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    Tokyo “chiusa” per virus: l’emergenza Covid-19 in Giappone

    In breve

    • Dopo settimane di polemiche e ritardi, il Governo di Shinzo Abe ha dichiarato lo stato d’emergenza prima a Tokyo e poi a livello nazionale, nel tentativo di rallentare i contagi da Covid-19.
    • Il Governo locale di Tokyo ha successivamente adottato ulteriori misure restrittive, ma la sua decisione non è piaciuta al Governo centrale.
    • Intanto il Paese teme i danni economici provocati dall’epidemia e dal rinvio delle Olimpiadi al 2021, deciso proprio a causa della difficile situazione sanitaria.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiDopo settimane di ritardo, il Giappone ha iniziato a prendere misure drastiche contro l’epidemia di Covid-19, ma i casi nel Paese sono ormai migliaia, di cui oltre 2mila solo nella capitale Tokyo. Con un aumento tale dei casi, la città rischia di diventare il possibile nuovo epicentro mondiale del virus, superando metropoli occidentali come New York e Londra, dove la curva dei contagi continua comunque a crescere.

    1. LE DIRETTIVE DEL GOVERNO CENTRALE…

    Il Giappone sembra aver per certi versi intrapreso la stessa strada dell’Italia, chiudendo gli internet cafè e le sale giochi, pur lasciando aperti i pub fino alle ore 20, che potrebbe ricordare le decisioni prese dal Governo Conte durante le prime settimane di lockdown in Italia, con i bar aperti fino alle ore 18. A differenza di molti altri Paesi, in Giappone però non ci sono conseguenze per eventuali violazioni delle disposizioni. Martedì 7 aprile il Governo Abe ha dichiarato lo stato d’emergenza a Tokyo e in altre 7 Prefetture, cui hanno chiesto di essere aggiunte anche le Prefetture di Aichi e Kyoto. Questa risposta tardiva del Governo è stata fortemente criticata, con l’invito ad attuare misure più restrittive, che però l’esecutivo giapponese non è autorizzato a prendere. Infatti, dal punto di vista costituzionale, non è permesso al Governo centrale di imporre un lockdown o misure simili a quelle imposte in molti Paesi europei o, men che meno, in Cina o Corea del Sud. In attesa di una risposta da Tokyo, Aichi e Kyoto hanno dichiarato lo stato di emergenza per un mese sul proprio territorio. La differenza importante è che le dichiarazioni delle Prefetture non hanno base legale e non permettono l’uso di determinati poteri, come obbligare le compagnie a trasportare beni di emergenza. Anche l’OMS ha sottolineato che è necessario che il Giappone prenda misure più restrittive, dopo che sono stati trovati casi di contagio che non sono riconducibili a casi già conosciuti. Il 16 aprile il Governo ha infine deciso di estendere lo stato d’emergenza a tutto il territorio nazionale, tenendo conto del possibile spostamento di persone infette al di fuori delle Prefetture inizialmente sottoposte al provvedimento.

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    Fig. 1 – Il premier Shinzo Abe dichiara lo stato d’emergenza per l’area di Tokyo e altre Prefetture nel Giappone centrale, 7 aprile 2020

    2. …E QUELLE DEL GOVERNO DI TOKYO

    Contemporaneamente il Governo locale di Tokyo ha annunciato un nuovo piano locale, che durerà fino al 6 maggio (come lo stato d’emergenza nazionale) e che prevede misure più restrittive rispetto alle precedenti. In base al nuovo piano verranno chiusi diversi luoghi di aggregazione come le università, gli stadi, i bar e le discoteche. Ma la decisione del Governo di Tokyo non ha riscosso il favore delle Prefetture vicine e neanche del Governo centrale, che invece ha sottolineato come, onde evitare il panico, bisognerebbe almeno aspettare i risultati delle misure prese a livello nazionale. 

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    Fig. 2 – Passeggeri con mascherina in attesa di un treno a una stazione di Tokyo. Il movimento di persone nella capitale giapponese si è sensibilmente ridotto dopo l’annuncio dello stato d’emergenza

    3. LA PAURA DELL’IMPATTO ECONOMICO

    Dal punto di vista della gestione della crisi economica, il piano di stimoli finanziari messi a disposizione dal Governo centrale e dalle Prefetture verrà spiegato meglio nelle settimane successive, ma intanto la popolazione si preoccupa del colpo all’economia provocato dal virus. Le Olimpiadi sono state posticipate a “non più tardi dell’estate del 2021” e le opinioni riguardo alle perdite economiche che il Paese subirà sono le più svariate: da un lato c’è chi dice che la proroga dei Giochi avrà un impatto devastante sull’economia del Paese, dall’altro chi dice che ormai sono già stati tratti i benefici principali, legati al settore edile, e tutte le varianti nel mezzo. Se il Giappone ha ritardato qualsiasi tipo di azione fino all’ultimo momento possibile (soprattutto a livello centrale) per paura della reazione dei mercati e dell’impatto sull’economia del Paese, ora il Paese deve iniziare a fare i conti con l’impatto che la pandemia avrà su un mercato e un’economia già in contrazione.

    Natasha Colombo

    Photo by sofi5t is licensed under CC BY-NC-SA

    Natasha Colombo
    Natasha Colombo

    Nata e cresciuta in Italia, ho potuto trascorrere diversi periodi di studio e lavoro negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Corea del Sud. Tali esperienze mi ha portato ad interessarmi alla politica americana e asiatica, con particolare focus sulla Corea del Sud e la Corea del Nord. Ho appena conseguito la laurea magistrale in Relazione Internazionale Comparate presso l’Università Ca’ Foscari  di Venezia, focalizzandomi sulla politica americana. In seguito, ho potuto svolgere un tirocinio come analista politico presso l’Ambasciata Italiana a Seoul.

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