Paesi, ad eccezione degli Stati Uniti e della Corea del Sud, mentre i cittadini russi sono stati i primi, nel febbraio 2024, a ottenere il permesso da Pyongyang di entrare all’interno dei propri confini (verosimilmente per via dei rinnovati rapporti diplomatici tra Russia e Corea del Nord, a seguito del supporto logistico e militare offerto da quest’ultima al Cremlino nel conflitto contro l’Ucraina). Il 5 marzo, però, inaspettatamente e senza ancora una giustificazione ufficiale, il Governo nordcoreano ha nuovamente bloccato i flussi turistici, nei fatti chiudendo Rason, appena aperta, ai visitatori internazionali. Risulterebbe invece ancora in programma la riapertura della celebre maratona di Pyongyang per i visitatori provenienti dalla maggior parte dei Paesi, oltre ai cittadini russi e cinesi.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Un piccolo gruppo di turisti cinesi per le strade di Pyongyang nell’estate del 2019
INVESTIMENTI E PROGETTI
Benché possa sembrare curioso, la Corea del Nord ha da tempo investito nel turismo, soprattutto con l’arrivo di Kim Jong-un. Seppur dagli anni Ottanta si sia dotata di una propria agenzia nazionale, la National Tourism Administration (NTA), Pyongyang non ha mai realizzato importanti investimenti nel settore, se non alcuni progetti riguardanti il World Festival of Youth and Students del 1989, organizzato per l’occasione nella capitale nordcoreana. Nel 2001, forse per il rinnovato interesse, la Corea del Nord apre una propria missione diplomatica all’UNWTO, probabilmente per ottenere conoscenze e sviluppare connessioni legate al mondo del turismo. La reale svolta si ha con Kim Jong-un, che, dal 2012, pone al centro della crescita economica anche l’industria del turismo. Il comprensorio sciistico e alberghiero di Masikryong, lo Yangdok Hot Spring Cultural Recreation Center, la zona turistica costiera di Wonsan-Kalma e l’apertura, nel 2014, del Pyongyang Tourism College, rappresentano il fine ultimo di rivitalizzare questa industria, considerata di primaria importanza per il regime. Secondo alcune stime, la creazione di nuove destinazioni turistiche e la ristrutturazione di alcuni hotel presenti nel Paese, come il Chongnyon Hotel e lo Yanggakdo International Hotel (entrambi situati a Pyongyang), sarebbero costate quasi otto miliardi di dollari. Una cifra importante, specialmente se si guarda a un contesto economico e finanziario come quello nordcoreano, segnato da sanzioni internazionali e blocchi commerciali.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Alcuni turisti russi appena arrivati all’aeroporto di Pyongyang nel febbraio 2024. I russi sono stati tra i primi turisti stranieri ad apparire in Corea del Nord dopo la pandemia, anche grazie ai rinnovati rapporti diplomatici tra Mosca e il regime di Kim
SANZIONI E POVERTĂ€
Le ragioni di questi investimenti sono legate all’impatto delle sanzioni ONU sull’economia nordcoreana. Esclusa dai mercati internazionali e bisognosa di valuta estera, la Corea del Nord ha puntato sul turismo come una delle poche fonti di guadagno per sostenere (in maniera ancora lecita) il proprio sistema economico. Il turismo è rimasto infatti tra i pochi ambiti non toccati dalle sanzioni internazionali, permettendo così al Paese di approfittare dell’esplosione del turismo verso l’Asia, in corso dal 2010. Fondamentali, ancora oggi, rimangono i cittadini cinesi, i quali contribuiscono più di tutti alla crescita del settore. Nel 2019, ad esempio, furono stimati in oltre 350mila i turisti provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese in visita nel Regno Eremita. Malgrado le aperture verso la Russia, il contributo del turismo cinese rimane insostituibile, data una capacità di spesa maggiore e la facilità di accesso nel Paese. La stessa Zhongnanhai riconosce l’importanza del proprio capitale turistico, come dimostra la visita dell’ambasciatore cinese Wang Yajun a Pyongyang nel febbraio 2025. In quell’occasione, si è detto ottimista sul ritorno dei turisti cinesi, nonostante le relazioni tese tra i due vicini comunisti. La chiusura di un settore che, sempre nel 2019, ha garantito, con successo, entrate per 175 milioni di dollari, appare dolorosa ma giustificata. Le recenti interviste realizzate da alcuni quotidiani ai turisti in visita in Corea del Nord hanno ritratto un Paese in difficoltà , ancora spaventato dalle conseguenze della Covid-19 e soggetto a restrizioni più severe su ciò che i visitatori possono fare. Tuttavia, queste limitazioni non sono riuscite a oscurare la lampante povertà della popolazione e le difficoltà dell’economia nazionale. Non certo una buona pubblicità per il Paese, considerando che Rason era stata scelta come area di facile contenimento e controllo, ma ha invece mostrato solo una città abbandonata dall’imprenditoria cinese, con edifici, fabbriche e strade traballanti, trascurati o inesistenti, prive d’illuminazione e riscaldamento.
Tommaso Tartaglione
“Taedong River, Pyongyang” by D-Stanley is licensed under CC BY