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    Cuba, l’indagine attiva frena il coronavirus

    In breve

    • A più di due mesi dalla prima dichiarazione di contagio, Cuba può vantare un numero tra i più bassi dell’America Latina per quel che riguarda i casi di Covid-19 sul totale della popolazione.
    • Parte del successo è da ricercare nelle peculiarità del sistema sanitario cubano, imperniato sulla “indagine attiva”, che ha permesso di identificare e isolare i casi sul nascere.
    • Nonostante i risultati, la popolazione resta cauta e gli effetti di una lotta prolungata al virus potrebbero rivelarsi catastrofici per le casse dello Stato.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 2 min.

    In 3 Sorsi I numeri del coronavirus a Cuba restano contenuti, grazie anche alla strategia peculiare dell’Avana. L’incognita riguarda adesso le ricadute che le misure adottate avranno sull’economia dell’isola.

    1. I NUMERI DELLA PANDEMIA

    I primi casi di Covid-19 a Cuba risalgono a metà marzo, con l’identificazione di 3 contagiati, turisti italiani che soggiornavano a Trinidad. Dopo più di 2 mesi i numeri del contagio sull’isola restano sotto controllo. Al 26 maggio, infatti, le persone affette da coronavirus risultano essere poco meno di 2mila, con quasi 100mila test effettuati, dati che permettono al Paese di registrare una delle performances migliori dell’America Latina. A risultare decisiva è per ora la strategia di contenimento messa in atto per identificare e isolare i contagi e i relativi contatti, insieme alle statistiche mediamente alte riguardanti lo stato della sanità cubana, gratuita per tutti, anche se affetta da cronica carenza di attrezzatura e problemi strutturali. Abbondanza di personale medico (8,2 ogni 1.000 abitanti), misure preventive e un’industria medica avanzata, che può contare anche su 3 laboratori attrezzati a condurre test sui virus, si stanno rivelando armi preziose per la lotta al coronavirus condotta dallo Stato caraibico. 

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    Fig. 1 – Un uomo gira in bici per le vie dell’Avana munito di mascherina

    2. LE STRATEGIE DI CONTRASTO E L’INDAGINE ATTIVA

    Cuba ha messo in atto la strategia della “pesquisa activa” (indagine attiva), già collaudata da molto prima della Covid-19. In pratica, migliaia di studenti di medicina vengono mandati fin negli angoli più remoti dell’isola a condurre indagini porta a porta, al fine di scovare i primissimi segni dell’insorgenza del virus nelle persone e agire di conseguenza. Altro elemento fondamentale, che in parte ricalca le logiche centro-periferia della pesquisa activa, è la capacità dell’Avana di far fronte alle emergenze, frutto di decenni di esperienza nella limitazione dei danni dei disastri naturali. Anche in questo caso, il sistema può contare su un’efficiente comunicazione tra i vari settori dello Stato e sulla capacità di raggiungere in maniera capillare tutta l’isola. Sempre a proposito di peculiarità cubane, è lecito ritenere che la particolare struttura statale ed economica permetta di mobilitare risorse in maniera più rapida rispetto a quello che avviene in altri Paesi, dirottandole anche nei settori più bisognosi a seconda del momento storico. Infine è da registrare la prontezza di Cuba nel rispondere alla pandemia. Già nel gennaio scorso, seppur ancora senza casi registrati, il Ministero della Salute Pubblica metteva in guardia la popolazione circa l’allora nuovo virus, dichiarando di aver già proceduto a rafforzare la vigilanza epidemiologica e medica. Il 20 marzo, con soli 21 casi confermati, Miguel Díaz-Canel annunciava il blocco degli ingressi ai turisti, insieme a misure per favorire il lavoro da casa e il distanziamento sociale.  

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    Fig. 2 – Una dottoressa istruisce alcuni studenti di medicina sull’indagine attiva

    3. L’INCOGNITA DELLA SOSTENIBILITÀ

    La strategia cubana di lotta alla Covid-19 si sta rivelando vincente, pur potendo contare su specificità (ordinamento statale su tutte) difficilmente osservabili altrove. Il controllo capillare del territorio, unitamente a un’analisi rigorosa della popolazione al fine di scovare i casi asintomatici e isolarne i contatti, sta dando i suoi frutti, e l’isola può legittimamente accreditarsi come storia di successo, soprattutto nella regione. Se da un lato è ragionevole considerare (almeno per ora) sotto controllo la diffusione del virus sull’isola, dall’altro resta tuttavia l’incognita legata alla sostenibilità economica della linea cubana. I test sono costosi e, qualora dovesse protrarsi ancora a lungo, la strategia di contrasto potrebbe avere ripercussioni pesanti per l’economia di uno Stato escluso dai circuiti finanziari internazionali e stretto tra crisi venezuelana e sanzioni statunitensi.

    Michele Pentorieri

    Photo by fernandozhiminaicela is licensed under CC BY-NC-SA

    Michele Pentorieri
    Michele Pentorieri

    Nato a Napoli nel 1991, ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche all’Orientale di Napoli e quella magistrale in Relazioni Internazionali alla LUISS. Trasferitomi a Londra per un anno, ho studiato presso la UCL, ottenendo un MA in Human Rights. Da sempre appassionato di Relazioni Internazionali ed America Latina, ho anche lavorato a Cuba ed in Colombia, dove ho avuto modo di coltivare una delle altre mie passioni: il caffè.

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