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    Il Cile tra virus e nuovo patto sociale

    In breve

    • Dopo mesi di quarantena il Cile si avvia verso una prima, parziale, riapertura. Il Governo di Sebastian Piñera dovrà far fronte alle nuove sfide generate dalle ricadute economiche e sociali della pandemia.
    • Il virus ha colpito in maniera devastante l’economia del Paese andino, condannandola dopo molti anni alla recessione con contestuali aumento della disoccupazione e diminuzione dei consumi.
    • I cileni hanno però la possibilità di trasformare lo choc Covid-19 in una grande opportunità per il futuro attraverso il plebiscito del prossimo ottobre, che potrebbe dar vita a un nuovo patto sociale capace di assicurare migliori strumenti di lotta alle crisi come quella attuale.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi – Il Cile si sta avviando verso l’uscita dalla fase critica dell’emergenza coronavirus. Il Governo Piñera si trova ad affrontare una profonda crisi economica e politica mentre guida il Paese verso il plebiscito per la nuova Costituzione.

    1. L’IMPATTO DEL CORONAVIRUS E LA RISPOSTA CILENA ALLA PANDEMIA

    L’inverno australe sta terminando e Santiago inizia a svegliarsi dal letargo forzato imposto dalla quarantena. Il Cile è stato tra i Paesi più colpiti del Sud America, con circa 390mila contagiati e oltre 10mila morti. Il Governo di Sebastian Piñera ha dovuto fronteggiare una crisi sanitaria e socio-economica senza precedenti. Sfida resa ancor più ardua dalla quasi totale assenza di un welfare in grado di garantire a tutti i cileni uguali strumenti di lotta al virus. Sul fronte sanitario La Moneda si è impegnata a dotare le fragili strutture sanitarie pubbliche del personale e delle strumentazioni necessarie per affrontare l’emergenza, oltre a realizzare numerosi test per il tracciamento dei malati. Limitata è stata, invece, la capacità di risposta alle problematiche economico-sociali correlate alla pandemia. Il Presidente Piñera ha faticato a tener coesa sia la maggioranza parlamentare che il proprio gabinetto di governo, sottoposto a diversi rimpasti. Una difficoltà che ha finito per costringerlo a ratificare la proposta di legge delle opposizioni sul ritiro del 10% dei depositi presso i fondi pensionistici AFP.

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    Fig. 1 – Un pendolare con mascherina protettiva in attesa della propria corsa all’interno della metropolitana di Santiago del Cile.

    2. IL CONTAGIO NON RISPARMIA L’ECONOMIA

    Il coronavirus ha colpito con veemenza molti soggetti fragili e tra essi l’economia cilena, già alle prese con un rallentamento del proprio sviluppo trentennale. Il crollo del prezzo delle materie prime, base del patrimonio economico-industriale cileno, ha portato a una brusca frenata dello sviluppo. Dopo anni di crescita incessante, di riduzione della povertà e diminuzione della disoccupazione anche il sistema neo-liberista cileno ha cominciato a mostrare segni di deterioramento. Eppure il FMI, lo scorso autunno, aveva stimato, per il 2020, un aumento del 3% del PIL, nonostante le incertezze sulla tenuta politica ed economica del Paese dovute allo scoppio di violente proteste sociali. Il virus, e la recessione globale da esso generata, hanno però costretto a rivalutare le stime di crescita del prodotto interno lordo, che alla fine dell’anno dovrebbe attestarsi al -4,5%. Una recessione confermata dagli ultimi dati, che segnalano una caduta dei consumi pari al 14,1% e un aumento della disoccupazione del 5,4% rispetto al secondo trimestre del 2019.

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    Fig. 2 – La coda di cittadini davanti all’ufficio di gestione dei fondi pensionistici AFP nel centro di Santiago.

    3. UNA CRISI CHE PUÒ DIVENTARE OPPORTUNITÀ

    Una congiuntura economica così negativa non si verificava dagli anni Ottanta e rischia di aggravarsi a causa del malcontento sociale. Il futuro del Cile passerà dal plebiscito del prossimo 25 ottobre per la redazione di una nuova Costituzione. La stipula di un nuovo patto sociale appariva un percorso obbligato già dopo l’ottobre “caldo” dell’anno passato e non può che confermarsi tale a seguito del vasto choc generato dalla pandemia. In tal senso l’attuale crisi può divenire opportunità, nel Paese andino più che altrove. I cileni non hanno necessità di mettere in discussione, per intero, le fondamenta del proprio sistema liberare e liberista, ma dovranno lottare per armonizzare tale struttura alla tutela dei diritti e investire sulla costruzione di un welfare capace di ridurre le disuguaglianze e proteggere dalle crisi. Per molti anni il Cile è stato definito un’oasi nel “deserto” dell’America Latina, ma le oasi molto spesso sono frutto di miraggi che confondono e illudono. Il popolo cileno ha ora l’opportunità di smentire gli scettici, dimostrando la reale esistenza di un angolo rigoglioso nel mezzo della desolazione. Così facendo il Cile potrebbe divenire un esempio virtuoso di come trasformare una crisi in opportunità, un miraggio in realtà.

    Marco Martino

    Foto di copertina: longhornedave da Flickr | Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

    Marco Martino
    Marco Martino

    Radici nella terra di Cicerone, Arpino, vita e passioni nella città più bella del mondo, Roma. Laureato in Scienze Politiche e studente di International Relations presso la Luiss Guido Carli sono un appassionato di Storia e Relazioni internazionali delle Americhe. Canto e suono quando non disturbo i vicini e alterno lettura, sport e cinema per nutrire mente e corpo.

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