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    Le spie non muoiono mai

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    Proprio come nei migliori romanzi thriller degli anni della Guerra Fredda, in cui venivano descritte spie russe pronte a tutto e agenti federali costantemente alla caccia di infiltrati stranieri in cerca di segreti. La cattura di dieci presunti appartenenti ai servizi segreti russi sembra quindi far parte di un copione già letto, attuale più che mai dopo che l’FBI ha concluso un’operazione durata anni per smantellare una cellula la cui missione consisteva nel procurarsi contatti ed informazioni utili.

    TALPE”NEGLI USA – Cospirazione per aver operato come agenti di un governo straniero senza aver notificato la propria presenza al Procuratore Generale degli Stati Uniti e cospirazione volta al riciclaggio di denaro di illecita provenienza. Queste le accuse contro le 10 persone arrestate nell’ambito di un’operazione di contro-spionaggio del Federal Bureau of Investigation in territorio statunitense, negli stati di New York, New Jersey, Massachussets, Virginia. Preferivano la costa est le spie inviate da Mosca nel cuore degli Stati Uniti, frequentavano Starbucks e Central Park, si incrociavano sulle scale della metropolitana per passarsi documenti, informazioni e soldi e adempiere così alle direttive date loro dai vertici dello Sluzhba Vneshney Razvedki (SVR), il servizio di intelligence russa per l’estero. Missione semplice, per così dire, perché considerata un classico nel mondo dei servizi segreti. Recuperare informazioni, infiltrarsi nel tessuto sociale creandosi una rete di contatti utili, trasformarsi in teste di ponte per l’arrivo di altre spie da Mosca o favorire le operazioni in corso in tutti gli Stati Uniti. Niente di speciale, sembrerebbe, se non ché la vicenda ha assunto sulla stampa internazionale un clamore dovuto più alla sorpresa per quanto successo rispetto alle potenziali ricadute che avrebbe potuto avere la questione in campo internazionale.

    SPIA E LASCIA SPIARE – Ebbene, è meglio chiarirlo subito. Le spie esistono ancora. Anche nell’era della tecnologia la Human Intelligence non è andata in pensione, anzi, si può dire che è diventata ancora più fondamentale. In primo luogo proprio perché è riuscita ad ammantarsi nuovamente di quell’ alone di mistero che è il suo habitat naturale, un mondo di ombre popolato da generazioni di spie che hanno vissuto, lottato, perso le loro vite e lasciato in eredità tecniche quanto mai sofisticate per il recupero di informazioni di vitale importanza, e che le ha consentito di tornare ad essere quanto mai efficace. Secondariamente il fattore umano permette di penetrare segreti ed interpretare sfumature che neanche le macchine sono in grado di cogliere. Il contatto diretto con informatori consapevoli o inconsapevoli, la capacità di lettura ed analisi di una questione e delle sue possibili implicazioni, la creazione di una rete di cellule dormienti disseminate su tutto il territorio: non sono certo operazioni che può svolgere un apparato elettronico.

    CONTROSPIONAGGIO – Quanto successo negli Stati Uniti porta con sé due considerazioni semplici ma, a detta di molti, quanto mai sorprendenti. La prima: esistono ancora le spie, anche se non siamo più in piena Guerra Fredda. Secondo: il controspionaggio statunitense funziona. Avendo mostrato poco sopra i motivi per cui le spie sono un elemento fondamentale nel recuperare informazioni che riguardano un potenziale avversario o nemico, resta da approfondire un poco la capacità del controspionaggio statunitense. Se è vero che l’agenzia di intelligence per l’estero, la CIA, non ha brillato negli ultimi anni per capacità operative nei teatri di guerra, si legga ad esempio quali furono alcune delle pecche dell’intelligence statunitense in Afghanistan nell’ottimo “Contro tutti i nemici” di Richard Clark, c’è da dire che il servizio di controspionaggio interno di competenza dell’FBI ha invece prodotto, dopo i tragici fatti dell’11 settembre 2001, eccellenti risultati. La scoperta e la distruzione della cellula dell’SVR russo è solo l’ultima di alcune operazioni in territorio statunitense conclusesi con un successo. Nel 2005 un’operazione dell’FBI a Los Angeles portò alla cattura di alcuni appartenenti ad una cellula cinese che operava sulla costa orientale e aveva il compito di passare ai tecnici di Pechino i progetti per tecnologia militare d’avanguardia di cui era espressamente vietata l’esportazione dagli Stati Uniti verso paesi terzi.

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    LE SPIE NEL 2010 – Nel 2008 ulteriori indagini portarono all’arresto di un funzionario del Dipartimento della Difesa e di due uomini dell’intelligence cinese alla ricerca di segreti militari da esportare verso la madrepatria. Entrambi gli episodi scatenarono ondate di timori nell’opinione pubblica statunitense rispetto ad una presunta minaccia cinese, così come gli arresti effettuati in questi giorni hanno riaperto ferite mai pienamente rimarginate tra i due governi e il sospetto che all’azzeramento voluto da Obama nei rapporti con il Cremlino sia corrisposta invece la volontà di continuare giochi tipici della Guerra Fredda. Il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato che gli arresti sarebbero senza fondamento, accusando al contempo gli investigatori statunitensi di essere appassionati di Guerra Fredda in cerca di avventura. Il Cremlino ha sottolineato poi la tempistica dell’operazione, letta a Mosca come un modo, neanche troppo velato, per sabotare il rilancio dei rapporti tra i due paesi. Secondo Olev Gordievsky, ex vicedirettore del KGB, ci sarebbero ancora quasi un centinaio di agenti operativi dell’SVR negli Stati Uniti, inseriti nel tessuto sociale e probabilmente più difficili da individuare.

    Che sia vero o meno, non deve stupirci quanto successo. Certo è un po’ difficile immaginarsi uno 007 così come è presentato nei film d’azione o nelle spy story. Ai giorni nostri la spia è più facilmente un semplice impiegato, uno scienziato o un ingegnere emigrato lontano dalla madrepatria, pronto a rendere servigi al governo del suo paese d’origine. Magari in cambio di denaro, alle volte solo per semplice riconoscenza o senso di appartenenza. La segretezza è fondamentale, per le spie quanto per i servizi di controspionaggio: non c’è da sorprendersi quindi per operazioni che alle volte vengono effettuate senza che l’opinione pubblica ne sia poi messa al corrente. Lo spionaggio è una pratica vecchia quanto il mondo, utilizzata già nell’antichità per acquisire informazioni su regni vicini o nemici lontani. Non è certo stato l’avvento della tecnologia a mandare in pensione le spie. Finché ci saranno Stati con interessi divergenti e competizione sul piano politico, economico e tecnologico ci saranno le spie. Per dirla breve, è difficile, se non impossibile, pensare ad un mondo senza spie.

    Simone Comi

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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