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Tunisia: porta d’Africa o fortezza d’Europa?

In 3 sorsiLa Tunisia ha superato la Libia come porto di partenza dei migranti: secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno italiano e dall’UNHCR, sono oltre 12mila le partenze registrate dall’inizio dell’anno. Il rischio concreto è che, immerso in una crisi economica e politica che rischia di cronicizzarsi, il Paese non riesca più a gestire i flussi migratori irregolari che attraversano il Mediterraneo, tramutando la naturale mobilità di esseri umani attraverso i confini in una vera e propria crisi.

1. SFAX E IL NUOVO CIMITERO MEDITERRANEO

La città portuale di Sfax, capitale economica della Tunisia, si prepara all’apertura di un nuovo cimitero per accogliere le salme dei migranti morti al largo delle coste tunisine, restituite alla terraferma dal Mediterraneo. La decisione arriva dopo innumerevoli denunce da parte di associazioni e ONG sul trattamento disumano riservato ai corpi ritrovati. I numeri sono drammatici: l’obitorio dell’ospedale di Sfax ha una capienza di 35 salme, ma solo nel 2022 ne ha ospitate più di 800. Secondo il progetto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) “Missing migrants”, dal 2014 nella rotta mediterranea si contano 26.664 morti e dispersi, con un picco nel 2022 che non si registrava dal 2017. Sfax è uno degli hub di partenza più gettonati non solo per i tunisini, ma anche per i migranti in fuga dalla Libia o provenienti dalla regione subsahariana. Con il sopraggiungere dell’estate il flusso migratorio diventerà sempre più complesso da gestire per la Tunisia, in profonda crisi economica, politica e sociale. Complessità che coinvolgerà inevitabilmente anche le coste dell’Unione Europea e quindi dell’Italia.

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Fig. 1 – Nuova area del cimitero di Sfax creato per seppellire i corpi recuperati dalla Guardia Costiera Tunisina ad aprile 2023

2. TRA CRISI ECONOMICA E POPULISMO LA TUNISIA SI SPOPOLA

La tragica crisi economica in cui versa la Tunisia, la cui inflazione ha ormai raggiunto il 10,4%, ha spinto molti giovani tunisini, che soffrono un tasso di disoccupazione ormai al 37,13%, ad alimentare il mito di una “rivoluzione tradita” e a tentare la fuga verso l’Europa con ogni mezzo. A questo si aggiunge il sempre più crescente senso di insicurezza vissuto dalla comunità subsahariana presente nel Paese che sta alla base della fuga di migliaia di migranti africani che avevano scelto la Tunisia come casa in cui mettere radici. Il punto di non ritorno si è toccato il 21 febbraio di quest’anno, dopo alcune dichiarazioni del Presidente Saïed, il quale, evocando la sostituzione etnica, ha accusato i migranti subsahariani di essere tra le principali cause della crisi economica e occupazionale del Paese. Questa esibizione del capro espiatorio ha scatenato ondate di violenza e atti di razzismo, dagli attacchi in strada ad opera di passanti ad arresti da parte della polizia, che hanno spinto molti migranti subsahariani a occupare gli accessi alle sedi locali di UNHCR e OIM, nella speranza di essere rimpatriati o di poter fare richiesta d’asilo. Sono oltre 12mila i migranti tunisini e africani già salpati dall’inizio dell’anno dalle coste del Paese e non è difficile prevedere un aumento significativo durante la stagione estiva aggravato dall’acuirsi degli scontri sociali e dalla riduzione degli spazi democratici a opera del Governo. Nei mesi scorsi sono stati arrestati più di venti esponenti dell’opposizione, da ultimo il leader dello storico partito Ennahada, Rachid Ghannouchi. La Tunisia pare essere sempre più una “bomba a orologeria” nel cuore del Mediterraneo.

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Fig. 2 – Migranti subsahariani in attesa davanti ai cancelli dell’OIM in Tunisia

3. I MIGRANTI COME MONETA DI SCAMBIO, OVVERO COME ESTENDERE LE FRONTIERE EUROPEE

Se dalla sponda sud del Mediterraneo le partenze continuano a salire, dalla sponda nord la risposta appare sempre più evidente: esternalizzare le frontiere e limitare con tutti gli strumenti a disposizione l’arrivo irregolare di migranti. Secondo uno studio di ActionAid sulla ripartizione dei fondi destinati alla migrazione (più di un miliardo di euro), oltre 500 milioni sono stati investiti in iniziative per il controllo delle frontiere. Tra i maggiori beneficiari di queste somme, la Tunisia che ha ricevuto a oggi oltre 75 milioni di euro, si classifica al terzo posto. A questo si aggiungono poi i “fondi premialità” che l’Italia ha istituito nel 2019, e che prevedono, a fronte di rimpatri da parte dei Paesi d’origine, l’erogazione di fondi per il finanziamento di progetti di sviluppo. Dei 63 milioni di euro stanziati, la Tunisia ne ha già ricevuti 45. L’obiettivo europeo di blindare le frontiere attraverso il finanziamento e la collaborazione dei Paesi nordafricani ha accusato però il colpo della difficile situazione economico-sociale in cui si trova la Tunisia, alimentando non poche preoccupazioni in seno al Consiglio Europeo. Di questo timore il controverso Presidente Saïed ne è pienamente consapevole. Non è infatti un caso che abbia recentemente deciso di rifiutare il pacchetto di aiuti da 1,9 miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale (FMI), affermando che le condizioni di austerity imposte fossero troppo dure per il popolo tunisino, salvo poi rivolgersi, negli stessi giorni, all’UE, auspicando una rinnovata collaborazione nella gestione migratoria, ma sottolineando al contempo che i fondi finora stanziati non bastano a garantire un risultato efficace nel controllo delle frontiere. A questa velata minaccia, l’Unione Europea ha risposto con rassicurazioni giunte a più livelli. Nel Mediterraneo, dunque, il “Wir schaffen das” (Possiamo farcela!) di Merkel non si è mai realizzato e l’UE ha silenziosamente archiviato il ruolo di ancora democratica per la Tunisia, unica success story di una brevissima e timidissima primavera araba, a favore del progetto ben poco democratico di “Fortezza Europa” e di un’alleanza di convenienza con un Governo ormai in pieno autunno autoritario.  

Mariam Suheli Chrouda

Immagine di copertina: “Ancient Fatimid Port” by D-Stanley is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • Le partenze di migranti dalla Tunisia sono in crescente aumento, mentre il Paese affronta una delle più gravi crisi economiche dalla rivoluzione.
  • Il Governo tunisino, sempre più autoritario, riduce gli spazi democratici e usa la carta dei flussi migratori per rafforzare le relazioni con l’Europa.
  • Da parte sua, l’Unione Europea ha come unica strategia l’esternalizzazione delle frontiere nella gestione migratoria.

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Mariam Suheli Chrouda
Mariam Suheli Chrouda

Sono Italo-tunisina e ho conseguito la laurea magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations presso l’Università degli Studi di Catania, con una tesi sulle molteplici crisi e sui fenomeni politici che interessano la regione MENA. Sono appassionata di storia e politica, e mi piace esplorare questi ambiti per comprendere al meglio come giochino un ruolo determinante nell’evoluzione delle società che mi circondando.

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