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    In breve

    • Trump, Pence, la First Lady e i figli del Presidente sono stati tra i maggiori speaker della convention.
    • Economia e law and order i temi chiavi per riconquistare le suburbs.
    • La “trumpizzazione” del Partito si è compiuta, ma occhio al 2024, quando protrebbero esserci personaggi interessanti.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiLa quattro giorni dei repubblicani è stata una convention atipica: tra scelta dei luoghi, temi e speaker. Abbiamo una visione più chiara sulla strategia del Partito, con occhio anche sul futuro del GOP.

    1. CONVENTION TRUMP-CENTRICA

    Le convention sono un contesto fondamentale per capire lo “stato di forma” di un partito, quel momento in cui, tra musica, palloncini e discorsi roboanti viene nominato il candidato ufficiale. A causa della pandemia, l’evento si è però tenuto con una formula mista: i delegati si sono riuniti a Charlotte (North Carolina), luogo ufficiale della Republican National Convention (RNC), mentre gli oratori hanno parlato in streaming, a parte l’ultimo giorno, in cui Trump ha pronunciato l’acceptance speech alla Casa Bianca davanti a un migliaio di persone. Era la prima volta che una convention del Partito repubblicano si teneva in modalità così particolari, quindi i repubblicani hanno potuto prendere spunto da ciò che aveva funzionato o meno tra i democratici, oltre che “avere l’ultima parola”. C’era però anche uno svantaggio enorme: il GOP contava di celebrare questo appuntamento in una fase di crescita economica, ma il virus ha costretto a un ripensamento della strategia comunicativa. Come di consueto, gli oratori sono stati un misto di politici, attivisti e persone comuni con storie significative. Bastava però vedere la lista per notare quanto l’evento sarebbe stato Trump-centrico (hanno parlato tutti i figli adulti del Presidente ed egli è intervenuto ogni notte).

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    Fig. 1 – È la prima volta che un Presidente pronuncia l’acceptance speech dalla Casa Bianca

    2. YOU WON’T BE SAFE IN BIDEN’S AMERICA

    Veniamo ora al messaggio. Buona parte dei discorsi hanno criticato Biden per il suo spostamento a sinistra, accusando i democratici di voler attuare politiche socialiste. I vari oratori hanno poi promesso law and order e di reagire alla cancel culture. Del resto l’economia e la criminalità sono le uniche materie in cui Trump supera Biden nei sondaggi e pesano molto elettoralmente. La strategia è infatti conquistare l’elettorato suburbano, chi non apprezza Trump ma concorda con le sue politiche. Per farlo i repubblicani indicano che un’Amministrazione democratica sarebbe una minaccia per lo stile di vita della classe media. Proprio per questa audience hanno parlato i McCloskey (i controversi coniugi di St. Louis) e Ann Dorn (moglie di un poliziotto recentemente ucciso da un manifestante), il cui discorso è stato molto di impatto. Oltre a questo, i repubblicani intendono assicurarsi la massima affluenza dalla loro base elettorale, ma anche provare a sottrarre ai democratici percentuali anche piccole del voto delle minoranze e degli indipendenti, che potrebbero incidere in Stati dove i margini sono molto stretti. Anche per questo i repubblicani hanno cercato di mostrare attenzione alle minoranze, ad esempio presentando una cerimonia di naturalizzazione di cinque immigrati, nonché tramite i discorsi di Tim Scott, primo senatore nero proveniente dal Sud dai tempi della Guerra civile, e di Nikki Haley, di origini indiane e molto popolare nel partito. A Melania Trump è stato invece affidato un messaggio diverso, più conciliante e senza elogi diretti al Presidente: ha sottolineato la sofferenza attraverso cui sta passando il Paese e ha fatto un appello all’unità. Alcune figure femminili dell’Amministrazione hanno poi cercato di dipingere un quadro più positivo sulla persona del Presidente, anche con l’intento di riguadagnare la fiducia di un elettorato femminile che si sta allontanando da Trump.

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    Fig. 2 – Nikki Haley è stata fra gli speaker più rilevanti per il messaggio repubblicano

    3. “Trumpizzazione”

    Questa convention è stata unica quanto i tempi che stiamo vivendo. Le critiche ai repubblicani non sono mancate, anzitutto per i toni particolarmente aspri e per avere parlato del virus come fosse acqua passata. Molte consuetudini sono state rotte: è la prima volta che un Presidente ha fatto un uso così esteso dei luoghi delle Istituzioni per ragioni partitiche (già era stato fortemente criticato il 4 luglio 2019 per aver parlato dal Lincoln Memorial), in particolare con l’acceptance speech dalla Casa Bianca, laddove la prassi vuole una separazione fra le due sfere. A ciò si aggiunge il discorso di Pompeo (peraltro da un luogo significativo come Gerusalemme), che è andato contro la consuetudine e i regolamenti per cui i vertici diplomatici non dovrebbero parlare in eventi di partito. Ma gli aspetti di eccezionalità non sono finiti. Per la prima volta il GOP si presenta senza un vero programma elettorale. Occorre poi una menzione su chi non c’è stato alla convention. Alcuni elementi storici del partito sono infatti intervenuti alla Convention democratica, tra cui John Kasich (ex Governatore dell’Ohio che corse alle primarie 2016) e Colin Powell (Generale che servì sotto diverse Amministrazioni repubblicane). In aggiunta, i fratelli Bush e Mitt Romney avevano già dichiarato che non voteranno per il Presidente. Sia chiaro, le loro prese di posizione non sposteranno molti voti, ma dimostrano una “trumpizzazione” del GOP molto più netta rispetto alla convention del 2016. Infine conviene dare un altro sguardo alla lista degli oratori, perché contiene alcuni nomi che potrebbero disputarsi l’eredità di Trump (segnateveli per il 2024): oltre ovviamente a Pence, la convention è stata una rilevante occasione per astri nascenti come la stessa Haley, Kristi Noem e Dan Crenshaw.   

    Antonio Pilati

    Immagine di copertina: “Donald Trump” by Gage Skidmore is licensed under CC BY-SA

    Antonio Pilati
    Antonio Pilati

    Da Brescia, classe 1995, laureato in relazioni internazionali. Amo da sempre la storia e la geografia, orientandomi soprattutto sugli Stati Uniti. Sono inoltre appassionato di calcio, videogiochi strategici e viaggi, che adoro preparare con la massima precisione.

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