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    La narrazione politica cinese su Covid-19: successi domestici e lezioni internazionali

    In breve

    • In Cina il coronavirus sembra sotto controllo e il Governo ha allentato molte delle restrizioni imposte alla popolazione per combattere l’epidemia.
    • Il Partito Comunista si sta impegnando per cambiare la narrazione politica intorno al virus, esaltando i propri successi nella lotta alla malattia e oscurando il dibattito sulla sua origine.
    • Molti Stati stanno cercando di imitare la Cina nella lotta al virus, ma il suo modello è difficilmente replicabile e sostanzialmente insostenibile per le democrazie occidentali.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi Con il miglioramento della situazione in Cina, la narrazione politica si rafforza e le misure adottate sono esaltate dal Partito Comunista. Difficile che tali misure siano adottate, in egual misura e nei medesimi tempi, anche in Paesi democratici.

    1. IN CINA SI TORNA ALLA NORMALITÀ

    Nelle ultime settimane i dati dei contagi in Cina sono calati drasticamente. Dato il miglioramento della situazione, testimoniato anche dalla visita ufficiale a Wuhan del Presidente Xi Jinping il 10 marzo, le restrizioni sono state allentate. Per gli abitanti di Wuhan, invece, la quarantena durerà ancora fino all’8 aprile. Le misure adottate dal Governo per contrastare l’epidemia sono state valutate positivamente dagli operatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che, a fine febbraio, si sono recati in Cina. Il plauso degli esperti e la mancata enfasi sui metodi autoritari utilizzati dal Governo cinese dimostrano la crescente influenza della Cina all’interno delle organizzazioni internazionali. Nonostante l’evidente miglioramento, la situazione viene costantemente monitorata: le autorità locali sono tenute a riportare tempestivamente nuovi casi, chi ritorna deve sottoporsi a due settimane di quarantena e i cittadini stranieri, dal 28 marzo, non potranno entrare in Cina. Il Partito Comunista Cinese è deciso a concentrarsi sul rafforzamento della propria immagine e sulla ripresa dell’economia nazionale: la crescita economica, infatti, è la base del patto sociale tra il Partito e la popolazione. Nuovi focolai o una lenta ripartenza potrebbero minare la stabilità sociale e la legittimità politica.

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    Fig. 1 – Alcuni passeggeri salgono su un treno alla stazione di Macheng, nella provincia dello Hubei, dopo la fine delle misure restrittive

    2. UNA NUOVA NARRAZIONE POLITICA

    Il discorso politico si concentra ora sui successi ottenuti dal PCC e sulle lezioni che la Cina può offrire agli altri Paesi. Un libro, intitolato “La guerra delle persone contro il virus” (大国战疫 dàguózànyì), è stato pubblicato dal Dipartimento Centrale di Propaganda ad inizio mese: la diffusione dell’epidemia è stata controllata grazie agli sforzi di una leadership unita e centralizzata. Una lotta al contagio con caratteristiche cinesi. Le azioni di solidarietà rivolte a Paesi colpite dall’epidemia di Covid-19, come ad esempio l’invio di medici specialisti in Italia, rafforzano l’immagine della Cina, sia a livello nazionale che internazionale, e aumentano il soft power cinese in Occidente. L’enfasi è posta sulla necessità di creare una comunità con un futuro condiviso. Alla volontà cinese di cooperare è contrapposto, nel discorso politico, l’atteggiamento di chiusura degli Stati Uniti, accusati di alimentare le tensioni tra i due Paesi. In una telefonata, Trump e Xi Jinping hanno espresso la volontà di cooperare, ma ad ora rimane una mera dichiarazione di intenti.

    La svolta più drastica nella narrazione politica riguarda l’origine del virus: le autorità, infatti, hanno dichiarato che stanno ancora indagando sull’origine del coronavirus. Secondo un’ipotesi cospirazionista, su cui il Partito non si è espresso ufficialmente, il virus sarebbe stato portato a Wuhan da alcuni militari statunitensi che si trovavano in città lo scorso autunno.

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    Fig. 2 – Membri della squadra medica cinese inviata in Italia per aiutare a contenere la diffusione dell’epidemia

    3. IL MODELLO CINESE IN OCCIDENTE

    Con il diffondersi dell’epidemia nel mondo, si è discusso sulla replicabilità di un modello cinese della gestione dell’epidemia di Covid-19 anche in altri Stati. È difficile, tuttavia, pensare che i cittadini di Paesi democratici possano accettare misure altrettanto restrittive in un arco di tempo limitato come accaduto a Wuhan. La limitazione di libertà individuali fondamentali e l’adozione di decreti del Presidente del Consiglio (Dpcm), che non necessitano revisione parlamentare, sono provvedimenti messi in discussione dai costituzionalisti italiani. La popolazione cinese, inoltre, ha un forte senso di appartenenza alla collettività che permette, insieme al potere del PCC, grandi mobilitazioni di massa. In Cina, infine, si sono impiegate nuove tecnologie, dati e intelligenza artificiale per tracciare e arrestare la diffusione del virus. Oltre all’indisponibilità di mezzi tecnologici così avanzati, si aggiunge anche l’impossibilità di utilizzare i dati personali della popolazione per motivi di privacy.

    In un momento di emergenza globale, in realtà, la tradizionale contrapposizione tra modello occidentale e asiatico, o cinese, andrebbe abbandonata.

    Maddalena Binda

    Photo by glaborde7 is licensed under CC BY-NC-SA

    Maddalena Binda

    Mi sono laureata in Lingue, Culture e Società all’Università Ca’ Foscari che mi ha trasmesso curiosità e passione per la Cina. Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali all’Università di Torino, frequentando un anno alla Zhejiang University. Qualcuno mi definisce come l’amica con cui parlare di geopolitica o l’instancabile paladina della giustizia. Mi piace leggere e guardare documentari.

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