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    L’Iran alle urne: i risultati e le delusioni

    In breve

    • La Repubblica Islamica dell’Iran si presenta come un sistema ibrido caratterizzato da una dicotomia tra organi eletti e un forte controllo delle istituzioni rappresentative da parte della Guida Suprema.
    • La scena partitica iraniana è tripartita nelle forze politiche dei “Conservatori”, “Riformisti” e “Moderati”.
    • Le elezioni parlamentari del 21 febbraio hanno visto la vittoria dei conservatori con 221 seggi su 290.

    Dove si trova

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    In 3 sorsi- Il vista delle elezioni parlamentarie del 21 febbraio, le continue ostilità tra l’amministrazione americana e l’apparato degli Ayatollah hanno portato ad una polarizzazione dell’arena politica iraniana, favorendo l’ala conservatrice.

    1. IL SISTEMA IBRIDO IRANIANO

    In seguito alla rivoluzione islamica del 1979, lo stato iraniano ha cambiato il suo assetto istituzionale e nome ufficiale, divenendo l’attuale Repubblica Islamica dell’Iran. Il nome rappresenta appieno la sintesi di impianti ideologici fondanti ed interni che caratterizzano il regime teocratico iraniano. Infatti, se da una parte la parola Repubblica richiama la concezione moderna, rappresentativa e democratica dello stato, dall’altra l’aggettivo islamica pone l’accento sulla religione islamica come impianto ideologico per l’indirizzo politico della società iraniana. Di conseguenza, questa dicotomia interna viene riflessa nell’apparato istituzionale, garantendo alla popolazione l’elezione del Presidente e del Parlamento tra i candidati selezionati e ammessi dal Consiglio dei Guardiani. Quest’organo nominato dalla Guida Suprema, permette a quest’ultima un effettivo controllo sulle istituzioni rappresentative limitandone significativamente la partecipazione e la capacità di azione dell’organo rappresentativo del paese. Per le caratteristiche sopracitate, il sistema politico iraniano viene classificato come regime ibrido con le sue specificità, dove le istituzioni di rappresentanza vengono utilizzate per legittimare la concentrazione di potere nella mano di pochi, e in questo caso della classe clericale sciita. Per questa ragione, nonostante l’aria di apatia che si respirava in precedenza del voto, Khamenei ha voluto rimarcare che il presentarsi alle urne per votare è un dovere religioso imprescindibile.

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    Fig.1 Donne iraniane in un seggio elettorale a Teheran, 21 febbraio 2020.

    2. GLI SCHIERAMENTI IN CAMPO

    Una peculiarità del sistema politico iraniano consiste nell’assenza di partiti politici operanti e definiti come nelle società democratiche ed occidentali, ma sono inseriti in un’arena tripartita dai cosiddetti “Conservatori”, “Riformisti” e “Moderati”. Questa tripartizione in qualche modo rispecchia le tre differenti generazioni che hanno partecipato nella vita sociale della Repubblica Islamica. La falange conservatrice dell’arena politica iraniana è principalmente rappresentata da coloro che parteciparono alla rivoluzione islamica e fedeli alla dottrina di Khomeini del velayat-e faqih, il ruolo del giurisperito, perennemente ostili alla politica estera americana e scettici alle posizioni e affidabilità europee. I riformisti d’altro canto, in particolare modo negli anni novanta sotto la guida del Presidente Khatami, rappresentano la parte più democratica dello schieramento politico, sostenendo la necessità di normalizzare le relazioni diplomatiche con le altre potenze mondiali in luce degli interessi materiali del paese a discapito di quelli ideologici e religiosi. Infine, i cosiddetti pragmatici tendono a perseguire una sintesi dei due schieramenti precedenti bilanciando interessi materiali a quelli ideologici nell’approccio della politica estera e domestica, di cui fa parte l’attuale Presidente Hassan Rouhani.

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    Fig.2- Un seggio elettorale a Teheran il 21 febbraio 2020.

    3. I DATI E IL LORO SIGNIFICATO

    I risultati delle elezioni, come largamente anticipato con l’esclusione di 7000 candidati principalmente moderati e riformisti da parte del Consiglio dei Guardiani, indicano un’ampia vittoria da parte dei fronte conservatore avendo ottenuto 221 seggi su 290 disponibili. Un esito pesante per il Presidente Rouhani, che vedrà l’impossibilità di riaprire le trattative con l’Occidente per il reinserimento dell’Iran nel processo di normalizzazione dei scambi commerciali e finanziari e sull’accordo nucleare. Il dato è imparziale se non si considera la sconfitta simbolica inflitta all’apparato religioso da parte della popolazione nell’astenersi dal voto, registrando l’affluenza più bassa (42,57%) dalla nascita della Repubblica Islamica. Il Ministro dell’Interno ha elencato diverse motivazioni per giustificare le cause di questo dato, adducendo al maltempo, all’escalation con gli Stati Uniti a inizio anno e infine la diffusione del coronavirus. Tuttavia, dalle dichiarazioni degli intervistati di emittenti televisive emergono altre ragioni, prima tra tutte la forte disillusione nell’élite iraniana vista la campagna di massima pressione americana e le scarse prestazione economiche del paese, aggravate dal rialzo del prezzo di gas e petrolio, con un’economia in recessione del 9.5% l’anno precedente e un’inflazione attuale al 33.5%. Infine, questi dati vengono tradotti in concreto con la devastante conseguenza di aver fatto piombare 1.6 milioni di iraniani nella povertà, nel regime dell’economia di resistenza, isolati dal resto del mondo.

    Augusto Sisani

    Augusto Sisani

    Nato ad Assisi nel 1996 da padre italiano e madre neozelandese, sono cresciuto a Perugia e attualmente studio Relazioni Internazionali indirizzo Global Studies presso la LUISS Guido Carli a Roma. Durante i miei soggiorni accademici all’estero negli Stati Uniti e Regno Unito, ho maturato un forte interesse per il Medio Oriente e Nord Africa, con particolare attenzione per la Penisola Arabica e la storia moderna dell’Iran. Da settembre mi trovo a Bruxelles presso l’Université Libre de Bruxelles per un programma di Double Degree, ad approfondire le tematiche securitarie oltre  a quelle europee.

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