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martedì 4 Agosto 2020
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    Speciale COVID-19

    In breve

    • Il Regno Unito e l’Unione Europea continuano ad avere divergenze sulla creazione di una nuova area di libero scambio.
    • Il Governo di Londra negozia nuovi accordi con altri partner come la Nuova Zelanda, l’Australia e il Giappone.
    • Boris Johnson si avvicina agli Stati Uniti e al Canada con l’idea di creare una grande area transatlantica di libero scambio.

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    Analisi – Nonostante il Regno Unito stia cercando, dopo la Brexit, di rinegoziare un nuovo accordo di libero scambio con l’Unione Europea a 27 Membri, negli obiettivi dell’esecutivo di Boris Johnson ci sono importanti sviluppi riguardanti la creazione di aree di libero scambio con partner rilevanti come l’Australia, la Nuova Zelanda e il Giappone.

    I NEGOZIATI CON L’UE-27 DOPO LA BREXIT

    Con l’ormai avvenuta “Brexit politica” nel gennaio del 2020, i negoziati tra l’Unione Europea e il Regno Unito per la stipulazione di un nuovo accordo commerciale stanno rallentando significativamente a causa della crisi sanitaria dovuta al nuovo coronavirus, che sia in Gran Bretagna sia in nel territorio dell’UE ha provocato più di 150mila decessi. Le riunioni avvenute a Bruxelles nell’ultima settimana di giugno hanno evidenziato che esistono ancora molte divergenze tra le due parti e che, dunque, sarà necessario intensificare il ritmo del negoziato con ulteriori riunioni per i mesi di luglio e agosto. Il punto di divergenza principale che è stato sottolineato come fondamentale da chiarire secondo Michel Barnier, il negoziatore capo della Commissione Europea sulla Brexit, riguarda il rispetto nel Regno Unito di standard e regolamenti comuni a quelli dell’UE, affinché Londra garantisca una concorrenza leale e sostenibile fra le due parti (cosiddetto level playing field). L’altro punto in questione riguarda la costante indecisione dell’esecutivo londinese di adottare una politica comune della pesca con l’Unione: quest’ultimo sembrava essere uno degli argomenti dove i 27 e il Regno Unito potessero trovare un rapido accordo e che invece continua a essere rimandato. Dunque, nonostante ormai siano già passati poco più di quattro anni dal celebre referendum sulla Brexit, i negoziati fra il blocco UE e la Gran Bretagna continuano a rimanere in una fase di stallo apparente. Ma il Regno Unito si sta muovendo per la creazione di nuovi accordi di libero scambio, importanti sono infatti gli avvicinamenti di Londra al grande mercato del Pacifico, il quale comprende Giappone, Australia e Nuova Zelanda.

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    Fig. 1 – Il capo negoziatore per l’UE, Michel Barnier, in visita a Downing Street

    I NUOVI OBIETTIVI DEL GOVERNO JOHNSON

    Il Governo di Londra, oltre a proseguire i negoziati con l’Unione Europea, si sta muovendo verso la creazione di nuovi accordi di libero scambio anche con i partner nella zona del Pacifico. In particolare sono iniziate le riunioni con l’Australia, il Giappone e la Nuova Zelanda. Vecchi e nuovi partner, due fanno parte già del Commonwealth e sono ex-colonie britanniche, come l’Australia e la Nuova Zelanda, l’altro, il Giappone, storico alleato dell’Occidente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Con l’Australia e la Nuova Zelanda i negoziati sono iniziati il 17 giugno scorso. I due nuovi accordi, secondo il Governo britannico, serviranno ad aumentare i posti di lavoro nei tre Paesi, incrementando il valore totale della bilancia commerciale dei beni e dei servizi (tra il Regno Unito e le sue due ex-colonie), che già nel 2019 registrava circa 26 miliardi di dollari americani. Ma oltre ai benefici derivanti da un’eliminazione dei dazi sui beni importati ed esportati, l’obiettivo del Regno Unito è anche quello di inserirsi gradualmente nel CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership), la grande area di libero scambio di cui fanno parte anche potenze come Canada, Messico e Giappone. Per quel che concerne proprio i negoziati con il Giappone, hanno cominciato a prendere forma agli inizi di giugno del 2020. Il gigante del Sol Levante rappresenta per il Regno Unito il quarto partner commerciale alla data attuale, con una bilancia totale di beni e servizi che ammonta a quasi 40 miliardi di dollari americani. In sé l’accordo, secondo fonti governative, si costruirà sull’odierno accordo che il Giappone ha con l’Unione Europea, con miglioramenti previsti nel settore del mercato digitale e sull’abbattimento di dazi commerciali su beni e servizi.

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    Fig. 2 – Boris Johnson e Shinzo Abe: il Regno Unito spinge per un accordo commerciale con il Giappone

    QUALE FUTURO COMMERCIALE PER IL REGNO UNITO

    La Brexit è stato un evento cruciale che ha radicalmente modificato la politica britannica sul tema dei Free Trade Agreements, questi ultimi precedentemente gestiti a livello comunitario e che adesso dovranno essere negoziati dal principio o rinegoziati singolarmente dal Regno Unito. Ma Giappone, Australia e Nuova Zelanda non sono gli unici Paesi verso cui il Governo di Londra si sta muovendo per la realizzazione di aree di libero scambio. Tra le mire del Regno Unito vi sono anche gli Stati Uniti, con cui i negoziati con l’UE si sono congelati, e la rinegoziazione di un accordo con il Canada, ormai entrato in vigore con l’Unione prima della Brexit e che quindi scadrà alla fine del 2020. L’Unione Europea rimane comunque il primo partner commerciale della Gran Bretagna. Infatti, solo nel 2019, le esportazioni britanniche in suolo europeo rappresentavano circa il 43% del totale, mentre le importazioni ammontavano a circa il 51%. Nonostante si tratti di numeri di grande portata, a causa di un progressivo rallentamento dei negoziati col blocco europeo, dovuti al nuovo coronavirus e alle incertezze espresse da Downing Street sulle proposte avallate dall’Unione, si rischia di non ottenere un accordo con Bruxelles. Una preoccupazione rilevante in seno al Governo a guida Johnson, il quale non può permettersi di rinunciare al libero scambio con l’UE, che rappresenta un partner commerciale insostituibile nel breve-medio periodo.

    Antonino Galliani

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    Antonino Galliani

    Sono nato a Palermo nel 1990. Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Bologna, prima di trasferirmi in Messico, ha lavorato a Bruxelles per l’Ambasciata del Messico presso l’UE nell’area relazioni politiche. Vivo in Messico dal 2017, dove ha lavorato per la Camera di Commercio Italiana come Responsabile Area Internazionalizzazione e Progettazione fino al dicembre del 2018. Dal 2019 mi occupo della gestione dell’ufficio della CCIM di Querétaro per le aziende italiane della regione del Bajío.

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