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venerdì 30 Ottobre 2020
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    Speciale COVID-19

    La Germania post Covid-19

    In breve

    • Le politiche di Angela Merkel durante l’emergenza hanno aumentato la sua popolarità e quella del suo partito (CDU).
    • Seppure il suo ritiro non sia ancora ufficiale, chi potrebbe subentrare all’attuale Cancelliere?
    • Quali sono le prossime tappe per scegliere il nuovo leader tedesco?

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    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 SorsiChi potrebbe guidare la Germania nel caso di un’uscita di scena di Angela Merkel? Il quadro appare ad oggi piuttosto incerto. E nel 2021 ci saranno le elezioni federali.

    1. IL CONTESTO ATTUALE

    Come tutti i Paesi del mondo anche la Germania ha dovuto fare i conti con l’emergenza Covid-19. Tralasciando alcune aree, il Paese non ha avuto le impressionanti cifre di altre nazioni come Italia o Spagna. Durante la crisi sanitaria il capo del Governo tedesco, Angela Merkel, ha dimostrato la sua caratura da leader europeo assumendo decisioni ferme e strategiche che hanno rilanciato (ulteriormente) la sua immagine agli occhi del popolo tedesco. Una politica fatta di scelte chiare e decise che ha ricevuto apprezzamenti da alleati e avversari politici.
    Durante l’emergenza di questi ultimi mesi la politica adottata dalla Cancelliera ha contribuito ad aumentare notevolmente i consensi del suo partito, la CDU. Il partito cristiano-democratico totalizzerebbe, secondo gli ultimi sondaggi, il 40% dei consensi dei tedeschi. Un risultato maggiore rispetto a Partito social-democratico (SPD), verdi e Linke (La Sinistra) messi insieme.

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    Fig. 1 – Angela Merkel, cancelliera tedesca dal 2005

    2. IL RILANCIO DELLA MERKEL

    L’azione della Merkel non solo ha fatto risalire notevolmente nei sondaggi la CDU, che solamente a inizio anno era ai minimi storici del 30%, ma ha anche “domato”, almeno per questa fase, la spinta delle forze di estrema destra e messo agli angoli gli euroscettici. Tutto questo è stato ulteriormente rafforzato dal piano di 130 miliardi varato dal Governo tedesco per fronteggiare la crisi sanitaria. Un piano che prevede una forte riduzione dell’IVA, bonus alle famiglie e aiuti alle imprese. Nonostante Merkel abbia più volte manifestato l’intenzione di ritirarsi dalla vita politica nel 2021 al termine della legislatura, e tale intenzione sia stata confermata anche dall’interessata negli ultimi giorni, non sono pochi gli osservatori che scommettono sul contrario. La CDU, per quanto sia risalita notevolmente nei sondaggi, non gode di tranquillità. Ad inizio anno, in seguito al caso scoppiato all’interno del partito per il sostegno indiretto da parte di Alternative für Deutschland (AfD) in occasione delle elezioni in Turingia, Annegret Kramp-Karrenbauer, Presidente della CDU e designata a erede della Merkel, ha annunciato la sua intenzione di dimettersi. Nei cristiano-democratici vige una regola non scritta secondo la quale il Presidente del partito è anche il Cancelliere federale designato in caso di elezioni. Vista l’emergenza Covid-19 il congresso federale per l’elezione del nuovo Presidente è stato posticipato a dicembre. Al momento i candidati sono tre: Friedrich Merz (ex capogruppo CDU al Bundestag), Norbert Röttgen (Presidente della commissione Affari Esteri al Bundestag) e, l’ex favorito, Armin Laschet (Ministro presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia).
    Attualmente però nessuno dei tre candidati citati sembra riscuotere grandi consensi dalla popolazione tedesca. Infatti, il 53% dei tedeschi, secondo un recente sondaggio del Financial Times, vorrebbe candidato come Cancelliere il Primo Ministro della Baviera e leader della Unione Cristiano-Sociale (CSU), Markus Söder. Alla guida di una delle Regioni più ricche d’Europa, Söder ha fama di politico decisionista e durante l’emergenza sanitaria ha aumentato di molto il suo consenso popolare.

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    Fig. 2 – Armin Laschet, fino a qualche mese fa sembrava destinato a succedere alla Merkel alla guida della CDU

    3. GLI SCENARI FUTURI

    Negli ultimi mesi la Merkel ha puntato forte su una politica europeista. Il suo obiettivo sembra essere quello di rilanciare (ulteriormente) il progetto per una più forte Unione. Per fare questo ha appoggiato, assieme al Presidente francese Emmanuel Macron, la decisione della Commissione Europea sul recovery fund. Oltre al rilancio economico europeo Berlino sarà chiamato a nuove sfide da risolvere e affrontare. Da luglio, infatti, la presidenza del Consiglio UE passerà alla Germania e Merkel sembra aver chiaro quali saranno gli obiettivi da perseguire: ripresa economica UE, bilancio pluriannuale e rapporto con gli attori extra UE (USA e Cina in primis). Se è vero che Merkel nel 2018 ha annunciato la decisione di terminare la propria esperienza politica con questa legislatura, è altrettanto vero che diversi elementi sembrano andare in un’altra direzione o, quantomeno, alimentare i rimpianti per una sua eventuale uscita di scena. La sua politica durante la pandemia e il ruolo di leader nel rilancio dell’UE post Covid-19 hanno galvanizzato la sua immagine sia in patria che all’esterno.
    La sua possibile uscita di scena, e la conseguente nuova leadership, produrranno effetti importanti importanti anche in campo geopolitico. Durante la sua longeva attività politica la Merkel ha lavorato per mantenere la Germania come leader europeo in ambito politico ed economico, perseguendo il più possibile l’obiettivo di una maggiore (e più forte) integrazione europea.
    L’Europa non è stata l’unica dimensione alla quale ha guardato la Cancelliera. Il tema del commercio internazionale e dei rapporti con gli attori extra UE, non ultima la difficile relazione con il Presidente statunitense Donald Trump, hanno rivestito un ruolo centrale dell’agenda politica della Merkel.
    Dopo i sei mesi di Presidenza del Consiglio UE e con l’avvicinarsi del nuovo congresso della CDU, si avranno più elementi per comprendere chiaramente se la Germania saprà trovare una nuova leadership o continuerà ad affidarsi alla sua attuale Cancelliera e se, quest’ultima, dopo sedici anni di Governo, quattro mandati e una decisione già annunciata da anni, saprà resistere alle pressioni.

    Luca Rosati

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    Luca Rosati
    Luca Rosati

    Laureato in scienze politiche e relazioni internazionali presso l’Università degli Studi di Torino. Ho svolto un periodo di studio presso la facoltà di Scienze Sociali di Parigi nell’ambito del programma Erasmus. Ho lavorato due anni presso la pubblica amministrazione francese dove mi sono occupato di programmi e fondi europei.

    Attualmente sono impiegato presso il dipartimento Affari Europei della Regione Valle d’Aosta dove mi occupo di progettazione europea e di comunicazione sulle attività dell’Unione Europea. Frequento inoltre il Diploma in Affari Europei dell’Ispi (Istituto Superiore di Politica Internazionale) di Milano.

    Faccio parte dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco – sezione Valle d’Aosta – con il ruolo di tesoriere.

    Collaboro con Il Caffè Geopolitico in quanto appassionato al tema della relazioni internazionali, al processo di integrazione europea e al rapporto tra gli Stati membri.

     

     

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