utenti ip tracking
martedì 7 Luglio 2020
More

    Speciale COVID-19

    Bukele e la libertà ai tempi del virus

    In 3 Sorsi – In El Salvador l’emergenza sanitaria...

    La Germania post Covid-19

    In 3 Sorsi - Chi potrebbe guidare la Germania...

    Brasile, difficoltà economiche e riforme

    In 3 sorsi - Il Brasile si appresta a...

    La potenza di fuoco della BCE

    In 3 Sorsi – La Banca centrale europea ha...

    Kennedy ad Arlington: la fine dell’innocenza americana

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    Ristretto 25 novembre 1963: le spoglie di John Fitzgerald Kennedy vengono sepolte nel cimitero nazionale di Arlington, in Virginia, situato a poca distanza dalla capitale Washington. Il Presidente statunitense era stato ucciso tre giorni prima a Dallas, in Texas, in circostanze ancora oggi al centro di feroci polemiche e teorie cospirazioniste.

    Ironicamente, i funerali di Kennedy si svolgono nello stesso giorno di quelli del suo assassino “ufficiale”, Lee Harvey Oswald, ucciso il giorno prima dal gestore di nightclub Jack Ruby nel quartier generale della polizia di Dallas. La sepoltura di Oswald a Fort Worth avviene alla presenza di pochi intimi e qualche giornalista, a cui viene chiesto di portare la bara sul luogo dell’interramento. La lapide originale, che riporta nome completo e date di nascita e morte dell’ex marine, verrà successivamente rubata e sostituita da una semplice con solo Oswald scritto sopra.

    Diversi ovviamente i funerali di Kennedy, tenutisi in pompa magna a Washington alla presenza di numerosi capi di Stato e di Governo stranieri come il Presidente francese Charles de Gaulle, il Vice-Premier sovietico Anastas Mikoyan, il re belga Baldovino I e l’Imperatore etiope Haile Selassie. Prima della cerimonia funebre il corpo del Presidente assassinato era stato esposto al pubblico in Campidoglio, ricevendo l’omaggio commosso di circa 250mila persone. Chiusa la camera ardente, la salma viene infine trasportata nella Cattedrale di San Matteo Apostolo per la messa da requiem, officiata dall’arcivescovo di Boston Richard Cushing. Quest’ultimo è un amico stretto della famiglia Kennedy e aveva già celebrato il matrimonio di John e Jacqueline nel 1953. Non c’è nessuna eulogia in onore del defunto; al suo posto, il vescovo ausiliario di Washington, Philip M. Hannan, legge alcuni brani delle lettere e dei discorsi di Kennedy, compreso quello inagurale della sua presidenza del gennaio 1961. Al termine della funzione, la bara viene trasportata tra ingenti misure di sicurezza ad Arlington per la sepoltura, in un luogo appositamente selezionato dal Segretario alla Difesa Robert S. MacNamara poco dopo l’annuncio della morte del Presidente. L’immagine del piccolo John Jr. che saluta militarmente la salma del padre prima del viaggio finale viene catturata dalle televisioni di mezzo mondo, commuovendo milioni di persone. Situata nella Sezione 30 di Arlington, la tomba presidenziale verrà terminata solo nel luglio 1967: essa è composta da un semplice rettangolo di pietre di granito, selezionate dalla famiglia nella loro storica residenza di Cape Cod, ed è allineata idealmente con il Lincoln Memorial di Washington. Sopra alla lapide si trova una fiamma tenuta perennemente accesa in memoria del Presidente.

    La tragica morte di Kennedy a Dallas e il suo mesto epilogo ad Arlington hanno lasciato un segno indelebile nell’opinione pubblica americana e rappresentano per molti la  fine dell’innocenza e dell’ottimismo dei primi anni ’60, travolti successivamente dall’inasprirsi della guerra in Vietnam, da nuovi omicidi eccellenti (Robert Kennedy e Martin Luther King Jr.), dalle rivolte razziali in diverse città del Paese e dal controverso arrivo alla presidenza di Richard Nixon. Da questo punto di vista i funerali di Kennedy chiudono davvero un’epoca di storia americana e mondiale, ricordata ancora oggi con nostalgia e rimpianto da milioni di persone.

    Simone Pelizza    

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite