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lunedì 18 Gennaio 2021

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Il futuro politico della Tunisia: un instabile equilibrio

In breve

  • L’ex Primo Ministro Fakfakh lo scorso luglio è stato accusato di un conflitto di interessi legato alla vincita di importanti appalti pubblici.
  • Le dimissioni lo scorso 15 luglio del Primo Ministro Elyes Fakfakh hanno indotto un’altra crisi di Governo, che vede adesso Hichem Mechichi alla posizione di Primo Ministro.
  • Riguardo al futuro politico della Tunisia, molto dipenderà anche dall’evoluzione politica di Ennhada e dalla sua capacità di mediare con le altre forze politiche del Paese.

Dove si trova

In 3 sorsi – La Tunisia sta affrontando simultaneamente tre crisi di natura politica, economica e sanitaria. Per poterle superare, i partiti politici dovranno mettere da parte le loro faide nell’interesse generale del Paese.

1. L’ANTEFATTO

Le negoziazioni tra i partiti tunisini a seguito delle elezioni parlamentari a ottobre 2019 avevano indotto uno stallo per la formazione del Governo. Il partito Ennahda, forte della sua maggioranza di seggi, aveva optato per Habib Jemli alla nomina di Primo Ministro, il quale però non era riuscito ad acquisire il consenso delle altre forze politiche per la squadra di Governo proposta. A seguito di ciò a gennaio il capo dello Stato Kais Saied si era visto obbligato a intervenire nel processo decisionale, nominando come Primo Ministro Fakfakh. La convivenza tra Fakfakh e Ennahda non è mai riuscita a collocarsi in un clima cooperativo e positivo, prbabilmente perchè il Primo Ministro aveva poca considerazione delle proposte dei ministri del partito islamista, alimentando l’ostilità tra le due parti. Infine, l’ex Primo Ministro Fakfakh lo scorso luglio è stato accusato di un conflitto di interessi, legato alla vincita di importanti appalti pubblici da parte di società che sarebbero controllate dallo stesso Fakfakh, servendo su un piatto d’argento a Ennahda l’opportunità di sbarazzarsene. Infatti al paventare di una mozione di sfiducia presentata dal partito islamista, il capo di Stato è dovuto scendere nuovamente in campo e convincere Fakfakh a rassegnare le dimissioni.

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Fig. 1 – Il Presidente tunisino Kais Saied durante una visita in Qatar. L’incontro ha riguardato la promozione del dialogo tra la comunità musulmana e l’Occidente, per evitare ripercussioni a seguito degli attacchi terroristici avvenuti nelle ultime settimane. Doha, novembre 2020

2. IL PARLAMENTO, POLARIZZATO E PARALIZZATO

La situazione politica del Paese alla luce delle scorse elezioni presidenziali e parlamentari sembra non promettere le aspettative sperate. Ad oggi ci troviamo al terzo tentativo da parte delle forze politiche tunisine di trovare un compromesso duraturo per la formazione di un Governo e per rimettere in moto la macchina istituzionale. Le dimissioni dello scorso 15 luglio del Primo Ministro Elyes Fakfakh hanno indotto un’altra crisi di Governo che vede adesso Hichem Mechichi alla posizione di Primo Ministro, a capo di un esecutivo tecnico. Il voto di fiducia per il Governo di Mechichi si è tenuto il 1° settembre e ha ottenuto due terzi dei voti della camera, nonostante il partito islamista Ennahda abbia espresso delle riserve per quanto riguarda i tecnocrati messi in campo. Di conseguenza è altamente probabile che le continue tensioni tra partiti possano bloccare le azioni del Governo o addirittura portare a un’altra crisi, dal momento che Ennhada mantiene l’esecutivo sotto scacco, forte dei suoi 52 seggi su 217. L’alta polarizzazione del Parlamento tunisino, che vede la presenza di molti partiti politici divisi su diverse questioni sociali, economiche e politiche paralizza il normale funzionamento della Camera. Un’ulteriore crisi di Governo rappresenterebbe un terremoto politico, dal momento che come prescritto dalla Costituzione tunisina porterebbe a un ritorno alle urne e testimonierebbe l’incapacità di una classe politica nel gestire le ambizioni e le aspettative della transizione democratica, nella quale la popolazione ha riposto le speranze dal 2011.

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Fig. 2 – Le proteste a Tunisi contro le caricature del Profeta Maometto pubblicate dal giornale satirico Charlie Hebdo. Tunisia, 29 ottobre 2020

3. L’EVOLUZIONE DI ENNHADA

Riguardo il futuro politico della Tunisia, molto dipenderà anche dall’evoluzione politica di Ennhada e dalla sua capacità di mediare con le altre forze politiche del Paese. Il partito di matrice islamista fu fondato clandestinamente nel 1981, ispiratosi ai principi religiosi e valori della Fratellanza Musulmana. Con l’inizio del processo di democratizzazione del Paese attraverso la Rivoluzione dei gelsomini, che ha visto rovesciare il regime autoritario di Ben Ali, il movimento si è trasformato nel partito politico più organizzato e preparato all’esperienza democratica del Paese. In questa trasformazione Ennahda ha accantonato il proselitismo religioso per “specializzarsi” negli affari pubblici e adottare le attività tradizionali di un partito politico, come affermato dal leader Ghannouchi nel 2016. Questa separazione di religione e politica, volta a un approccio conservatore alla vita politica del Paese, non si è ancora materializzata nella sua interezza, viste le divisioni interne tra hardliners e nuovi arrivati. Nonostante il dibattito interno, il pragmatismo scelto dal partito islamista ha portato a negoziazioni fondamentali, con partiti secolari che hanno portato alla luce compromessi critici per la nascente politica tunisina, dall’emanazione della nuova Costituzione alle formazioni di Governo. Lo status della religione nelle posizioni di partito rimane problematico, data la frammentazione interna e la necessità di prendere una decisione che ne consolidi la posizione. La nuova dottrina avrà il difficile compito di conciliare una nuova spiritualità, fedele ai precetti dell’Islam e delle origini del movimento, con un’appettibilità elettorale strategica per attrarre il voto delle nuove generazioni per l’amministrazione della cosa pubblica.

Augusto Sisani


Immagine di copertina: Photo by MimmiDieLesemaus is licensed under CC BY-NC-SA

Augusto Sisani

Nato ad Assisi nel 1996 da padre italiano e madre neozelandese, sono cresciuto a Perugia e mi sono laureato attraverso un programma di doppia laurea magistrale in Relazioni Internazionali  presso la LUISS Guido Carli e Université Libre de Bruxelles. Durante i miei soggiorni accademici all’estero negli Stati Uniti, Regno Unito e Belgio ho maturato un forte interesse per il Medio Oriente e Nord Africa, con particolare attenzione per la Penisola Arabica e la storia moderna dell’Iran. In aggiunta, sono appassionato del ruolo della NATO nella sicurezza internazionale, avendo participato al International Model NATO 2020 a Washington DC.

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