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    Il prezzo del petrolio è negativo?

    In breve

    • Il petrolio in consegna a maggio 2020 è arrivato a prezzi negativi
    • La scarsa domanda ha portato produttori e importatori a riempire i depositi
    • Stoccare petrolio al momento costa più di svenderlo (o regalarlo)

     

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    Ristretto – Per la prima volta, i futures per il petrolio WTI hanno raggiunto valori negativi. Il petrolio non vale più nulla? No, il problema è dove metterlo.

    Ieri, per la prima volta, i futures per il petrolio WTI (West Texas Intermediate) con consegna a Maggio hanno raggiunto valori negativi. Poco prima era successo lo stesso al petrolio pesante Canadese (il Western Canadian Select). Avete capito bene: per il petrolio che verrà consegnato a Maggio il petrolio ha prezzi negativi, cioè è il compratore ad essere pagato.

    Ma come è possibile? Il petrolio non vale più nulla? Non è proprio così: il problema è dove metterlo. Il crollo del prezzo del petrolio, dovuto sia alla superproduzione saudita in seguito al mancato accordo con la Russia di qualche mese fa (un nuovo accordo è stato recentemente firmato, ma è da vedersi se potrò invertire il trend in fretta), sia al rallentamento della domanda a causa dell’emergenza Coronavirus, ha avuto tutta una serie di effetti a cascata: molti Paesi hanno continuato a comprare, riempiendo le proprie riserve strategiche. I Paesi produttori lo hanno fatto per sostenere l’industria estrattiva, di fatto creando riserve che venderanno poi a prezzo maggiore quanto la domanda mondiale crescerà di nuovo (prima o poi accadrà, è inevitabile), mentre gli importatori hanno sfruttato i prezzi bassi per riempire le proprie riserve strategiche come cautela per eventuali futuri “shock”. Il problema è che i depositi esistenti si stanno riempiendo, tutti. Costruire nuovi depositi è costoso e richiede tempo, e la maggior parte dei pozzi non possono essere semplicemente “chiusi” come un rubinetto. La complessità fisico-chimico-geologica dei giacimenti fa sì che l’operazione di chiusura sia particolarmente complessa e, una volta eseguita, non sia più possibile (o solo con difficoltà e alti costi) riaprire. Fanno eccezione solo i giacimenti di shale oil, che hanno caratteristiche differenti. Quindi quasi tutti esitano a farlo e la produzione continua.


    Siamo perciò giunti al punto nel quale stoccare il petrolio costa più del valore del petrolio stesso e, tenersi in casa il petrolio è più costoso di regalarlo, o peggio… banalmente, i compratori sono giunti al punto di poter dire ai produttori: “ve lo prendiamo – e quindi evitiamo che dobbiate sobbarcarvi voi il costo di stoccaggio – ma solo se ci pagate”. O, dal punto di vista opposto, quello dei produttori: “prendete il nostro petrolio, vi paghiamo ma non lasciatecelo!”


    E’ evidente che tale particolare distorsione non potrà esistere per sempre – al momento il problema immediato è solo per il petrolio con consegna a Maggio, quando si stima che la crisi sia ancora in piena evoluzione – ma costituisce comunque uno dei tanti effetti collaterali di questa crisi, che non è solo sanitaria ma raggiunge tanti altri aspetti dell’economia (e della società) mondiale.

    Lorenzo Nannetti

    Immagine “Shell Puget Sound Refinery“, by Walter Sigmund is licensed under CC BY 2.5

    Lorenzo Nannetti

    Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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