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giovedì 2 Luglio 2020
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    In 3 sorsi Il coronavirus non è solo un’emergenza sanitaria, ma anche una ulteriore frenata d’arresto per l’economia cinese e una prova politica per il Partito Comunista. Se la Repubblica Popolare ne uscirà rafforzata o indebolita è ancora incerto e dipenderà dalla capacità del Governo di gestire la crisi.

    1. CORONAVIRUS: EMERGENZA SANITARIA

    A inizio dicembre 2019 si è diffuso a Wuhan un nuovo coronavirus, chiamato 2019-nCoV, che ha contagiato più di 20mila persone, causando quasi 500 decessi. Il Governo cinese ha informato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 31 dicembre, in netto miglioramento rispetto al notevole ritardo che caratterizzò la diffusione di informazioni durante l’epidemia di SARS nel 2003. I cittadini cinesi, tuttavia, sono stati avvisati solamente in un secondo momento. Il Sindaco di Wuhan ha dichiarato di aver dovuto aspettare l’autorizzazione del Governo centrale per poter diffondere la notizia: la mancanza di coordinamento tra ufficiali locali e centrali è, purtroppo, una questione annosa e ancora irrisolta nella Repubblica Popolare. L’OMS ha dichiarato l’epidemia da coronavirus un’emergenza globale il 30 gennaio.

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    Fig. 1 – Uno staff medico prepara i letti in una sala da esposizioni convertita in ospedale a Wuhan, epicentro dell’epidemia

    2. FRENATA D’ARRESTO PER L’ECONOMIA

    Le ripercussioni economiche, come previsto, non si sono fatte attendere. In Cina molte attività di produzione sono state arrestate, la riapertura delle fabbriche è stata posticipata e centinaia di punti vendita di alcuni colossi internazionali, come Starbucks e McDonald’s, sono stati chiusi. Ad aggravare la situazione è il momento dell’anno in cui si è verificata l’epidemia, ovvero la vigilia del Capodanno cinese. L’economia cinese sta già attraversando una fase di rallentamento: nell’ultimo trimestre del 2019, infatti, la crescita del PIL cinese è stata del 6%, il tasso più basso dal 1992. Qualora la diffusione del virus dovesse minare pesantemente l’economia, è possibile che il Governo centrale implementi politiche economiche più aggressive e nazionalistiche. Le conseguenze pesano anche sull’economia globale: in calo gli indici di borsa, il settore del turismo, del lusso e dell’intrattenimento. Il virus ha mostrato che, contrariamente a quanto si sia voluto credere o sperare, l’economia della maggior parte dei Paesi è ancora strettamente legata a quella cinese.

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    Fig. 2 – Un uomo cammina in un centro commerciale deserto a Pechino, indossando una mascherina protettiva

    3. PROVA POLITICA PER PECHINO

    Nel pieno dell’ambizioso progetto di “rinnovamento nazionale” (中华民族伟大复兴 Zhōnghuá mínzú wĕidà fùxīng) il Partito Comunista Cinese è consapevole di non potersi permettere un fallimento o un parziale insuccesso, inficiando la stabilità politica e sociale. Gli interventi del Governo per contenere il coronavirus diventano così oggetto di propaganda: un esempio lampante è la costruzione di due nuovi ospedali a Wuhan in soli dieci giorni, trasmessa in diretta streaming. Il Governo ha anche aumentato il controllo su internet, sui social network e sui canali di comunicazione per eliminare la diffusione di notizie false o critiche nei propri confronti. Il successo delle misure sanitarie potrebbe aumentare il consenso, la fiducia e il nazionalismo caro a Pechino. L’immagine della Cina, però, è compromessa a livello mondiale: oltre alle numerose fake news e teorie complottistiche che girano in rete riguardo le origini del coronavirus, gli episodi di razzismo e sinofobia sono aumentati, anche a causa della divulgazione di informazioni diffamatorie nei confronti del popolo cinese. Gli USA, inoltre, potrebbero servirsi della diffusione dell’epidemia e delle difficoltà della Cina per minarne la credibilità. Difficile capire, invece, come si comporterà la Cina con Taiwan e Hong Kong, se si dimostrerà collaborativa o se adotterà un atteggiamento di chiusura.
    È fondamentale non considerare il coronavirus solo un’emergenza sanitaria, sottovalutandone i risvolti economici e politici.

    Maddalena Binda

    Maddalena Binda

    Mi sono laureata in Lingue, Culture e Società all’Università Ca’ Foscari che mi ha trasmesso curiosità e passione per la Cina. Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino, frequentando un anno alla Zhejiang University. Qualcuno mi definisce come l’amica con cui parlare di geopolitica o l’instancabile paladina della giustizia. Mi piace leggere e guardare documentari.

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