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martedì 20 Ottobre 2020
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    Prendete uno specchio d’acqua, riempitelo di risorse, costellatelo di grandi e medie potenze e fatelo diventare uno snodo fondamentale per i traffici del pianeta: il gioco è servito. No, non è il Mare Nostrum di romana memoria, ma il Mar Cinese, su cui si sfidano a colpi di fioretto (ma non sempre) alcune tra le maggiori potenze mondiali.

     

    PECHINO E LA NFZ – Domenica scorsa Pechino ha annunciato che avrebbe esteso la popria Air Defense Identification Zone (o ADIZ) ad un paio di isolotti, sino allo Ioedo Reef a nordest della propria costa, andando quindi a sovrapporsi a quella Giapponese e Sudcoreana. Una ADIZ è una zona aerea ritenuta quasi parte integrante del proprio territorio, dove vige l’obbligo, per gli aerei che vi transitano, di identificarsi al comando dello Stato che la controlla; peccato che la controllino in tre. Nel Mar Cinese, infatti, una delle zone più calde del pianeta, lo scopo principale della modifica dei una ADIZ è quello di guadagnare terreno, cercando di imporre la propria presenza agli avversari.

     

    WASHINGTON&TOKYO – Una volta a conoscenza delle intenzioni di Pechino, infatti, gli Stati Uniti non han09191002no frapposto indugi nel raccogliere l’invito, facendo sorvolare la zona in questione da due bombardieri B52, nell’ambito di un’esercitazione congiunta nippo-americana, e senza rispettare l’obbligo di identificazione al comando cinese, ça va sans dire. Biden ha inoltre affermato che la zona di identificazione sui territori in questione, benchè “destabilizzante” per la regione, non è comunque questione tale da poter modificare l’attività statunitense nell’area a fianco dell’alleato giapponese.

     

    SEOUL – La risposta di Seoul non si è fatta attendere. La Corea del Sud, altro tradizionale alleato degli Stati Uniti nell’area, intrattiene infatti anche rapporti con la Cina e Giappone, benché abbastanza burrascosi con quest’ultimo, con cui intreccia un triangolo di interessi incrociati e molte volte contrapposti nella regione. Il timore di essere tagliata fuori dalla questione dell’arcipelago Ioedo, in cui, tra l’altro, possiede un centro di ricerca, l’ha spinta a riaffermare il proprio controllo sull’area in questione, proclamando a sua volta, un’altra ADIZ sui territori in questione, modificandola per la prima volta dagli accordi presi nel 1951 con gli USA.

     

    ieodDIVIDE ET IMPERA? – Se la situazione a prima vista sembra complicata, ad un’analisi più attenta lo è ancora di più. La ADIZ di Pechino, che si va ad inserire in un discorso più vasto di questioni territoriali e marittime, si va a sovrapporre a quella preesistente di Tokyo, che di certo non è disposta a retrocedere di un millimetro ma anzi, vive il rinnovato scontro col dragone sicuramente con decisione e determinazione, forte anche dell’appoggio di Washington. Gli Stati Uniti inoltre, come è giusto che sia, non giocano su un tavolo solo per contenere la Cina, ma hanno appoggiato anche l’allargamento dell’ADIZ sudcoreana, che, d’altronde, aveva già delle strutture nel territorio. La Sud Corea ha però ruggini di lungo termine con il Giappone, oltre che rivalità con la Cina, che potrebbero far salire le temperature delle acque già tropicali del bacino. Va inoltre presa in considerazione anche la Repubblica di Cina, ovvero Taiwan, a sud, il cui appoggio potrebbe far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Verosimilmente la disgregazione potrebbe favorire gli interessi di diversi attori nell’area, sia di Cina che Stati Uniti, ma è pur vero che l’attrito può generare scintille rischiose in una tale polveriera.

     

    Marco Lucchin

    Marco Lucchin
    Marco Lucchin

    Ho 27 anni, sono originario del Varesotto ed appassionato di diplomazia e geopolitica. Laureato in Scienze Politiche in Cattolica con una tesi sul ruolo geopolitico di Taiwan, ho lavorato alla sede regionale del WHO a Copenhagen e ora mi occupo di sviluppo di start up digitali e geopolitica.

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