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    In breve

    • La morte Zarqawi nel 2006 determinò la graduale unione di AQI con diversi gruppi estremisti minori che si chiamarono Stato Islamico dell’Iraq (ISI), il quale si differenziava per la sua componente territoriale.
    • Durante la guerra cvile siriana Jabhat al-Nusra, una rete allineata con la fazione centrale di al-Qai’da in Siria, si alleò con i combattenti di Abu Bakr al-Baghdadi.
    • Lo Stato Islamico è stato sconfitto nei territori di Siria e Iraq ma la liberazione dei territori non è sufficiente a dichiarare una vittoria su questo movimento.

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    In 3 sorsi – Dopo aver analizzato la prima parte di storia irachena contemporanea, in questa seconda parte il focus verterà sulla nascita e il declino dell’autoproclamato Stato Islamico a partire dal ritiro delle truppe americane su suolo iracheno nel 2011.

    1. LE ORIGINI DALLA SANGUINOSA GUERRA CIVILE IN IRAQ

    L’autoproclamato Stato Islamico vede le sue origini nella guerra civile irachena del 2004–2007. I disordini all’interno del Paese non terminarono con la fine della guerra civile, che de facto non cessò mai del tutto fino al ritiro delle truppe americane nel 2011. Al-Qa’ida in Iraq (AQI), guidata dal giordano Abu Musab al-Zarqawi, fu uno degli attori centrali nella rivolta sunnita contro il Governo iracheno e le forze occupanti straniere.
    La morte Zarqawi nel 2006 determinò la graduale unione di AQI con diversi gruppi estremisti minori che si chiamarono Stato Islamico dell’Iraq (ISI). La reale svolta di questo nuovo movimento consisteva nella componente territoriale. ISI infatti aveva l’obiettivo di controllare il territorio, con l’ambizione di ottenere la leadership universale nella Comunità islamica (umma), uscendo per la prima volta allo scoperto, rispetto alla clandestinità fino a quel momento professata da al-Qai’da in tutte le sue diramazioni.
    AQI/ISI subì però un duro colpo dai movimenti del Risveglio di Al-Anbar, quando una fetta considerevole della popolazione locale si unì contro i gruppi  jihadisti in alleanza con le forze americane. La resistenza del movimento, però, scemò gradatamente per svariate ragioni, tra cui le dure ripercussioni che i combattenti di ISI perpetrarono alla popolazione nelle aree sotto il loro controllo. Nel 2010, mentre la leadership del gruppo cominciava ad essere compatta, un militante importante veniva rilasciato dopo una detenzione di cinque anni nella prigione di Abu Gharib: si trattava di Abu Bakr al-Baghdadi, che divenne la nuova guida del gruppo.

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    Fig. 1- La preghiera del venerdì nella moschea di Hussein a Karbala. Huessein, figlio di Alì, è una delle figure più importanti nello sciismo. Maggio 2003, Karbala, Iraq

    2. COME ISI ARRIVÒ IN SIRIA

    La guerra civile siriana cominciò come rivolta contro il regime di Bashar al-Assad all’inizio del 2011. I disordini fornirono spazio d’azione a ISI, i cui combattenti presero a infiltrarsi passando il confine orientale siriano. I gruppi di ribelli, inizialmente prevalentemente laici, iniziarono a indebolirsi alla fine del 2012, dopo quasi due anni di opposizione. In questo frangente le forze islamiste assunsero un ruolo più importante. Tra questi Jabhat al-Nusra, una rete allineata con la fazione centrale di al-Qai’da in Siria, si alleò con i combattenti di Abu Bakr al-Baghdadi.
    Nell’aprile 2013 al-Baghdadi annunciò l’unione delle sue forze in Iraq e in Siria con Jabhat al-Nusra, che prendeva di conseguenza il nome di Stato islamico in Iraq e Levante (ISIL). La fusione in realtà fu respinta da al-Nusra e la divisione mise in competizione i due gruppi, specialmente per le reclute, portando a combattimenti aperti. L’ISIL rapidamente prese piede nelle zone a est del Paese, imponendo un’autorità assoluta e spodestando dal controllo il Governo.

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    Fig. 2 – Il leader di IS Abu Bakr al-Baghdadi il 5 luglio 2014 presso la moschea di Mosul, Iraq

    3. ESPANSIONE E DECLINO

    La roccaforte di ISIL divenne la città siriana di Al-Raqqah che fu anche la sede mediatica da cui il gruppo lanciava materiale propagandistico. L’ISIL/ISIS si espanse molto velocemente, lanciando offensive di successo sia in Siria che in Iraq, conquistando città irachene di notevole importanza come Al-Fallūjah e Al-Ramādī nel gennaio 2014. La spinta verso nord proseguiva fino alla conquista di Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, che fu presa senza incontrare particolari resistenze nel giugno 2014. Alla fine del mese il gruppo proclamò la costituzione del Califfato guidato da Al-Baghdadi, chiamandosi da quel momento più semplicemente Stato Islamico (IS).
    L’autoproclamato Stato Islamico assunse vere e proprie funzioni governative nelle aree sotto il suo controllo, come la riscossione delle tasse e l’organizzazione dei servizi di base come la creazione di un corpo di polizia, l’istruzione e l’assistenza sanitaria condotte in conformità con la sua interpretazione della legge islamica. A metà 2015 l’IS iniziò a sgretolarsi a causa di attacchi sferrati simultaneamente dalle forze curde e dai loro alleati occidentali, dalle forze siriane pro-Assad, dalle forze irachene e dalle milizie sciite iraniane. Nel frattempo, una crescente campagna aerea guidata dagli Stati Uniti indebolì notevolmente IS nelle roccaforti chiave, consentendo alle forze locali di riprendersi. Il 9 luglio 2017 il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi annunciò la liberazione di Mosul. Nell’ottobre 2017 le forze democratiche siriane curde (SDF) dichiararono vittoria ad Al-Raqqah, ex capitale dell’ IS. Più tardi quello stesso mese, dopo continue pressioni militari e vittorie, i Governi siriano e iracheno dichiararono la sconfitta dell’IS, nonostante il gruppo avesse ancora una quantità (benché insignificante) di territorio alla periferia di Iraq e Siria. Il gruppo perse definitivamente gli ultimi possedimenti territoriali nel marzo 2019, quando le SDF liberano il villaggio siriano di Al-Bāghūz. Il 26 ottobre 2019 al-Baghdadi morì suicida, messo alle strette da un agguato delle forze statunitensi.
    Nonostante tutto, sconfiggere lo Stato Islamico non vuol dire soltanto liberare i territori da esso controllati, ma risolvere le condizioni dei contesti particolarmente fragili in cui esso riesce a insediarsi. L’Asia e l’Africa, dove diversi gruppi jihadisti hanno giurato fedeltà a IS costituendo le wilayat (province), sono la testimonianza di questa permeabilità.

    Giulia Macario

    Giulia Macario
    Giulia Macario

    Al momento sto terminando il research master IMARC in Criminologia Internazionale. Ho vissuto un anno ad Amman dove, oltre ad aver lasciato il cuore, ho lavorato all’ “Arab Institute for Security Studies” (ACSIS) e studiato arabo al Qasid. Ho conseguito nel 2018 il Master in Middle Eastern Studies (MIMES) a Milano. Mi interesso principalmente di movimenti salafiti-jihadisti e islam politico.

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