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    I danni della marea nera

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    Puoi leggerlo in 6 min.

    Il 20 aprile 2010 è esplosa la piattaforma petrolifera, Deepwater Horizion, della British Petroleum (BP) nel Golfo del Messico, uccidendo 11 persone e riportando un'enorme versamento di petrolio greggio. I commenti fatti dall'amministratore delegato Tony Hayward in riferimento alla marea nera come “relativamente piccola in confronto all'oceano”, hanno compromesso la credibilità della BP. Obama ha delineato il versamento come il “disastro ambientale più grave affrontato nella storia americana”, paragonandolo all'11 settembre, e annunciando la necessità per gli Stati Uniti di investire in un'economia più “verde”

    RELAZIONI ANGLO-AMERICANE – A fine aprile il Presidente statunitense Barack Obama ha ordinato al governo federale di bloccare nuovi contratti di perforazioni, finché una profonda revisione determinasse se ulteriori sistemi di sicurezza fossero necessari. È stato autorizzato un team per esaminare le 29 piattaforme petrolifere nel Golfo, nel tentativo di determinare la causa del disastro. Lo stesso giorno, i segretari del Department of Interior, Homeland Security,insieme all’amministratore di EPA e il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) sono stati inviati per valutare l'incidente.

    Il primo comunicato stampa a nome del Department of Interior ha annunciato che le ispezioni delle piattaforme nel Golf del Messico non hanno rilevato nessuna grave violazione.

    Dopo i tentativi di contenimento della BP, il Presidente ha fatto il suo primo discorso sulla marea nera, sottolineando la colpevolezza della BP: “è un loro danno e devono assumersi la responsabilità”, affermando “Non c'è dubbio: ci batteremo questa perdita con tutto ciò che abbiamo per tutto il tempo che sarà necessario. Faremo pagare BP per il danno che la loro azienda ha causato. E faremo tutto quello che è necessario per aiutare la costa del Golfo e la sua gente uscire da questo problema”.

    Tony Hayward, numero uno di BP (foto sotto),  d'altra parte sembra essere titubante per quanto riguarda lo stato attuale della situazione, nonostante i vari sforzi che sono stati fatti da parte dell'amministrazione Obama, e di un vasto interesse internazionale, a nome delle Nazioni Unite e del governo olandese (sono stati rifiutati aiuti internazionali in merito l'atto Jones del 1920). L'amministrazione Obama ha inviato a BP 69 milioni di dollari per coprire le spese di risanamento. Questi costi hanno adesso raggiunto 2,35 miliardi di dollari.

    Nel tentativo di distogliere l'attenzione sulla sua compagnia, Hayward ha dichiarato che – essendo Transocean il proprietario/gestore della piattaforma di perforazione – è responsabile della sicurezza e, pertanto, deve anche assumersi la responsabilità economica. Nonostante ciò, in seguito alla seduta del Congresso, tenutasi il 12 maggio 2010, si è scoperto che sia la BP che Transocean hanno ignorato gli avvertimenti di sicurezza nelle ore prima dell'esplosione, e devono quindi assumersi la responsabilità del problema. D'altra parte, Anadarko Petroleum (uno dei soci di BP), non accetta di assumersi responsabilità per l'esplosione, nonostante possieda un quarto della piattaforma. L'a.d. di Anadarko Petroleum, Jim Hackett, sostiene che: “le azioni di BP probabilmente ammontavano a negligenza grave o di dolo”. Come risposta, la BP potrebbe ricevere un divieto di lavoro, in quanto il governo degli Stati Uniti ha avviato un'indagine penale contro l'azienda.

    E I COSTI AMBIENTALI? – Mentre il petrolio viene spinto verso le coste della Louisiana, ambientalisti hanno descritto la crisi come una “vera catastrofe” per la fauna selvatica come, ad esempio, gli uccelli che usano le spiagge come nidi durante la stagione di accoppiamento. Dopo solo due settimane, spesse lastre gommose di petrolio greggio hanno iniziato a diffondersi attraverso le paludi della Louisiana. Il governo ha inviato attrezzature per ripulire il greggio, mentre la BP ha assunto “un'armata” di pescatori, per contribuire a porre 2,25 milioni di piedi di macchinari per contenere la marea nera. Il World Resources Institute (WRI) ha stimato che il danno potrebbe arrivare a 875 milioni di dollari per gli ecosistemi marini e a 60 miliardi di dollari per gli ecosistemi costieri.

    L'ecosistema che è stato danneggiato potrebbe richiedere anni, se non decenni, per ricostituirsi. Il petrolio greggio è composto con metano al 40%, rispetto una media del 5% che si trova in depositi di petrolio standard, e quindi la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, potrebbe soffocare la vita marina e creare zone morte dove l'ossigeno è ridotto. Il US Fish and Wildlife Service è preoccupato per le 38 specie animali di categoria protetta ai sensi dell'Endangered Species Act. Ad oggi, 29 delle 38 specie animali sono in pericolo.

    Dopo otto settimane di versamento, l'impatto sulla vita marina è diventato sempre più visibile con immagini pubblicate di paguri e pellicani bruni intrappolati ed appesantiti dal greggio, mentre le zone di riproduzione del tonno atlantico Bluefin è minacciato. Le tartarughe marine, specie in via di estinzione, sono state recintate in 500 miglia quadrate di “cordoni ignifughi” e bruciate vive nelle operazioni di contenimento destinato al petrolio. La situazione per questa specie di tartarughe è resa ancora più drammatica dal fatto si sono dovuti prendere provvedimenti per il salvataggio dei loro nidi. Molti ambientalisti e biologi marini si sono attivati per organizzare ed effettuare lo spostamento delle uova in altri siti, per fare sì che avvenga la schiusa in luoghi non contaminati.

    Preoccupazioni aumentano anche per la salute pubblica e l'impatto a lungo termine sulla catena alimentare nel Golfo del Messico, dove un terzo delle acque sono state chiuse alla pesca a causa della tossicità per la vita marina, dopo che 600 mila litri di sostanze chimiche tossiche e cancerogene sono state spruzzate sulla superficie della macchia.

    A fine maggio il Governo federale ha dichiarato che gli stati dell'Alabama, Texas, Mississippi e Louisiana hanno subito un vero e proprio collasso economico derivato direttamente dal divieto sulle attività ittiche e dal calo dell'economia turistica di questi stati.

    Il governatore della Louisiana Bobby Jindal ha dichiarato lo stato di emergenza. Come risposta, NOAA ha chiuso sia la pesca commerciale e quella ricreativa nelle acque federali che sono state colpite tra la bocca del fiume Mississippi e Pensacola Bay, una chiusura del 36% delle acque degli Stati Uniti.

    Inoltre, la stagione degli uragani è iniziata con l'uragano Alex, che si sta facendo strada in tutto il Golfo. I tentativi di contenimento del greggio sono stati ritardati a causa dei venti forti e mari mossi. Se l'uragano acquisisse velocità più alte, i danni causati potrebbero estendersi ad una zona molto più ampia che non comprenderanno solo il Golfo del Messico, ma potrebbe diffondersi anche nell'entroterra.

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    OPINIONE PUBBLICA- Al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica, un sito web è stato creato (www.restorethegulf.gov) in modo che il pubblico possa avere facile accesso ad ogni tipo di informazione per quanto riguarda la marea nera. Un'ulteriore nota, il Department of Energy sta fornendo l'accesso online a schemi, prove di pressione, risultati diagnostici e altri dati sul malfunzionamento dei progetti fin ora.

    Sia all'interno degli Stati Uniti che nel mondo, la BP è stata molto criticata. Negli Stati Uniti migliaia di persone hanno partecipato a decine di proteste nelle stazioni di benzina BP e altri luoghi. Alla fine di maggio, attivisti di Greenpeace hanno protestato davanti alla sede centrale della BP a Londra con cartelloni raffiguranti il logo della BP con scritto “inquinatori britannici” con petrolio.

    Secondo la agenzia di stampa Associated Press dal 29 giugno le proteste potrebbero aver condizionato il declino delle vendite presso alcune stazioni, tra il 10-40%, anche se la BP possiede poche delle 11.000 stazioni di benzina sul territorio americano. La maggior parte sono di proprietà locale, sotto contratto da BP.

    Negli Stati Uniti il Presidente Obama è stato criticato diverse volte per il modo in cui sta gestendo la marea nera. Un recente sondaggio condotto dal quotidiano USA Today con la società Gallup, nel quale si chiedeva ai suoi cittadini se approvavano oppure non approvavano il modo in cui l'amministrazione Obama stesse gestendo la situazione, ha rivelato che il 48% degli statunitensi disapprova a fronte del 44% di approvazione. Il successo che Obama riscuote all'estero non sembra sia rispecchiato nel proprio paese. Obama ha chiaramente affermato che la sua amministrazione farà “qualunque cosa necessaria” al fine di arrestare la perdita, tuttavia, ha anche affermato che questo è un problema di BP da risolvere e che gli Stati Uniti possono aiutarli, anche se è fondamentale che la BP se ne assuma il carico maggiore. Lo stesso Presidente non può fermare la perdita personalmente, ma ha visitato le aree che sono state rovinate per capire i problemi e il modo in cui essi possono essere risolti, rivolgendo la gestione del problema a persone specializzate.

    In riferimento alla domanda su come sta gestendo la situazione la BP, il 76% degli americani è contro, mentre il 16% approva. Inoltre, alla domanda se British Petroleum dovrebbe pagare tutte le perdite, anche se questo significa andare fuori mercato, il 59% degli elettori concordano, mentre il 38% ha votato che BP dovrebbe pagare tanto quanto si può permettere e rimanere vitale.

    CONCLUSIONI- In conclusione, con maggiori danni di quelli inizialmente stimati e l'arrivo dell'uragano Alex, la situazione non potrebbe che peggiorare. Secondo il governo degli Stati Uniti la BP dovrebbe concentrarsi sulla risoluzione del problema, più che sulla sua ricerca di responsabilità dell'incidente, evitando ulteriori danni e costi. Al momento, l'unica opzione è di aspettare e vedere come e se i due pozzi di soccorso, del progetto che la BP ha attuato, avranno successo.

    Ottavia Ferrario redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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