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venerdì 29 Maggio 2020
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    L’influenza della Covid-19 sull’economia cinese

    In breve

    • I dati di gennaio-febbraio 2020 hanno visto un netto crollo dell’economia cinese durante il periodo di diffusione del Covid-19, ma il rischio di ritorno del virus spinge Pechino a mantenere varie forme di distanziamento sociale.
    • I cambiamenti nelle abitudini dei consumi durante il periodo di restrizioni potrebbero avere conseguenze importanti nel prossimo futuro.
    • Il Governo sta adottando misure per sostenere le imprese, ma la ripresa appare ancora fragile e soggetta agli sviluppi dell’epidemia nel resto del mondo.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    AnalisiI provedimenti per arginare la Covid-19 in Cina e in altri Paesi sono drastici. Oltre ad aver cambiato le abitudini della popolazione mondiale, hanno sconvolto pesantemente il mondo economico e finanziario. Benché ci siano sostanziali differenze culturali e politiche, capire cosa sta succedendo e come stanno reagendo i cinesi ci aiuterà a comprendere in anticipo quali potrebbero essere le conseguenze socio-economiche in Occidente.

    L’ECONOMIA CINESE DURANTE IL CORONAVIRUS

    In Cina le disposizioni per limitare il contagio sono partite a gennaio, poco prima del Capodanno cinese (24 gennaio). L’accentramento dei poteri e un forte potere politico hanno permesso da subito di chiudere tutte le attività non ritenute indispensabili. Come è successo in Occidente, la notizia dei nuovi provvedimenti ha fatto crollare le Borse cinesi e successivamente la chiusura prolungata delle attività ha portato una grave crisi economica.
    Secondo i dati di gennaio e febbraio pubblicati dall”Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino, i danni economici sono ingenti. I comparti maggiormente colpiti sono quelli del turismo, dei trasporti, dell’immobiliare, dello sport, del leasing e dei beni di lunga durata non essenziali (come moto, macchine, barche, ecc).
    La ristorazione, per esempio, è uno dei settori più danneggiati: nella sola settimana a ridosso del Capodanno cinese si stima che le perdite per il settore siano state pari a 500 miliardi di yuan. La perdita per il settore turistico si aggira invece intorno al 9% del fatturato annuo. Per queste attività è impossibile recuperare ciò che non è stato incassato. Oltre ai mancati guadagni si devono aggiungere i costi degli affitti e delle bollette.
    I consumi al dettaglio sono crollati del 20,5%, mentre i volumi degli scambi commerciali sono scesi del 17,2%. L’industria ha segnato una flessione del 13,5%, gli investimenti fissi invece un deficit del 24,5%. Secondo la multinazionale finanziaria Anz, la Cina nel mese di febbraio ha lavorato solo al 20% delle capacità produttive.
    In questo periodo inoltre tutti coloro che non sono stati capaci di rinnovarsi tecnologicamente o impossibilitati a causa della tipologia di attività hanno subito ulteriori perdite.
    Il tasso di disoccupazione è arrivato a toccare ufficialmente il 6,2%, ma un po’ come in tutto il mondo, probabilmente la situazione reale è più tragica. Anche in Cina ci sono molti lavoratori irregolari e precari.

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    Fig. 1 – Traffico fluviale in ripresa sullo Yangtze dopo il blocco dei mesi scorsi, 24 marzo 2020

    COME SONO CAMBIATI I CONSUMI

    In risposta alle restrizioni della libertà di movimento i professionisti dei più svariati settori sono stati costretti a rinnovare la struttura commerciale, i servizi e il modo di interagire con la clientela. Moltissime imprese sono state stimolate a utilizzare il web per la vendita dei propri beni. In questo periodo i siti di vendita online hanno registrato un aumento record di nuovi utenti e di acquisti. La comunicazione reale è stata sostituita da quella virtuale: telefonate, videoconferenze, chat, mail e social media. Molte piccole e medie aziende hanno investito su programmi di telelavoro, per consentire ai propri dipendenti di collegarsi da casa per lavorare. È facile intuire che le aziende continueranno a investire in programmi più sofistificati e nella formazione digitale dei propri dipendenti. 
    A trarre vantaggio da questo periodo sono stati tutti i servizi legati al mondo dell’intrattenimento, come quello televisivo-cinematografico, ludico e on line. Si sono registrati un aumento delle vendite di libri, cd, musica e attrezzature sportive.
    Il settore immobiliare prevede un cambiamento nella domanda di appartamenti, dopo questa esperienza, con una maggiore attenzione per gli spazi interni ed esterni come balconi, terrazzi o giardini. 
    Le compagnie assicurative hanno visto aumentare le richieste di polizze assicurative sanitarie e studieranno nuovi pacchetti per soddisfare queste esigenze.
    Nel comparto sanitario, invece, il mercato interno è stato stimolato a produrre prodotti per la prevenzione e la sicurezza sanitaria. Si pensa che la tendenza a scegliere prodotti salutistici e a utilizzare articoli per la prevenzione sanitaria rimarrà consolidata nelle abitudini della popolazione. 
    Nonostante i dati negativi sull’economia, si pensa che le perdite economiche siano momentanee e che i mancati introiti verrano recuperati nel lungo termine. 

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    Fig. 2 – I turisti tornano lentamente sulla Grande Muraglia, 24 marzo 2020

    IL RISVEGLIO DEL GIGANTE CINESE 

    Il Governo centrale per tutelare gli interessi dei propri cittadini ha programmato un aumento degli investimenti in infrastrutture per circa 2,8 trilioni di yuan, che verranno finanziati tramite l’emissione di obbligazioni locali. La manodopera verrà attinta dalla lista di persone senza lavoro. Inoltre, sono già stati programmati ulteriori pacchetti di aiuto finanziario ed economico. Sono previsti sgravi fiscali e l’accesso al credito agevolato per la richiesta di liquidità. 
    Infatti i piccoli imprenditori non hanno sussidi e per sopravvivere hanno dovuto intaccare i proprio risparmi o hanno chiesto prestiti. Le banche hanno avuto disposizioni per concedere prestiti con facilità, iniettando nel sistema finanziario l’equivalente di 12,83 miliardi di euro con un tasso al 3,15%. Sono stati anche resi disponibili altri strumenti finanziari che stanno permettendo a famiglie e imprese di accedere a una maggiore liquidità per fronteggiare i danni economici subiti.
    Attualmente il Paese è già tornato in piena attività produttiva e i dati di produzione sono molto incorraggianti.
    Dobbiamo ricordare che dopo la liberalizzazione del mercato negli anni Ottanta la Cina era ancora un Paese in povertà assoluta, ma in pochi decenni è diventato la seconda potenza mondiale in termini di produzione. La capacità di resilienza e di adattamento alle condizioni avverse è ancora molto forte nei cinesi ed è ragionevole pensare che non sarà difficile per loro riemergere di nuovo.

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    Fig. 3 – L’aeroporto di Pechino, ancora praticamente deserto a causa delle misure anti-coronavirus

    PROSPETTIVE PER L’ECONOMIA

    Tuttavia la Covid-19 si è diffusa in oltre un centinaio di Stati e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato da tempo lo stato di pandemia. Tutti i Paesi interessati sono stati costretti ad adottare varie misure di contenimento per la diffusione del virus, con serie conseguenze sociali, economiche e finanziarie.
    La Cina uscita dalla crisi è diventata da Paese in difficoltà sanitaria a principale soccorritore di molti Stati in difficoltà. Dopo aver restituito gli aiuti ricevuti dai varie parti del mondo come Italia e Giappone poche settimane fa, Pechino ha inviato materiali e personale medico a moltissimi Paesi in difficoltà. Tra di loro ci sono gli USA, diventati in poco tempo il Paese con il più alto numero di contagiati e probabilmente con il più alto tasso di mortalità Covid-19.
    Aiutare gli Stati in difficoltà non deve essere considerata una strategia politica di prosecuzione della Via della Seta. Fermare il prima possibile la diffusione del virus, in un mondo fortemente globalizzato, è nell’interesse per poter ritornare il prima possibile alla normalità.
    Le previsioni sull’economia globale sono al ribasso e si pensa che molti Paesi chiuderanno l’anno addirittura con un PIL in negativo. Pechino ha dovuto rivedere le previsioni per sulla ripresa economica. Il PIL cinese era stimato per il 2020 al 6,5%, dopo un periodo di restrizioni al 4,8%, e ora è sceso al 2,9%, ma non si esclude possa ulteriormente abbassarsi.

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    Fig. 4 – Commessi al lavoro in un coffee shop di Shanghai, recentemente riaperto dopo il blocco delle scorse settimane

    IL FUTURO PROSSIMO

    Le Borse cinesi, che riflettono i timori del futuro finanziario, fino a poche settimana fa erano in piena ripresa, però ora sono di nuovo in ribasso.
    Con l’allentamento delle restrizioni i cinesi sono ritornati alla vita di tutti giorni, ma recentemente si sono registrati nuovi casi di Covid-19. Sembra che il virus possa sopravvivere negli organismi di ospiti asintomatici, presumibilmente “guariti”, anche per diverse settimane. Il Governo cinese è corso di nuovo ai ripari: le attività economiche potranno continuare a essere aperte, ma con limitazioni di orari e regole di distanziamento sociale.
    I fatti che succedono in Cina sono l’anticipazione di ciò che avverrà in Occidente e il Governo italiano ne sta seguendo gli sviluppi epidemiologici in collaborazione con virologi di fama internazionale. In Italia infatti, i numeri dei contagi e dei decessi sono in leggera decrescita e sarà scontato un allentamento graduale delle restrizioni. Prevedibilmente, proprio per evitare una possibile nuova diffusione del virus, permarranno per un certo periodo le regole di distanziamento sociale e prevenzione sanitaria.

    My Ding Hua

    Photo by Anna Shvets is licensed under CC0

    My Ding Hua

    Nata nella città di Ho Chi Minh sono residente in Italia da quando avevo 5 anni. Ho una laurea triennale in Lingue, Culture e Società dell’Asia Orientale e una Laurea magistrale in Relazioni Internazionali Comparate (Asia-Europa) conseguito presso L’Università Ca’ Foscari di Venezia. In coerenza con i miei studi, mi interesso di relazioni economiche, sociali e politiche tra i paesi asiatici  e i paesi membri dell’Unione Europea.

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