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    Algeria fra nemici visibili e invisibili

    In breve

    • Il nuovo Governo algerino è alle prese con la gestione della pandemia.
    • Tra i cittadini e la classe politica dirigente sembra esserci un legame interrotto anche frutto delle proteste iniziate verso la fine del 2019.
    • Il coronavirus e il malcontento sociale si accompagnano allo shock petrolifero che potrebbe seriamente compromettere l’economia del Paese.

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    In 3 sorsi – Mentre il mondo sta affrontando l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Coronavirus, l’Algeria è impegnata in una strenua lotta non solo contro la Covid-19, ma anche contro le agitazioni politico-sociali e l’instabilità economica.

    1. IL GOVERNO NEOELETTO E L’EMERGENZA SANITARIA

    Il coronavirus e la crisi sanitaria associata non hanno affatto risparmiato l’Africa e il Nordafrica, facendo ipotizzare agli esperti lo sviluppo di un nuovo epicentro di diffusione della Covid-19. Secondo il rapporto giornaliero dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attualmente i Paesi più colpiti della regione sono Egitto, Sudafrica, Marocco e Algeria, con un totale di – rispettivamente – 2.844, 2.783, 2.564 e 2.418 casi confermati al 14 maggio. In questo contesto, l’Algeria, da poco dotatasi di un nuovo Governo, registra un record negativo sia dal punto di vista gestionale sia, soprattutto, in termini di percezione sociale delle politiche implementate. La sanificazione delle strade e il confinamento delle persone nelle proprie case non sono riusciti a controbilanciare le carenze infrastrutturali del sistema sanitario algerino, che necessiterebbe di riforme organizzative e nuovi investimenti.

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    Fig. 1- La sanificazione delle strade nella capitale Algeri, 30 marzo 2020

    2. CITTADINI E CLASSE POLITICA DIRIGENTE: UN LEGAME INTERROTTO

    L’emergenza Covid-19 ha mostrato un duplice aspetto dell’Algeria post-Bouteflika: la mancanza di un piano programmatico di riforma del Paese che vada al di là delle dichiarazioni e un costante aumento del malcontento sociale, che sta continuando a manifestarsi anche attraverso l’utilizzo di nuovi canali, come la radio e i social networks. Il movimento sociale Hirak – seppur nella sua eterogeneità di appartenenti, contenuti e proposte – continua a dar forma al rapporto lacerato fra Istituzioni politiche e cittadini algerini, rendendo la battaglia contro il coronavirus un’occasione per coinvolgere la società civile in attività proattive a favore del Paese. In questo contesto le azioni del Governo hanno contribuito ulteriormente ad accrescere la distanza fra società e classe dirigente, rinvigorendo il sospetto a confrontarsi con un potere che protegge i propri interessi. Le contraddizioni politiche, sociali ed economiche già portate alla luce durante le proteste dell’anno scorso sono state ulteriormente acuite dall’emergenza sanitaria globale. È stato rimosso il velo di Maya sul legame disfunzionale fra il Governo e i cittadini sollevando seri dubbi sulla capacità dell’Algeria di trovare una forma di stabilità in cui classe politica dirigente e società siano in grado di cooperare attivamente.

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    Fig. 2- Manifestanti durante le proteste anti-governative nella capitale Algeri, 13 marzo 2020

    3. L’ECONOMIA ALGERINA E GLI SHOCK DEL MERCATO DEL PETROLIO

    La battaglia dell’Algeria contemporanea non si dispiega unicamente contro dei pericolosi nemici invisibili – il coronavirus e il malcontento sociale, – ma anche contro una ben più visibile minaccia: le conseguenze economiche degli shock del mercato del petrolio. Infatti l’abbassamento vertiginoso del prezzo del greggio combinato con il drastico calo della domanda ha provocato un duplice shock nel mercato dell’oro nero, che si prevede sarà causa sui di una preoccupante ondata di recessione in tutti i Paesi produttori e, in particolare, nelle economie poco diversificate e dipendenti dalla produzione petrolifera, proprio come quella algerina. Il Governo algerino, guidato dal Primo Ministro Abdelaziz Djerad, sta cercando di salvaguardare la propria economia attraverso misure che prevedono un taglio del 30% della spesa pubblica – seppur con un occhio di riguardo per settore sanitario, stipendi e istruzione – e l’implementazione di una nuova legge finanziaria con strumenti per la compensazione dei danni provocati dalla diffusione del coronavirus e dalle conseguenti misure restrittive che hanno impattato il settore produttivo e quello commerciale. Questi accorgimenti, positivamente accolti dal Fondo Monetario Internazionale, risultano però insufficienti a fronte della necessità di una riforma strutturale dell’economia algerina, che, prima di tutto, dovrebbe diversificarsi e prepararsi per l’inevitabile impatto negativo che il calo delle esportazioni di petrolio, combinato con le spese affrontate dal sistema Paese per l’emergenza sanitaria, provocherà sulle entrate e sul tasso di occupazione nazionale. L’Algeria si trova, quindi, dinnanzi a una battaglia dal fronte bipartito: da una parte potenti nemici invisibili, la Covid-19 e il malcontento sociale; dall’altra un nemico visibile e concreto: la previsione di una forte recessione. Il livello di difficoltà del percorso di Algeri verso la stabilità è destinato ad aumentare rendendo impossibile, allo stato attuale, prevedere quale sarà il futuro del Paese. È necessario aspettare che l’emergenza sanitaria globale registri un trend in negativo e osservare nel medio e lungo periodo i risultati delle misure politiche, economiche e sociali fino a qui implementate.   

    Sara Cutrona

     Immagine di copertina: Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

    Sara Cutrona

    Nata in Valle D’Aosta da madre marchigiana e padre palermitano, ho il gene del viaggio nel sangue. Mi son laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche alla Scuola di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” di Forlì con una specializzazione in Politica e Sicurezza Internazionale e una tesi sulla teoria e la storia del concetto politico di Occidente. Durante i miei studi ho vissuto in Spagna, Nuova Zelanda e Iraq. Inguaribile curiosa e loquace appassionata di relazioni internazionali, società multiculturali, operazioni militari e processi di stabilizzazione post bellum, eccomi qui pronta a condividere con voi, ne Il Caffè Geopolitico, le mie riflessioni su Medio Oriente e Nord Africa!

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