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    Good morning Vietnam: approvato l’accordo di libero scambio con l’UE

    In breve

    • L’accordo commerciale risulta essere di importanza cruciale per la creazione di una grande area di libero scambio con l’ASEAN
    • Un aumento previsto di 8 miliardi di euro di esportazioni di prodotti UE verso il Vietnam per il 2035
    • Un accordo vantaggioso, ma che solleva alcune preoccupazione sul rispetto dei diritti umani

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 sorsi Il 12 febbraio il Parlamento Europeo in seduta plenaria ha approvato il nuovo accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e la Repubblica Socialista del Vietnam. È il secondo accordo di libero scambio che il Parlamento Europeo approva con uno degli Stati membri dell’ASEAN, dopo quello con Singapore. Esso racchiude, oltre all’eliminazione della maggior parte delle barriere tariffarie per beni e servizi, anche delle sezioni dedicate al rispetto dei diritti umani e del lavoratore e alla lotta contro il cambiamento climatico.

    1. PREAMBOLO E NUMERI SULLE RELAZIONI COMMERCIALI BILATERALI UE – VIETNAM

    I negoziati per giungere ad un accordo bilaterale di libero scambio tra l’Unione Europea ed il Vietnam vennero lanciati nel 2012 e si sono conclusi nel 2018, con il che di recente è stato approvato dal Parlamento Europeo con 401 parlamentari favorevoli, 192 contrari e 40 astenuti. La Repubblica Socialista del Vietnam è il secondo partner commerciale dell’Unione, dopo Singapore, tra i Paesi membri dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico). Per anni l’UE è stata il secondo mercato d’oltre oceano più grande per il Vietnam, ed il quarto per relazioni commerciali bilaterali, dopo la Cina, la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Nel 2017, secondo i dati forniti da DG Trade (la Direzione Generale per il commercio dell’UE), il Vietnam è diventato uno tra i dieci Paesi extra-UE ad esportare beni e servizi all’interno del territorio dell’Unione. È importante menzionare i numeri che hanno portato alla firma dell’accordo e alla sua recente approvazione da parte del Parlamento Europeo. Per quel che concerne l’export del Vietnam, in media circa il 19% delle sue esportazioni totali all’estero sono dirette verso l’Unione Europea, percentuale che in determinati anni ha raggiunto picchi del 25% del totale. Secondo Eurostat, il totale di queste esportazioni ammonta a circa 40 miliardi di euro solo nell’anno 2018, e questo dato, secondo l’agenzia, è destinato ad avere un trend in crescita. D’altro canto, l’esportazione di prodotti e materie prime dell’Unione verso il Vietnam, includendo anche i servizi, ammontano a un totale di circa 13 miliardi di euro nel 2018, con una bilancia commerciale nettamente a favore del Vietnam. Nonostante ciò, l’Unione Europea si è rivelata essere il secondo partner del Vietnam per Investimenti Diretti dall’Estero, con un totale di 6.1 miliardi di euro nel 2018. Questi numeri hanno portato, dunque, alla firma dell’accordo di libero scambio nel 2019 e alla sua recente approvazione da parte del PE.

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    Fig. 1 – Phil Hogan, nuovo Commissario europeo al Commercio Internazionale

    2. IL CUORE DELL’ACCORDO

    Come tutti gli accordi di libero scambio che l’Unione Europea stringe con Paesi terzi, anche questo prevede una sostanziale eliminazione delle barriere tariffarie di circa il 99%, sia sui beni sia sui servizi, e una serie di regole atte a proteggere ben 169 prodotti europei di indicazione geografica tipica da possibili imitazioni. In primo luogo, tra i prodotti che le imprese europee esportano maggiormente in Vietnam, vi sono: beni di primo consumo, veicoli, parti di veicoli e prodotti farmaceutici. Tutte e quattro queste tipologie di prodotti vedranno l’eliminazione del 100% dei dazi sull’esportazione entro dieci anni dall’entrata in vigore dell’accordo. Secondo un’analisi effettuata da DG Trade, si prevede che l’eliminazione dei dazi e delle tasse all’esportazione bilaterale (nei prossimi dieci anni), insieme alla riduzione delle barriere non tariffarie che interessano gli scambi transfrontalieri di beni e servizi, darà un notevole impulso al commercio bilaterale. Si calcola che le esportazioni dell’UE verso il Vietnam aumenteranno di più di 8 miliardi di euro entro il 2035, mentre le esportazioni del Vietnam verso l’UE cresceranno di 15 miliardi di euro entro lo stesso anno. Tali cifre corrispondono a un aumento in termini relativi delle esportazioni dell’UE verso il Vietnam di quasi il 29% e delle esportazioni del Vietnam verso l’UE di circa il 18%. Ma l’accordo in sé non tratta unicamente la liberalizzazione di beni e servizi e l’abbattimento dei dazi, esso è anche un mezzo nelle mani dell’Unione Europea per far implementare in Vietnam determinate politiche atte al rispetto dei diritti umani e del lavoratore e ad aggiustarsi alle nuove politiche EU per il contrasto al cambiamento climatico. Di fatto, il nuovo accordo prevede una sezione che lega ambo le parti al rispetto degli accordi di Parigi del 2015 sul cambiamento climatico e la promozione di nuove tecnologie che incrementino l’uso di energie rinnovabili o a basso impatto ambientale, come anche la protezione della biodiversità e un’industria del legname che sia sostenibile. Per quel che concerne, invece, la protezione dei diritti umani e del lavoratore, si prevede che il Vietnam abolisca effettivamente il lavoro minorile e il lavoro forzato in tutte le sue forme.

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    Fig. 2 – Le ong hanno acceso i riflettori sul rispetto dei lavoratori vietnamiti

    3. PREOCCUPAZIONI SULL’EFFETTIVO RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

    L’implementazione di un accordo di libero scambio con il Vietnam non è solamente un importante traguardo per creare una grande area di libero scambio con l’ASEAN, ma è anche un’opportunità per l’Unione Europea per far sì che nella Repubblica Socialista vengano applicati gli standard dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) sull’abolizione del lavoro forzato e la libertà di associazione sindacale. Questi diritti fanno parte di due convenzioni in seno all’OIL che non sono state ancora ratificate dal Vietnam: si tratta della Convenzione per l’Abolizione del Lavoro Forzato e della Convenzione sulla Libertà Sindacale e la Protezione del Diritto Sindacale. Vi è, dunque, una discreta preoccupazione da parte di un gruppo organizzazioni per la protezione dei diritti umani, un totale di 28, tra cui Human Rights Watch, che l’accordo in sé diventi soltanto un mezzo per migliorare i profitti delle imprese a discapito dei diritti dei lavoratori vietnamiti. Si spera, quindi, che l’Unione Europea, tramite questo nuovo accordo, possa esercitare quella pressione politica necessaria affinché il Vietnam ratifichi le due convenzioni e le applichi effettivamente sul territorio.

    Antonino Galliani

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    Antonino Galliani

    Sono nato a Palermo nel 1990. Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, prima di trasferirmi in Messico, ha lavorato a Bruxelles per l’Ambasciata del Messico presso l’UE nell’area relazioni politiche. Vivo in Messico dal 2017, dove ha lavorato per la Camera di Commercio Italiana come Responsabile Area Internazionalizzazione e Progettazione fino al dicembre del 2018. Dal 2019 mi occupo della gestione dell’ufficio della CCIM di Querétaro per le aziende italiane della regione del Bajío.

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