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    Siria, lo spiraglio russo

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    La Russia propone una soluzione per evitare un conflitto in Siria, chiedendo ad Assad di aderire all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche e accettare il controllo internazionale sugli arsenali di sostanze tossiche. La Siria è favorevole alla proposta, mentre gli Stati Uniti restano scettici, con Obama che ritiene il progetto «positivo, se reale».

     

    1. LA PROPOSTA RUSSA – Nelle ultime ore, la Russia si è impegnata direttamente in un’iniziativa di mediazione nella crisi siriana. La proposta di Mosca, che potrebbe rimandare un’eventuale azione militare statunitense, prevede di porre sotto il controllo internazionale gli arsenali chimici della Siria, un progetto che ha già ottenuto il favore di Ban Ki-Moon e la moderata apertura di Obama. Nello specifico, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha suggerito ad Assad l’ingresso nell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche e l’accettazione del ruolo dell’ONU per il controllo e la distruzione degli agenti tossici. Il capo della diplomazia siriana, Muallem, in viaggio a Mosca, ha accettato la proposta della Russia, la quale a sua volta si è dichiarata disponibile a collaborare attivamente. Assad, che nega che le proprie truppe abbiano impiegato armi chimiche, denunciando anzi che esse siano state usate contro le forze governative, ha comunque ribadito che «se ci sarà un attacco contro la Siria, bisognerà attendersi risposte a tutto campo, perché non siamo l’unico attore nella regione».

     

    2. LA POSIZIONE DEGLI USA – La reazione di Washington è stata decisamente più tiepida. Obama ha definito la mediazione russa «uno sviluppo potenzialmente positivo» che potrebbe «evitare l’attacco militare», sempre che la replica siriana «sia reale». Per certo, una soluzione del genere eviterebbe al Presidente (definito «The unhappy warrior», da “Time”) di esporsi ulteriormente con un’azione militare che egli stesso non sembra davvero così convinto a muovere, considerando anche che da un lato il Parlamento non è ancora persuaso, nonostante l’accordo raggiunto nella commissione Esteri del Senato, dall’altro lato due importanti sondaggi hanno rilevato che i cittadini statunitensi contrari alla guerra siano, rispettivamente, tra il 59% (CNN/ORC) e il 63% (Reuters/Ipsos). Moderatamente disposto al progetto russo è il segretario di Stato Kerry, il quale, dopo un colloquio con Lavrov, ha dichiarato che «Assad possa evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima», ma che, al contempo, non crede che il Presidente siriano accetti davvero la soluzione, cosicché l’eventualità di una missione militare deve essere ancora considerata. Di orientamento più intransigente è invece Susan Rice, consigliere per la Sicurezza Nazionale, la quale afferma che non vi siano alternative a un intervento armato contro la Siria, sebbene limitato e mirato: «Solo Damasco ha la capacità di usare armi chimiche sulla scala che abbiamo visto il 21 agosto. La possibilità di una replica porta il conflitto a un livello interamente nuovo». Oltretutto, secondo Rice, un’azione contro Assad sarebbe fondamentale per lanciare un avvertimento all’Iran. Quanto a Obama, con il voto del Senato sull’argomento rinviato, il Presidente sta tenendo una serie di colloqui con esponenti del Congresso per cercare di convincerli ad approvare la richiesta di autorizzazione all’intervento in Siria. A sostenere la necessità di un raid in Siria è anche Hillary Clinton.

     

    3. ALTRE REAZIONI – La proposta russa ha incontrato l’apprezzamento del francese Fabius e, ma solo ufficiosamente, di alcuni settori dei vertici israeliani. Angela Merkel ritiene, come Cameron, che la soluzione avanzata da Mosca sia da prendere in considerazione, mentre il ministro degli Esteri britannico Hague si è limitato a manifestare l’allineamento di Londra a «obiettivi e sforzi» di Washington, nonostante la Camera dei Comuni abbia respinto la possibilità di un coinvolgimento del Paese in Siria. Infine, in una recente intervista alla CNN, Henry Kissinger, che in precedenza si era detto contrario a un intervento militare, ha affermato che l’impiego delle armi chimiche abbia mutato il quadro e che, pertanto, la posizione di Obama debba essere sostenuta, sebbene questi stia sbagliando nel ricercare l’autorizzazione parlamentare: «Non è stato saggio – ha detto il già Segretario di Stato, – chiedere il via libera del Congresso, perché crea l’impressione che il Presidente non abbia l’autorità per agire senza il suo sostegno. L’utilizzo di sostanze tossiche, però, può avere conseguenze oltre la Siria».

     

    Beniamino Franceschini

    b.franceschini@ilcaffegeopolitico.net

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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    1 commento

    1. Va bene la sintesi ma, “la russia propone alla siria il controllo internazionale degli arsenali chimici’.. M’è preso un colpo! 🙂

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