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Sudan, nessuna via d’uscita dopo un anno di conflitto

In 3 sorsi Da più di un anno il Sudan vive una guerra distruttiva, che ha portato alla morte di migliaia di civili. Il conflitto continua oggi a divampare, producendo una catastrofe umanitaria senza precedenti.

1. LA GUERRA IN SUDAN: LA SITUAZIONE UN ANNO DOPO

Dopo più di un anno dallo scoppio della guerra civile in Sudan, la situazione appare sempre più drammatica: secondo le stime attuali, il conflitto ha infatti provocato circa 15mila vittime, nonché la fuga di 10 milioni di persone.
La crisi umanitaria sudanese ha prodotto, oltre alle numerose perdite umane, una carestia in tutto il Paese, ormai definibile come uno Stato fallito. Ad aggravare ulteriormente la situazione è inoltre la pulizia etnica attualmente in corso ai danni delle popolazioni non arabe nella regione del Darfur, un massacro messo in atto dalle Rapid Support Forces (RSF) che ha portato finora almeno un migliaio di morti.
I tentativi di negoziazione tra le fazioni protagoniste del conflitto, cioè le Forze Armate sudanesi (SAF) guidate dal generale al-Burhan (Presidente di fatto del Sudan) e le sopra menzionate RSF capeggiate da Mohamed Hamdan “Hemedti” Dagalo, truppe paramilitari ormai indipendenti dal Governo, si sono rivelati piuttosto fallimentari, lasciando poco spazio a segnali che presagiscano una pace imminente.

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Fig. 1 – Il Presidente del Consiglio Sovrano di Transizione al-Burhan e il comandante delle RSF Hemetti durante una cerimonia militare a Khartoum prima dello scoppio della guerra civile, nel settembre 2021

2. LE RADICI DEL CONFLITTO

La guerra in Sudan ha avuto inizio il 15 aprile del 2023, in seguito a uno scontro violento fra le SAF e le RSF nella capitale Khartoum. La causa della rottura viene ricondotta alla lotta per il potere, determinata da forti tensioni radicatesi fra le due fazioni negli ultimi anni.
Nonostante la precedente cooperazione militare fra le RSF e le SAF, avvenuta in occasione dei colpi di Stato messi in atto nel 2019 e nel 2021, la parvenza di sostegno reciproco risultava essere già da tempo in crisi: le forze regolari avevano infatti dimostrato precedentemente timore nei confronti di una volontà di controllo sempre maggiore da parte degli alleati, che stavano assumendo al contempo maggiore rilevanza nel contesto politico e militare nazionale.
L’escalation nelle tensioni ha subito però una notevole accelerazione solo nel dicembre del 2022, in occasione della firma dell’accordo quadro di transizione politica volto a mettere fine agli stalli e alle instabilità causati dai colpi di Stato. In questo contesto, la forte considerazione nei confronti delle RSF all’interno del documento, che non escludeva, fra le altre cose, un’integrazione ufficiale di queste ultime nelle SAF, accese la scintilla destinata a trasformarsi presto nel conflitto che conosciamo oggi.
Le turbolenze fra i due gruppi si accentuarono quindi fino all’effettivo scoppio delle ostilità, che portò le RSF a prendere d’assalto alcuni punti chiave della capitale, in un’escalation di violenza sfociata nella tragica situazione che vive adesso il Sudan.

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Fig. 2 – Una protesta contro la guerra in Sudan davanti a Downing Street, Londra, 11 maggio 2024

3. PROSPETTIVE FUTURE

Le previsioni sull’evoluzione della guerra in Sudan non sembrano essere positive: al contrario, il conflitto non dà cenni di volersi fermare e la possibilità di un cessate il fuoco tra le fazioni risulta improbabile.
Le ragioni di una mancata soluzione imminente della guerra sudanese trovano origine anche nella scarsità di aiuti internazionali efficienti, quali raccolte fondi e invio di soccorsi. Persino dopo lo svolgimento della Conferenza di Parigi del 15 aprile 2024, volta a far luce sul conflitto in Sudan e ad attivare le misure necessarie per contenere la tragicità degli eventi, i ritardi negli stanziamenti e il peggioramento progressivo della guerra mantengono comunque la situazione nel Paese molto grave, con il rischio sempre più vicino di una carestia su vasta scala.
La via più efficace per raggiungere quantomeno un miglioramento della situazione sembra essere la definizione di obiettivi raggiungibili nel breve termine: un invio concreto di consistenti aiuti umanitari che possano scongiurare lo scenario di una catastrofe e in generale un supporto tangibile alla popolazione civile in grave difficoltà sono infatti le priorità del momento.  
In questo scenario sarà quindi la comunità internazionale a dover garantire maggiore spazio agli aiuti rivolti al Sudan: un miglioramento del quadro umanitario deve essere considerato un punto di partenza verso un orizzonte quantomeno più pacifico e meno dirompente per la popolazione.

Alice Rambaldi

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Perchè è importante

  • La guerra civile in Sudan continua a divampare a distanza di più di un anno dall’inizio del conflitto. Con migliaia di morti civili e quasi 10 milioni di sfollati, la situazione risulta tragica e con poche speranze reali di risoluzione nel breve termine.
  • Una maggiore attenzione internazionale è cruciale al fine di aumentare la consapevolezza sullo scenario di conflitto in Sudan, con l’obiettivo di ampliare l’invio di aiuti umanitari e scongiurare il rischio di una carestia, possibilità ad oggi molto vicina.

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Alice Rambaldi
Alice Rambaldi

Sono nata a Ferrara nel 1997 e ho conseguito la laura magistrale in relazioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ho una forte passione per i diritti umani e i temi ambientali, ambiti che ho avuto modo di approfondire durante le esperienze lavorative svolte fino ad ora.
Ho svolto uno stage curricolare presso il comando NATO di Solbiate Olona durante il mio ultimo anno di università, nel quale ho avuto modo di affinare le mie capacità di ricerca e scrittura, per poi svolgere uno stage extra curricolare presso una società di consulenza milanese da gennaio a settembre 2023, lavorando nell’ambito di progetti finanziati dalla Commissione europea. Da marzo 2024 lavoro inoltre per Mondo Internazionale in qualità di Junior Researcher nella sezione politica, e ho avuto occasione di unirmi al team del Desk Africa del Caffè Geopolitico a maggio 2024.

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