utenti ip tracking
giovedì 6 Agosto 2020
More

    Speciale COVID-19

    La delicatissima situazione politica interna in Serbia

    Analisi - ln Serbia l'epidemia di Covid-19 appare fuori...

    Il Myanmar alle urne tra guerra civile e Covid-19

    In 3 sorsi - Fissata la data per le...

    I Paesi Baschi in cerca di patria e in fuga dal passato

    Analisi – Il 12 luglio in Spagna, dopo il...

    In breve

    • Sul finanziamento di Alibaba hanno investito molti “piccoli prìncipi”, ovvero i parenti di importanti figure legate al cosiddetto “gruppo di Shanghai” del Partito Comunista.
    • L’abbandono del ruolo di CEO da parte di Jack Ma potrebbe riflettere delle tensioni con il “nuovo corso” di Xi Jinping, il quale insiste sull’esplicita manifestazione di fedeltà alla Cina e al Partito da parte di tutti i personaggi pubblici cinesi.
    • Alibaba, attraverso la sua controllata Ant Financial, è oggi la compagnia dietro al programma di “credito sociale” di maggior successo in Cina: uno strumento che ha il potenziale per esercitare un controllo politico senza precedenti sulla popolazione.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 5 min.

    Analisi Nel 2018 la notizia dell’appartenenza di Jack Ma al Partito Comunista cinese sconvolge il mondo, ma non chi conosce, almeno un po’, la Cina odierna. I tempi dei “prìncipi” sembrano finiti e le grandi personalità della Cina si raccolgono attorno al nuovo sogno patriottico, sotto l’occhio vigile dei nuovi esperimenti di credito sociale, tra cui spicca proprio Sesame Credit di Alibaba.

    Le prime due parti di questa analisi sono disponibili qui e qui.

    INNAMORATI, MA NON SPOSARLI

    Quando, nel 2018, emergeva la questione dell’appartenenza di Jack Ma (e degli altri grandi del trio BAT) al Partito Comunista Cinese, non tutti erano sorpresi.
    Be in love with them but don’t marry them” (innamorati di loro, ma non sposarli), dichiarava Ma al Wall Street Journal prima di quell’IPO del 2014 che, allora, segnò il record mondiale di capitalizzazione, con ben 25 miliardi.
    In seconda e terza posizione si qualificavano rispettivamente l’IPO di Agricultural Bank of China (2010) e di Industrial and Commercial Bank of China (2007): ecco quanta “fame di Cina” aveva il mondo prima della Covid-19, della guerra tariffaria e del nuovo multilateralismo che caratterizza la nostra contemporaneità.
    A prima vista le implicazioni della succinta frase con cui Ma ha definito il proprio rapporto con il Partito Comunista Cinese parrebbero perfettamente logiche in un perimetro istituzionale come quello europeo o statunitense, sebbene anche in quel caso il giornalismo d’inchiesta documenti regolarmente qualche smentita. Nel monolite istituzionale cinese, però, operare senza “sposare” le Istituzioni è un’impresa difficilmente realizzabile, oggi più che mai.
    Questo era già ben noto agli esperti del settore, che però lasciavano a Ma il beneficio del dubbio, forse ritenendo che la corrente liberale del PCC – il “gruppo di Shanghai” con in testa l’ex Presidente Jiang Zemin – mantenesse ancora una forte influenza, come del resto era stato durante la presidenza di Hu Jintao.
    Oggi, invece, è ormai chiaro che nel 2012 Xi Jinping inaugurava una leadership più energica dei suoi predecessori. Non a caso, proprio allora cominciava una campagna anti-corruzione che avrebbe fatto rotolare molte teste fino al 2017, anno in cui lo “Xi-pensiero” è stato impresso nella Costituzione cinese, mentre si abbandonavano i limiti temporali al mandato dell’Autorità suprema.
    Sebbene esistano interpretazioni diverse del vero obiettivo di Xi, è indubbio che questi nel 2012 interveniva in un sistema dove la corruzione era diffusa e difficile da eliminare, forte anche di un retaggio culturale molto radicato nella società cinese: il guanxi, ovvero il network di favori.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Jiang Zemin e Xi Jinping durante il 19° Congresso del PCC nell’ottobre 2017

    PICCOLI E GRANDI “PRÌNCIPI”

    Anche in Alibaba non mancano i collegamenti con il Partito Comunista, sopratutto tramite i “figli d’arte”, conosciuti in Cina come i “piccoli prìncipi”.
    Si consideri ad esempio, nel 2012, la mastodontica operazione di buyback della quota che Yahoo aveva acquistato nel 2005, finanziata dal fondo sovrano cinese, da Boyu Capital (di cui è partner Alvin Jiang, nipote di Jiang Zemin), Citic Bank (di cui l’ufficio di management dei fondi di private equity era diretto da Liu Lefei, figlio dell’allora membro dello Standing Committee Liu Yunshan), China Development Bank (di cui il vicepresidente era He Jinlei, figlio dell’allora responsabile anti-corruzione He Guoqiang) e la privata Horizon Capital (co-fondata dal figlio dell’allora Primo Ministro Wen Jiabao). L’IPO del 2014 dev’essere stata salutata da tutti loro con molto entusiasmo.
    Ancora, nel gennaio 2014, Alibaba Group e il fondo Yunfeng Capital di Jack Ma acquistavano la maggioranza di Citic21 CN (big data e farmaceutica), presieduta da Wang Jun, ex chairman di Citic e figlio di Wang Zhen, uno degli “otto anziani” della politica cinese degli anni Ottanta.
    Quando, nei primi anni Duemila, Alibaba si espandeva a partire dalla città di Hangzhou, ad amministrare la circostante provincia di Zhejiang era proprio Xi Jinping, la cui popolarità è dovuta anche ad una gestione eccezionalmente performante della regione, assurta a una delle più ricche e produttive di tutta la Cina.
    A proposito di Xi e Ma è curiosa anche la quasi-concomitanza dell’annuncio dell’appartenenza di Ma al PCC, la rinuncia alla posizione di CEO di Alibaba e la decisione dell’azienda di contribuire con ben 12 miliardi di dollari alla ricapitalizzazione di China Unicom (compagnia telefonica pubblica, sicuramente non tra le più brillanti del Paese). In filigrana si potrebbe intravedere un richiamo all’ordine da parte del PCC, in parte perché poco entusiasta del “culto del personaggio” di Jack Ma, in parte perché la nuova amministrazione avrebbe ormai rotto con alcuni di quei piccoli e grandi “prìncipi” della politica cinese che in passato hanno sostenuto Alibaba.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Jack Ma presenzia, assieme al CEO di Tencent Pony Ma, ad un meeting celebrativo per il 40° anniversario della politica di “Riforma e Apertura” inaugurata da Deng Xiaoping, dicembre 2018. Durante lo stesso evento, Xi Jinping ha dichiarato che “nessun individuo può dettare il percorso dello sviluppo economico cinese”

    CON LA CINA, PER LA CINA

    La Cina del 2020 è estremamente diversa da quella del 2010. La posizione mediana di Xi sembra prendere le distanze dalle correnti in favore di un patriottismo che si risolve nel comune sforzo verso una “società moderatamente prospera”. La stessa figura di Xi è brillante: studente modello, amministratore provetto, sempre considerato estraneo a tutti gli episodi di corruzione nella provincie in cui ha prestato servizio.
    Nella Cina di Xi i media danno risalto agli aspetti collettivi e patriottici degli eventi e ad ogni personalità pubblica è richiesta un’esplicita adesione ideologica al pensiero patriottico. Anche con figure di fama internazionale come l’attore Jackie Chan e il cestista Yao Ming si è seguito un pattern tipico di certe ambiguità della cultura politica cinese: una “festa” data in loro onore, dove il discorso del “festeggiato” deve ricordare che il vero onore spetta alla Cina e al Partito.
    La figura di Jack Ma non viene trattata diversamente: nella Cina di Xi non possono esistere figure di leadership slegate dal Partito. Alibaba è un’azienda cinese, dunque è prima di tutto al servizio di Popolo e Partito: lo stesso vale per Jack Ma. Da questo non sono certo esenti anche le attività filantropiche di Alibaba Group, del fondo Yunfeng Capital e della Jack Ma Foundation, che si aggiungono a quelle di Baidu, Tencent, ByteDance, Meituan e altri.

    Embed from Getty Images

    Fig. 3 – La mascotte di Ant Financial, la controllata di Alibaba che sta dietro a Sesame Credit, il sistema di credito sociale di maggior successo in Cina. Scattata alla cerimonia di listing di Alibaba nell’IPO allo Hong Kong Stock Exchange nel novembre 2019: la più grande dell’anno, da ben 12 miliardi di dollari

    Il SISTEMA DI CREDITO SOCIALE

    Il trade-off tra libertà ed efficienza è alla base della letteratura distopica, a partire dal Settecento con i Viaggi di Gulliver per arrivare a Orwell, Huxley, Wells, Bradbury, Asimov e Burges. Ma, in qualche modo, il leitmotif era sempre quello di un ingranaggio che si inceppa dando esito a risultati rovinosi.
    La Cina del 2020, pur con le sue ombre e un tragico passato, sconvolge perché offre un modello autoritario che fino ad ora sembra funzionare: alto tasso di ordine sociale, bassi tassi di criminalità e un trend costante di riduzione della povertà. Prima dell’annus horribilis 2020, l’ottimismo dei cinesi era palpabile a dispetto della costante censura politica alla quale sono sottoposti.
    In questo quadro si inserisce Ant Financial, controllata da Alibaba e sviluppatrice di Sesame Credit, il più noto esperimento di credito sociale in Cina. Si tratta di una piattaforma in grado di valutare l’affidabilità finanziaria dei cittadini, sulla base dei pattern di pagamento precedenti e del risparmio personale. Il sistema prevede anche punizioni e incentivi, che vanno dall’impossibilità di prenotare biglietti ferroviari o godere di internet veloce, fino ad agevolazioni su prestiti, noleggio di veicoli e, addirittura, all’acquisizione di un titolo “high status” utilizzabile sul sito di incontri Baihe. La controversia sorge sul profiling al quale gli utenti sono sottoposti, basato, ad esempio, sui trend di acquisto, le ricerche online e i post su Wechat.
    Di fatto è uno strumento di controllo pervasivo, divenuto inevitabile per il cittadino medio, basato sul monitoraggio costante e mirato a ingegnerizzare una società che esclude allo stesso modo il cattivo pagatore e l’oppositore politico. Al di là dei giudizi di valore, non si può infatti negare che il credito sociale rappresenti una forma di controllo politico sulla popolazione.

    Federico Zamparelli

    Street Poster, Shangri-la” by Rod Waddington is licensed under CC BY-SA

    Federico Zamparelli
    Federico Zamparelli

    Udinese per nascita e affinità calcistica, genovese nel cuore, cittadino del mondo anche se fa un pochino cliché. Ho studiato Scienze Diplomatiche al SID di Gorizia (Università di Trieste) e proseguito con una magistrale in Global Studies, in un programma di doppia laurea con la LUISS di Roma e la China Foreign Affairs University di Pechino. Ora frequento un corso intensivo di lingua e cultura cinese alla Tsinghua University di Pechino, perché proprio non riesco a resistere al fascino del “regno di mezzo”. Parlo correntemente inglese e francese, le mie aree di maggior interesse sono l’Africa e l’Asia – in particolare la Cina – e nel Caffè metto la mia passione per l’economia, l’high tech e le politiche energetiche.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite