utenti ip tracking
martedì 22 Settembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    L’India e l’emergenza coronavirus

    In 3 sorsi - Oggi l'India è tra le...

    Contagi, proteste e maltempo: i tanti guai della Corea del Sud

    In 3 sorsi - Il coronavirus sembra aver esacerbato...

    Il SURE dell’Unione europea a sostegno dell’occupazione

    In 3 Sorsi – La Commissione europea ha formalizzato...

    Il lungo inverno di Melbourne

    Analisi - Secondo appuntamento con un "Caffè agli antipodi"....

    Sudan, quale destino per la regione di Abyei?

    In breve

    • La regione di Abyei, ricca di risorse minerali, si trova al confine tra Sudan e Sud Sudan, ed è un territorio contesto tra i due stati fin dagli anni della guerra civile.
    • Nel 2005 gli accordi di pace sudanesi stabilirono che Abyei venisse demilitarizzata, con la concessione di uno special status amministrativo, per permettere il passaggio degli aiuti umanitari e salvaguardare gli impianti petroliferi nell’area.
    • Nel 2011 avrebbe dovuto tenersi il referendum per l’autodeterminazione della regione, ma non è mai stato organizzato. È solo una delle tante questioni irrisolte tra Sudan e Sud Sudan, che minacciano la sicurezza dell’area.

     

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    In 3 SorsiLo scorso maggio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato per ulteriori sei mesi il mandato della missione UNISFA nella regione di Abyei, il territorio di confine fra Sudan e Sud Sudan. Divenuta zona franca al termine della guerra civile, dopo 15 anni Abyei è ancora un territorio conteso e il suo status rimane un punto interrogativo.

    1. LA LUNGA STRADA VERSO L’AUTODETERMINAZIONE

    Abyei è la regione di confine tra il Sudan e il Sud Sudan, ricca di risorse minerali. Nel 2005, al termine della seconda guerra civile sudanese, venne demilitarizzata e le venne concesso uno speciale status amministrativo. L’area, che negli anni della guerra fu teatro di violenti scontri, venne trasformata di fatto in un territorio cuscinetto per garantire il passaggio degli aiuti umanitari e, soprattutto, per salvaguardare gli impianti petroliferi. Nel 2011, insieme al referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, avrebbe dovuto tenersi anche un secondo referendum, quello per decidere a quale delle due nazioni Abyei dovesse essere annessa. Ad oggi, non è mai stato organizzato e rimane una questione aperta che rischia di minare la sicurezza dell’area.
    Per salvaguardare il precario equilibrio nella zona, nel giugno 2011 venne istituita la missione UNISFA (Forza di sicurezza ad interim delle Nazioni Unite per Abyei), il cui mandato sarebbe dovuto durare un anno, rinnovato solo in caso di necessità. Invece, lo scorso maggio è arrivata l’ennesima proroga delle operazioni. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è tornato a sollecitare i due paesi ad impegnarsi seriamente per trovare una soluzione condivisa sullo status di Abyei e a sostenere le operazioni della missione, senza incoraggiare la presenza di gruppi armati irregolari che negli anni hanno dato vita a scontri molto violenti coinvolgendo anche civili. Purtroppo i tentativi di intermediazione della missione sono sempre falliti: quella che agli occhi della comunità internazionale appare come una situazione che potrebbe minacciare la stabilità nella regione, non sembra essere tra le priorità dei due stati coinvolti.
    In Sudan, nel 2019, il presidente Omar Hassan El-Bashir è stato deposto da un’insurrezione popolare, e il paese è ora impegnato in una transizione politica verso la democrazia e a fronteggiare la crisi economica. Il Sud Sudan, dopo l’indipendenza, è sprofondato in una cruenta guerra civile che ha portato alla morte di almeno 50 mila persone. Probabilmente Abyei tornerà d’attualità nelle agende dei governi di Khartoum e Juba solo dopo la risoluzione dei loro problemi politici ed economici interni.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Un casco blu etiope della missione UNISFA durante una pattuglia in prossimità della città di Abyei

    2. A CHI CONCEDERE IL DIRITTO DI VOTO?

    La soluzione condivisa tanto auspicata dal Consiglio di Sicurezza riguarda principalmente la questione del referendum: Sudan e Sud Sudan non sono mai riusciti ad accordarsi su chi avesse il diritto di voto per esprimersi sull’autodeterminazione di Abyei. Infatti, la regione è abitata dai Dinka Ngok, appartenenti al gruppo etnico maggioritario in Sud Sudan, ma ogni anno viene attraversata dal popolo dei Missiriya che, durante la stagione secca, accompagnano i loro allevamenti nei pascoli a sud del fiume Bahr al Arab, per tornare poi a nord all’inizio della stagione delle piogge. Chi dovrebbe votare: i Dinka che vantano diritti secolari sulla loro terra natale e sono sostenuti dal governo di Juba o i Massiriya per l’interesse specifico sul territorio appoggiati, invece, dal Sudan?

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Residenti sud-sudanesi festeggiano per gli esiti di un referendum non ufficiale nel 2013

    3. LE ALTRE QUESTIONI IN SOSPESO

    A 15 anni dalla pace firmata tra Sudan e Sudan purtroppo l’autodeterminazione di Abyei non è l’unica situazione rimasta aperta. Infatti, tutt’altro che secondaria è la ripartizione di alcune zone strategiche della regione, come il campo petrolifero di Heglig che fu teatro e oggetto di numerosi scontri durante la guerra civile. A questo proposito, nel 2009 Sudan e Sud Sudan accettarono l’intermediazione della Corte permanente di Arbitrato dell’Aia che ridisegnò il confine di Abyei suddividendo così il territorio: al Sud Sudan venne concessa la sovranità sul centro urbano, mentre al Sudan il controllo su alcuni impianti petroliferi, tra cui proprio quello di Heglig. Tuttavia non venne chiarito come i proventi derivanti dalla vendita del petrolio dovessero essere suddivisi tra i due stati: il Sudan affermò che non aveva intenzione di condividere nulla con lo stato vicino e la contesa rimase aperta.
    Un altro problema, che preoccupa non poco la comunità internazionale, è legato alla sicurezza: nell’area ci sono continui scontri tra gruppi di ribelli Dinka e Missiriya, che sono appoggiati nelle loro rivendicazioni rispettivamente da Juba e da Khartoum. Porre fine alle violenze sarà essenziale per far progredire i negoziati. Ultima controversia, non meno importante, è quella riguardante la demarcazione della frontiera: ci sono circa 1.800 chilometri senza alcuna linea di confine definita, e in gioco c’è il controllo di aree ricchissime di minerali.
    Tante sono le questioni irrisolte tra Sudan e Sud Sudan: l’ingombrante passato che i due stati condividono è motivo di diffidenza reciproca e causa della situazione di stallo che si è creata. Come ha sottolineato più volte, negli anni, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sono mai stati compiuti passi significativi sul fronte referendum per l’autodeterminazione di Abyei: arrivare ad un punto di incontro sul diritto di voto potrebbe rappresentare l’inizio di un dialogo costruttivo che (si spera) possa aprire poi la strada ai negoziati anche per altre controversie ancora aperte.

    Irene Dell’Omo

    Abyei” by khalid Albaih is licensed under CC BY

    Irene Dell'Omo
    Irene Dell'Omo

    Sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo Cooperazione internazionale, con una tesi sulla cooperazione tra Unione europea e Paesi del Maghreb per le risorse energetiche rinnovabili. Vivo a Roma, dove lavoro in un’organizzazione umanitaria nell’area marketing e comunicazione. Le mie passioni: scoprire posti e cose nuove, viaggiare, leggere (soprattutto romanzi a sfondo storico e di attualità) e scrivere.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite