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giovedì 29 Ottobre 2020
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    Il riposizionamento delle forze USA nel 2014

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    Il Giro del Mondo in 30 Caffè – Il momento è giunto: gli Stati Uniti si ritirano quest’anno dall’Afghanistan. Tuttavia, si tratterà solo di uno spostamento in un ‘rimescolamento di carte’ globale: vi spieghiamo tutto quello che accadrà con una mappa di nostra realizzazione.

    Il nuovo anno sarà fondamentale per l’assetto geostrategico delle Forze Armate statunitensi. Il cambiamento più atteso e conosciuto è il ritiro dall’Afghanistan, il quale rappresenta però un solo pezzo di un riassetto più generale. La strategia di Washington ha cambiato approccio. Gli spostamenti e la postura delle forze nei teatri europeo e asiatico nel 2014 sono l’anteprima dell’approccio “lead from behind” (guidare da dietro), che prevede forze altamente proiettabili basate però a distanza dagli eventuali teatri operativi, allo scopo di alleggerire la pressione militare e, al tempo stesso, “responsabilizzare” gli alleati (es: Germania, Giappone).  Permette inoltre di posizionarsi in punti equidistanti da possibili obiettivi multipli.

    La presente mappa non si propone di essere esaustiva ma descrittiva del riassetto in corso.

     

    Nella nostra mappa sono mostrati i principali riposizionamenti delle Forze Armate statunitensi
    Nella nostra mappa sono mostrati i principali riposizionamenti delle Forze Armate statunitensi

    Spieghiamo in note i dettagli salienti:

    Le linee continue rappresentano gli spostamenti maggiori, i tratteggi quelli infrateatro o di minor rilevanza.

    (1)    In America Latina non sono previsti grossi cambiamenti strategici per il 2014, ma le forze verranno rimodulate secondo le riduzioni di organico previste. Tra le ipotesi la creazione di un unico Comando Combattente per tutto il continente americano e la soppressione del Southern Command.

    (2)    In Europa il dato è approssimativo e descrive l’ordine di grandezza. Il bilancio complessivo degli spostamenti nel 2014 è di entità limitata in parte perchè molte unità si sono già rischierate negli anni precedenti, in parte per l’apertura di alcune nuove basi che confermano il cambio di dottrina operativa.  Il settore terrestre è quello più ridimensionato. Significativi i movimenti interni. In particolare, dividendo per arma:

    –          3 dei 4 BCT (Brigate Combat Team) dell’esercito sono stati ritirati, il quarto seguirà nel 2014.  L’US Army non schiera più reparti corazzati in Europa, pur garantendo un BCT corazzato non stanziale a disposizione della NRF (NATO Response Force). Le forze di terra di stanza in Italia vengono spostate in parte in Germania. Alcuni reparti tedeschi vengono invece riallocati in Polonia e Romania in previsione del dispiegamento dello “scudo anti-missile”.

    –          Molti reparti dell’USAF, in alternativa al trasferimento, sono stati soppressi. Difficile valutare l’entità del ritiro su base annuale.

    –          La U.S. Navy prevede di ridurre il proprio impegno fisso da 13-15 unità maggiori stanziali a 6-9 nei prossimi anni.  L’U.S. Navy diminuirà la propria presenza a Napoli in cambio di un rafforzamento della base spagnola di Rota, dove nel 2014 verranno schierati due delle 4 unità AEGIS parte dello “scudo dal mare”.

    (3)    Il 2014 vedrà il consolidamento della presenza militare USA in Africa con un bilancio netto che vede circa 5000 uomini in più nel continente nero. In virtù dei taglie, è però allo studio un trasferimento strategico di AFRICOM “a monte”, sfruttando le strutture liberate in Italia, oppure un suo accorpamento a EUCOM.

    (4)    Le strutture USA in Bahrain subiranno un consistente ampliamento, con conseguente aumento del personale, soprattutto della U.S. Navy. Inizia da qui la crescita dell’impegno degli Stati Uniti nell’Oceano Indiano, pur mantenendo la capacità di intervenire nel Golfo Persico. Tra i dispiegamenti degni di nota, la portaerei che nominalmente viene assegnata alla V Flotta (Napoli) passerà in realtà buona parte del proprio periodo operativo sul versante sud dello scacchiere mediorientale.

    (5)    L’aumento del contingente USA in Australia è da considerarsi indipendente dal grosso dei movimenti statunitensi del Pacifico ma legato alla nuova strategia di Washington che fa perno sullo sviluppo di maggiori capacità di intervento degli alleati regionali.

    (6)    Stesso principio, unito ad esigenze di ordine pratico, ha portato al progetto di arretramento di parte del contingente USA in Giappone da Okinawa a Guam.

    (7)    Il teatro asiatico è quello che vedrà un sostanzioso irrobustimento della presenza USA. I numeri in gioco sono dell’ordine delle decine di migliaia, pur senza modificare l’ordine di battaglia complessivo. Questo è possibile con alcuni accorgimenti mirati a ridurre la visibilità dell’incremento di forze. In particolare due unità a livello di divisione precedentemente utilizzate esclusivamente per ruoli “expeditionary” diverranno stanziali. La 25th Infantry Division e la III Marine Expeditionary Force saranno quindi a disposizione esclusiva del PACOM e sempre presenti in teatro. Diversa la strategia della U.S. Navy, che ricorre invece ad una pratica operativa opposta. Se le navi in carico alla VII Flotta non cresceranno di numero, si moltiplicheranno le crociere di unità militari (soprattutto di tipo LCS) provenienti dagli Stati Uniti che visiteranno periodicamente diversi porti del Pacifico. Accordi appositi per l’aumento del traffico militare USA sono stati stretti con Australia, Bahrain, India, Indonesia, Filippine e Singapore (tratteggio bianco). Più presenza e minore impatto le parole d’ordine.

    Marco Giulio Barone

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    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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